Taranto - Ottimo brand culturale di Falantrha al Bar Bernardi, tra poesia e musica con Fabio Amato e altri

Roberto De Giorgi (in piedi) presenta Fabio Amato (seduto)

Che cos'è l'essenziale? Sembra questo il leit motiv dell'incontro di ieri, al Bar Bernardi sul Canale navigabile di Taranto; lo diceva bene la psicoterapeuta Maria Bruno che sconcerta con la cosa che mancherebbe quasi a tutti: la capacità d'ascolto. E la poesia che cos'è se non il racconto dell'inconscio, spiega l'esperta che tra uno studio clinico e l'altro raccoglie le sue emozioni professionali in versi sciolti. Il perno centrale dell'iniziativa era Fabio Amato con il suo libro "Innocenti", una persona che abbiamo avuto il piacere di conoscere che trasferisce in poesia il suo lavoro pedagogico a Milano con i disabili psichici. Ieri ragionavamo sulla poesia.

Recentemente abbiamo finito di leggere il libro postumo di Umberto Eco: “Pape Satan Aleppe, cronache di una società liquida” In  un passo del grande filosofo sulla poesia, citando l’opera, da lui definita amabile, di Maria Luisa Spaziani Montale e la Volpe rammenta un episodio che Eco sostiene accorerebbe far studiare nelle scuole. 

Dunque, Spaziani e Montale passano vicino a una fila di sambuchi, fiore che Spaziani aveva sempre amato perché “a guardarlo con attenzione vi si può scorgere uno stellato notturno con piccolissimi bocci a raggiera, un incanto”. E forse per questo, dice, fra le poesie di Montale che da sempre sapeva a memoria, privilegiava un endecasillabo di straordinario accento “Alte tremano guglie di sambuchi.”
La dott.ssa Maria Bruno che parla di Poesia e Psiche

Montale, vedendo Spaziani in estasi davanti ai sambuchi dice “che bel fiore” e poi domanda cosa sia, strappando ovviamente all’amica “un urlo da belva ferita”. Ma come, il poeta aveva fatto del sambuco una splendida immagine poetica eppure non era in grado di riconoscere un sambuco in natura? Montale si era giustificato dicendo: “Sai, la poesia si fa con le parole.”

Trovo l’episodio, scrive Umberto Eco, fondamentale per capire la differenza tra la poesia e la prosa, e lo sottoscriviamo anche noi.
La prosa parla di cose, e se un narratore introduce un sambuco nella sua vicenda deve sapere cosa sia e descriverlo come si deve, altrimenti poteva fare a meno di evocarlo. Nella prosa rem tene, verba sequentur, possiedi bene quello di cui vuoi parlare e poi troverai le parole adatte. La narrazione è descrittiva, analitica, persino talvolta cronachistica.  

Pensando a Eco prendo una poesia del nostro Fabio, pensando al lungomare di Taranto.

Immaginate la cronaca giornalistica che risponde alla consuetudine di domande Chi?») What? («Che cosa?») When? («Quando?»)  Wuere? («Dove?»)  Why? («Perché?» Dovrebbe dire che il tale velista, ha messo oggi in mare la sua barca a vela sotto il pontile del canale navigabile perché fa le prove per il palio di Taranto.  
Foto di gruppo in basso a destra il poeta musicista martinese Vito Domenico Carbotti

Ecco la cronaca, ma se abbiamo il narratore egli potrà descrivere il lungomare di fragni e querce, e poi affacciarsi e descrivere il paesaggio, e se vede la barca può prendere in prestito anche dalla cronaca le parole e trasformale in suggestione.  Il poeta può anche non essere fisicamente là e scorgere bianche vele che diventano sogni, malinconici ricordi ancora immersi nei profumi del mare.  Come vedete la poesia ha creato maggiori suggestioni e allora sentite gli effluvi dello iodio, l’odore delle cozze e ricordi di persone con le quali le avete mangiate i già citati ….malinconici ricordi  e quando avete finito di pensare ecco che il poeta nella stessa pagina torna a parlare del mare …azzurro e blu, orizzonte infinito dove si incontrano i sogni e le onde li rendono vivi. Quindi rafforza la suggestione vi tiene attaccati al lungomare, magari non guardando a destra e oltre.  

Ecco il senso della poesia, innamorarsi della parola dove lo stesso sguardo tra le persone, come insiste la terapeuta alla fine dell'iniziativa, diventano, come scrive il nostro poeta,  riflessi di diamante che illuminano i loro sguardi lungo le onde del destino.  E torniamo a fluttuare, ma nel sorriso di un bimbo si specchia il mistero della vita, col mare negli occhi, i pensieri sulla stessa onda, fuggono lontano, lasciando sulla sabbia le impronte indelebili della vita. Chi di voi non ha o non ha avuto un nipote e gustato il suo sorriso?  Questo meraviglioso allinearsi di mistero, occhi e pensieri che si proiettano nel futuro in modo dirompente mentre noi vediamo solo le orme dei loro passi.

Abbiamo letto di getto le poesie di Fabio Amato e ci ripromettiamo di rileggerle, perché le poesie vanno rilette sempre, perché le parole sono pietre, diceva una vecchia signora senza alcuna istruzione per parlare della profondità delle parole in poesia.  La pietra mi fa pensare a quel meraviglioso enigma di Carl Gustav Jung simbolo di eternità tratto da "Dal profondo dell'Anima" documentario su Jung di Werner Weick, dove la pietra che potrebbe essere una parola, per essere lì da sempre offre a Jung ore e ore di meditazione sul senso della vita e oltre.



Mi piace definire Fabio Amato (qui su nella foto con Ida Secondo poetessa, giornalista e Maria Bruno psicoterapeuta)  una sorta di poeta sociale che vede il suo scrivere, come scrive nella sua prima poesia del libro sulla stessa parola scrivere come missione per incontrare il soffio divino contro le lusinghe di mondo distratto da altro, oppure in un'altra sotto la parola speranza,  dove risponde alla domanda che uno scrittore che ora non ricordo ha riportato: dentro di noi c'è sempre un bambino che si domanda che è successo; e questa poesia è Senza Speranza, magari di un disabile psichico – e quindi veniamo al sociale …  Ecco Amato ci porta nel suo fantastico mondo di educatore di persone con doppia diagnosi disabilità e patologia psichiatrica e delle innumerevoli iniziative colorate che si realizzano a Milano nella fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone. 

L'incontro di ieri sera, sublimato dalle canzoni del giovane talento di Alessia Amati ( qui sopra nella foto) e del brigante Vito Domenico Carbotti, e dal consueto reading poetico eleva gli appuntamenti di Falhantra a quella che defineremmo una sorta di istituzione culturale dal basso, vivificata dal coraggio e dalla volontarietà di Daniela e Cesare (qui giù nella foto) una coppia di poeti, scrittori, operatori sanitari, amici e formidabili animatori di Alzheimer Più. 



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