Vespa e la mafia nel salotto serale della Rai


Cosa è che governa le sinapsi in un guru televisivo che si spaccia per giornalista e conduttore? L'auditel? Allora l'etica di un mestiere dov'è finito? Leggere la cronaca della stessa Rai mostra quello che era: un'aspetto umano di un mostro tirato fuori per dimostrare cosa?

 Che dietro al mostro c'è un uomo? Che la mafia ammazza anche i figli e per questo vuole rispetto...in famiglia. Sarebbe come intervistare il figlio di un tagliagole terrorista; cosa potrebbe dire? Io amo mio padre quello fa non è compito mio giudicarlo, lo giudicherà la storia. Dove cavolo è lo scoop Vespa? Noi preferiamo i parenti dei mafiosi che hanno denunnciato gli zii come Impastato.

Io Porta a Porta non riesco a vederla, ma il solo pensare che su quelle poltrone ci passino tutti, vittime e parenti degli assassini, significa che qualcosa non funziona davvero. Questo non vuol dire non voler fare informazione. No, è la modalità che non piace. Vuoi intervistare il figlio del boss che ha 18 ergastoli, lo fai per strada, in un bar, non gli dai lo spazio di un servizio publico per sentire una cantilena, in non so, io non vidi, io non parlo per tutto questo c'è lo Stato. Questo è il linguaggio mafioso che entra nella Rai dello Stato. Bello spettacolo non c'è che dire!

Viale Mazzini si trincera dietro Bruno Vespa. Ma ormai si sa che questo personaggio ha la Rai n mano e non solo per prestigio personale, ricorderete la piaggeria di fronte a Berlusconi e il suo contratto con gli Italiani? L'azienda oggi, per “par condicio” diffonderà un documentario contro la mafia. Avete letto bene: par condicio con la mafia. L’abbiamo elevata a interlocutore e quindi ci regoliamo di conseguenza. Al di là di tutte le proteste del mondo politico, del sindacato dei giornalisti Rai, resta il nostro disappunto che non avrà auditel ma risponde alla nostra coscienza, di una testata attaccata da hacker perchè siamo iberi anche perchè vicini a tutti i giornalisti ammazzati o che vivono sotto scorta e che sono stati ancora una volta umiliati. 


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