Basta umiliare la politica
Di Carlo Forin
“Basta umiliare la
politica” è nella strategia del premier nel rapporto con le toghe[1].
Secondo me, è nella tattica. L’invito strategico chiederebbe l’attuazione della
Costituzione all’articolo 49: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi
liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la
politica nazionale.
Da uomo del popolo io
aspetto dalla nascita (1 giugno 1948) l’attuazione di questa direttiva
costituzionale in vigore ad ogni effetto dal 2 giugno 1948: diritto di
associazione, associazione sindacale pubblica, partiti disciplinati dalla
legge.
“Basta indagare
sulla politica e gli attacchi sono garantiti” dice così Maurizio Carbone,
magistrato della sinistra di Area, segretario dell’Anm ancora fino a sabato.
Risparmio il
contenuto di quanto detto a Liana Milella[2],
dove il magistrato si limita a lamentare la carenza di mezzi per arrivar rapidi
a sentenza senza nulla dire sul vuoto legislativo sui reati politici da me
evidenziato sopra.
Sarebbe da osservare
a questo proposito il caso di pag. 18: La zuffa di Formigoni, “Mi sono difeso e
ricevo molti elogi”. Il mio elogio è alla destrezza da lestofante nel sottrarsi
al giornalista radicale che, convinto di avere ragione a pretendere il
pagamento dei 50.000 euro di condanna per diffamazione subita dall’ex
governatore della Lombardia, attuale senatore della Repubblica Italiana, che
incassa 20.000 euro al mese per il suo lavoro politico, non si è reso conto di
aver fatto la figura materiale del perdente in una lotta fisica ed ha diffuso
la cassetta registrata, convinto che tutti parteggino per lui soccombente.
Invece, l’osservatore viene portato a godere della vittoria dell’aggredito
dalla stampa che annichilisce il cittadino comune.
Se il cittadino
comune è poi guidato da dei magistrati tanto assenti alle proposte legittime di
leggi non più rinviabili che cosa può fare se non soccombere all’invito di non
attaccare la politica?

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