Referendum trivelle intervento delll'On Bellanova per il No inviatoci dai giovani del PD
Pubblichiamo l'intervento dell'Onorevole Bellanova sul referendum abrogrativo riservando lo spazio ai commenti
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Il 17 aprile saremo interrogati, tramite un referendum
abrogativo, sulla possibilità di rinnovare, alla loro scadenza, le concessioni
per l'estrazione di idrocarburi fossili dai fondali marini entro le 12 miglia.
Partendo dal presupposto che tutte le posizioni sino ad
ora sostenute sono legittime, ci sembra poco onorevole l'attacco mediatico e
politico messo in atto nei confronti della Sottosegretaria Teresa Bellanova,
sempre in prima linea nella difesa dei lavoratori e del meridione. Il dibattito
sviluppato su questo argomento è parso, infatti, scarso di contenuti, appannato
spesso dalla solita polemica pro/contro governo.
Facciamo ora un po' di chiarezza: l'eventuale
"vittoria" del SI eliminerebbe la possibilità di rinnovare le 92
concessioni già presenti, con scadenze fissate tra il 2018 ed i successivi
10-20 anni. La condizioe di base, escluso l'esito del referendum, ci porterebbe
a dover attendere comunque altri 20 anni per la scadenza di tutte le
concessioni, senza contare il fatto che andrebbero poi dismessi tutti gli
impianti, operazione lunga e delicata a livello ambientale. Sarebbe poi poco
corretto non precisare che gli impianti presenti in Italia hanno operato, fino
ad oggi, in estrema sicurezza, senza provocare gravi danni ambientali come
ipotizzato da alcuni esponenti NoTriv.
Va posto invece il problema dell'approvvigionamento energetico
del nostro paese: infatti, se dovesse diminuire la quantità di energie fossili
da noi estratte, dovremmo aumentare quelle importate con conseguente incremento
del numero delle navi impegnate per trasportare gli idrocarburi estratti in
Nordafrica verso le raffinerie Italiane. Tutto ciò, non sostituibile
immediatamente con altre fonti di energia, comporterebbe un probabile aumento
delle petroliere nel Golfo di Taranto, con ipotesi di aumento del rischio per
danni ambientali nel nostro già malandato mare. In poche parole, il vero
rischio ambientale corso da Taranto non è dato dalla presenza o meno delle
trivelle, già vietate nel Mar Ionio a meno di 34 chilometri dalla costa ed in
Italia dalla legge di stabilità 2016, ma dalla possibilità che aumenti vertiginosamente
il numero delle grandi navi da trasporto a causa dell'importazione
indispensabile di idrocarburi dall'estero. Insomma, al netto delle demagogia, è
importante essere ben informati sulle conseguenze che il risultato del
referendum potrebbe avere sul nostro territorio, oltre il non citato passaggio
"occupazionale", per poter esprimere un voto (o una legittima
astensione) che tenga conto delle reali questioni poste, nel pieno rispetto
delle idee di tutti.
Il nostro impegno sarà per la diffusione delle
informazioni nel modo più imparziale ed oggettivo possibile, per far sì che la
cittadinanza sia informata sulle reali questioni poste ed i probabili effetti
sul territorio. Lo faremo tramite la diffusione di un volantino informativo che
distribuiremo per le vie e le piazze della città, oltre che attraverso i mezzi
di comunicazione ed i social media.

92 conecessioni? Ma siamo nel delirio come si fa a dire questo se sono solo 21 le piattaforme entro le 12 miglia?
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