Il Referendum Trivelle come lo presenta la Rai e come lo presentano i fautori del No


Anche Renzi si è messo in campo gufando il fallimento del referendum sulle trivellazioni. Il quesito è tecnico e come viene presentato anche nello spot della RAI appare come una sorta di fine della trivellazione in mare. Questo è un subdolo meccanismo per orientare l’elettorato a non votare o votare no per paura di avere la mazzata energetica. Anche in un intervento dei giovani democratici che mettono in comunicato un articolo dell’On Bellanova che parla di 92 concessioni (i numeri non sono mai gli stessi) che dovrebbero cessare. Ma siamo matti? Ma davvero pensiamo che gli italiani siano così stupidi? Vediamo cosa dice la legge e cosa dice il quesito referendario. 
Ribadiamolo ancora una volta!!!
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L’oggetto del referendum del 17 aprile sono solo le trivellazioni che effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri). Non sono quindi la maggior parte delle trivellazioni in acque italiane, complessivamente 66 e collocate soprattutto oltre le 12 miglia, e dunque fuori dal referendum.

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Parliamo solo di quelle localizzate entro le 12 miglia. In tutto sono 21:
7 in Sicilia,
5 in Calabria,
3 in Puglia,
2 in Basilicata,
2 in Emilia Romagna,
1 nelle Marche,
1 in Veneto.
Queste vengono effettuate da compagnie estrattive diverse, sulla base di una concessione che dura inizialmente 30 anni, poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. In totale: 40 anni. Più altri cinque possibili.
Cosa succede dopo i 40/45 anni? Secondo la normativa vigente oggi scaduta la concessione finisce la trivellazione.
Il provvedimento del governo Renzi, cioè la norma inserita nella legge di stabilità, dice che anche quando il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce.

I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza “naturale” delle concessioni. Chi è che ha voluto cambiare le regole che hanno fatto incazzare nove regioni? 
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