Sette anni dopo il terremoto dell’Aquila
di Goffredo Palmerini
Ieri era il giorno del ricordo di quella terribile notte di 7 anni fa, alle 3 e 32,
quando il terremoto squassò L'Aquila e le sue 64 frazioni, ed altri 55 Comuni.
La città capoluogo d'Abruzzo fu martoriata, paralizzata nei suoi servizi,
mutilata e ferita nel suo straordinario patrimonio d'arte e d'architetture. 309
vittime. A loro va il nostro pensiero e la nostra preghiera, ai loro familiari
che resteranno per sempre con una lacerazione nel cuore e con il peso di
continuare a vivere, in specie chi ha perso i propri figli. Un dramma simile
l'Italia non conosceva dal 1908 e 1915, dagli anni dei terremoti di Messina e
della Marsica. Avrebbe potuto essere ancora più tragico il sisma dell’Aquila, se
fosse accaduto 5-6 ore dopo, con la città in piena attività.
Ma
in tanta tristezza d'un ricordo che riporta nella mente immagini nitide, come
fossero di qualche giorno fa, il dolore e la disperazione di quei giorni
tremendi, non possiamo non ricordare con amore e con immenso affetto la
vicinanza, la generosità, la solidarietà dei Vigili del Fuoco e dei tanti
Volontari giunti da ogni parte d'Italia, organizzati in associazioni che sono impresse
nel nostro cuore (Associazione Nazionale Alpini, Caritas, CRI, Misericordie, reparti
di Protezione Civile delle varie Regioni italiane, e tante altre ancora), delle
Forze dell'Ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo
Forestale), dell'Esercito italiano. Una gara di premurosa attenzione verso la
popolazione aquilana e dei borghi colpiti dal sisma.
Non
potremo mai dimenticare questa che è la più bella Italia, quella del Volontariato
e della Solidarietà, pronta generosa sensibile e straordinaria. Come pure non
potremo mai dimenticare l'affetto e la vicinanza di tutti gli italiani nel
mondo - in particolare degli Abruzzesi e delle loro Associazioni -, manifestati
con tanti gesti di grande valore morale e di significativa generosità. E
l'attenzione di tutte le nazioni del mondo, di fronte alla tragedia, che così
hanno scoperto una delle più belle città d'Italia, sebbene brutalmente ferita
dalla violenza del sisma.
Dopo
i mesi e i primi anni dell'emergenza, L'Aquila e i comuni colpiti dal terremoto
stanno ora risorgendo dalle macerie. Da tre anni, assicurato dal Governo il regolare
flusso dei finanziamenti, la ricostruzione sta andando alacremente avanti.
Fuori dai centri storici è molto avanzata. Diversa la situazione dei centri
storici, dove la ricostruzione è più complessa. Specie per il centro storico
dell'Aquila, che tuttavia è abbastanza avanti nella ricostruzione privata e ora
s'incammina anche quella pubblica. Tornerà più bella di prima, la città
capoluogo d’Abruzzo. Stanno invece ancora indietro i centri storici delle
frazioni dell'Aquila, perché si è data prelazione alla città, ma ora, e nei
prossimi mesi ancor più, s'avviano molti cantieri nel primo gruppo di frazioni definite
nel cronoprogramma. Dalla Municipalità aquilana viene assicurato che entro il
2017 saranno approvati tutti i progetti per la ricostruzione dei centri storici,
della città e delle frazioni.
In
questi anni complicati la nostra comunità ha dato un grande esempio di dignità.
Nella tragedia è emersa la parte migliore e più bella della nostra gente. Ma
non possiamo nasconderci che ha messo in luce, per una minoranza, anche i lati
peggiori del comportamento umano, l’egoismo e l’ingorda speculazione sulla
tragedia. Come pure c'è da annotare che su quello che viene definito "il
cantiere più grande d'Europa" anche altri interessi non chiari hanno
girato e girano, ma che la Magistratura e le Forze dell'ordine stanno tuttavia
controllando, scoprendo, censurando e condannando. Non aggiungo altro, su
questa parte squallida e più dolorosa. Non ultima la responsabilità di chi
poteva informare la popolazione sulla prevenzione e sul rischio, durante il
lungo sciame sismico e prima della grande scossa del 6 aprile, anziché rassicurare.
In
questo settimo anniversario, oltre la gratitudine per la continua calorosa vicinanza
che abbiamo avvertito, vogliamo essere aperti alla speranza di futuro per la
nostra comunità, per una sollecita ricostruzione materiale. Ma sopra tutto con
la speranza operosa di una forte ricostruzione sociale e morale della nostra
comunità, che deve ritrovare il senso profondo del vivere insieme con i valori
antichi del Bene comune, quegli stessi valori che nei secoli ha fatto e
mantenuto grande L'Aquila. Fraternità sociale, reciproca solidarietà, rispetto,
impegno civico, etica delle responsabilità, cultura, creatività, attaccamento
alla propria terra, amore per la propria storia e gratuita dedizione al bene
comune: sono gli ingredienti che disegnano il nostro futuro, il futuro
dell'Aquila nuova, non solo più bella di prima, ma anche migliore di prima.
Chiudo questo ricordo, nonostante amarezze e problemi, con questo forte senso
di speranza e di futuro. A ciascuno di noi aquilani è assegnato una parte
d’impegno nella ricostruzione morale ed etica della nostra città, perché la
qualità delle relazioni umane presieda a riedificare il connettivo d’una
comunità più forte, perché più unita nei suoi valori fondanti. E’ il modo
migliore per ricordare ed onorare degnamente le 309 vittime del terremoto
dell'Aquila.
Grazie
ancora e un forte abbraccio a tutti!
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