Il dramma dei rifugiati dal Sud Sudan e le nostre incongruenze di occidentali


Questa nota arrivata grazie all'Agenzia dell'ONU per i Rifugiati ci fa riflettere non solo e giustamente sul fatto che l'occidente guarda ai problemi dell'AFRICA solo quando arrivano i barconi, ma anche al nostro paese che mostra spesso rigurgiti xenofobi soprattutto per ignoranza e per adeguamente a propagande politiche leghiste. 

Ne è riprova il servizio di Italia in Diretta (Rai1) dell'altro pomeriggio, dove veniva mostrato un comune di 25 abitanti che riceveva 25 ragazzi rifugiati e mostrava il "disagio" di questa oscura presenza. Ora veniva ripetuto anche in studio il nostro ragionamento e lo vogliamo socializzare. Lo scrivente ha visto piccoli comuni della nostra italia centrale, ma questo accade dappertutto, di solo sette abitanti per lo più anziani. Ora se questi ragazzi imparassero la lingua, non potrebbero essere impiegati volontariamente nei servizi essenziali per la comunità finendo coll'essere adottati dal territorio? O siamo destinati in Italia a morire come italiani senza eredi in assoluto per non aver voluto accettare un giovane solo perchè nero?. 
Quella che segue la nota dell'agenzia

Come può un ragazzo di 16 anni non piangere sapendo che sua mamma è stata uccisa e non sapendo se suo padre sia vivo o morto?

Eppure Emmanuel cerca di essere forte, di andare avanti e dimenticare gli orrori a cui ha assistito quando uomini armati hanno attaccato il suo villaggio.

Come Emmanuel, altre migliaia di persone sono fuggite dalle aree meridionali del Sud Sudan a causa dei combattimenti tra le forze governative e i gruppi armati. Hanno cercato disperatamente salvezza nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda e persino nella Repubblica Centrafricana, dove la situazione è a sua volta problematica.

Una crisi, questa del Sud Sudan, di cui nessuno parla. 

A dicembre, il villaggio in Sud Sudan dove Emmanuel viveva, viene attaccato da uomini armati. Sua madre viene uccisa. Di suo padre non ha più notizie.
Emmanuel fugge insieme alle sue 6 sorelle, riesce ad arrivare nella Repubblica Democratica del Congo.

Qui, a soli 16 anni, si prende cura di ciò che resta della sua famiglia, cerca di farsi forza, di dimenticare quello che ha visto 3 mesi fa. 
Uccidevano, violentavano, saccheggiavano, incendiavano le case”. 

Sua sorella Victoria ha raccontato di uomini armati, che vivono nella boscaglia, rapiscono ragazze e le costringono a essere le loro mogli, le loro schiave. 
Se ti rifiuti, ti uccidono”. 


Fuggire gli orrori di casa.Emmanuel ha 16 anni. Dopo aver perso entrambi i suoi genitori, si è preso carico delle sue 6 sorelle, ed insieme sono fuggiti dai conflitti, gli arruolamenti e i matrimoni forzati in Sud Sudan, e hanno cercato un rifugio nella Repubblica Democratica del Congo.
Pubblicato da UNHCR Italia su Martedì 22 marzo 2016
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