Taranto per il SI al Referendum Trivelle Bonelli in piazza svela. "21 piattaforme sono chiuse, ecco la fregatura"
Che diventa anche argomento della Melle consigliera comunale subentrata a Bonelli nell'assise cittadina, tema che poi monopolizza, come giusto che sia Daniela Spera che riesce a dimostrare il nesso tra le battaglie di Legamjonici e l'inchiesta di Potenza e le intercettazioni che volevano, con un emendamento,sbloccare Taranto che l'associazione aveva blindato con la decisione del Comune di Taranto. Ancora una volta si dimostra che dal basso si danno forti segnali di cambiamento.
L'intervento di Marescotti di Peacelink pone da "professore e cittadino" l'accento sull'indecenza del Presidente del Consiglio che invita a disertare le urne. Una sorta di ginnastica che molti dirigenti renziani stanno facendo in queste ore. Nessuno che consideri il perché il Presidente della Consulta sia intervenuto a favore del voto referendario e lo stesso abbia detto il presidente della Repubblica, se non per tappezzare il vulnus creato da Renzi rispetto al diritto/dovere sancito dalla costituzione riguardo al voto, a prescindere dal tipo di elezione o referendum.
Anche Fornaro dei Verdi di Taranto insiste su questo smentendo i dati sull'occupazione in pericolo.
Ma è Bonelli nel suo breve intervento di chiusura che lancia l'accusa scoop sul fatto che il referendum sia legato a piattaforme ferme, una sorta di regalo secondo il rappresentante nazionale dei Verdi, di 800 milioni alle imprese che gestiscono le piattaforme che saranno esclusa dalle bonifiche; ai quali si aggiungono i 300 milioni sprecati per non aver accoppiato il referendum alle amministrative di giugno.
Si arriva al voto cosi, con molta speranza di superare il quorum, Bonelli lo chiede per Taranto, una città che gli ha dato molta soddisfazione e molta amarezza, ma intanto c'è un SI che deve campeggiare in foto, ma domenica sarà nell'urna. O no?
Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente