Alla Falanthra - L'amaro sapore dei fichi secchi - Urla di memoria di Annamaria Zito


La guerra ci appartiene come retaggio dal quale non possiamo prescindere, e non solo per la guerra dei nostri padri, ma per quelle micro storie regionali nascoste come le "marocchinate" 
Questo si diceva ieri, nell'incontro con la scrittrice Annamaria Zito, e il suo: " L'AMARO SAPORE DEI FICHI SECCHI". Presentato dall'ottima Lucia Acquaro sociologa del Coordinamento Associazioni Volontariato di Martina Franca, l'evento librario presentato nell'appuntamento mensile della  Falanthra ha acquisito quel grado di godibilità - in un parterre di poeti e narratori accomunati dai momenti musicali e dal reading poetico - che ci ha regalato davvero una bella serata. 
La Zito (a sinistra) e l'Acquaro ieri al Bar
Bernardi

L'autrice ci ha portato in quel triste evento, a margine della seconda guerra mondiale; in quell'istantanea dove al Sud accadeva di tutto, dalle Am lire propinate dagli alleati che ci portavano nel futuro con l'inflazione, alle scorte di aiuti militari a Napoli gestiti dalla camorra. Ma c'è una storia diversa stavolta che ci propone l'autrice e riguarda un'area particolare: la Ciociaria, terra al primo posto in Italia nel fenomeno della migrazione europea a partire dalla seconda metà del 1800.

Il romanzo scava in un territorio dove ancora oggi si parla di quel bottino di guerra che gli alleati donarono alle frange marocchine dell'esercito francese. Un episodio talmente cruento che oggi col termine marocchinate vengono generalmente definiti tutti gli episodi di violenza sessuale e violenza fisica di massa, ai danni di svariate migliaia di individui di ambo i sessi e di tutte le età. L'autrice nella sua ricerca fatta sul campo, raccogliendo testimonianze storiche anche con l'aiuto di psicoterapeuti ha cercato di capire cosa è rimasto in piccoli comuni di poche migliaia di abitanti di quei 700 stupri (pensate al rapporto proporzionale) avvenuti a opera dei goumier del Corpo di spedizione francese in Italia, Un grido di dolore che traslato dal tempo arriva ancora oggi, udibile nei racconti dei testimoni, dei figli e dei nipoti, alcuni dei quali ancora oggi soffrono di disturbi alimentari o altre patologie legate a quegli eventi violenti. 

L'Acquaro nella relazione colloca questo libro come pagina nera della storia sottaciuta fino a quando ne parla il film La ciociara, ispirato al romanzo omonimo di Alberto Moravia e diretto da Vittorio De Sica, che culmina con la violenza da parte dei goumier sulle protagoniste, madre e figlia adolescente; la madre chiama i violentatori "turchi", in un disperato sfogo verso degli ufficiali francesi che si fingono scettici.
Nel 2013 è stata rappresentata per la prima volta la pièce teatrale "La Marocchinata" scritta e diretta da Stefania Catallo, basata sulla testimonianza di una delle vittime dei goumiers. Ad ottobre 2015 è stato pubblicato "Le Marocchinate" un libro di testimonianze autentiche raccolte in 12 anni di ricerca attiva da Stefania Catallo, che contiene tra l'altro gli atti parlamentari presentati dall'on. Maria Maddalena Rossi per ottenere l'indennizzo delle vittime.

La Zito fa di più, entra nel dettaglio, indaga, scandaglia nei ricordi, penetra fino a sentire il rumore assordante delle bombe, a raccontare i passi, gli affanni, le paure. Il passaggio dalla guerra alla liberazione che diventa scontro con la violenza pura. Assurdo contrasto. Qui viene fuori la violenza bruta, stupri, nasi e orecchie ostentate come trofei nelle danze tribali. Ma la stessa autrice ci tiene a incasellare l'evento nella storia, truppe relegate ai margini a pane e acqua per razzismo militare, per poi lasciarle libere di razziare. Questo per evitare tentazioni xenofobe. 

Ieri si è parlato di questa storia che ci appartiene, Daniela Lelli parlava delle marocchinate di oggi, nella violenza continua alle donne; Vito Leucci ufficiale di marina in riposo parlava della guerra dei vincitori che riscrive la storia con le sue verità parziali, Vito Domenico Carbotti parlava dei resistenti che sono stati marchiati come briganti, un po' come accade ai Curdi bastonati come terroristi. 

Violenze. 

Annamaria Zito - qui sopra in un selfie fatto in una scuola di Laterza (immagine presa dal suo profilo FB)  con il suo libro che assume un valore sociale, fa discutere, crea empatia, come tutti i libri che raccontano un pezzo di storia, della nostra storia. 

C'è un immagine che mi piace come auspicio riportare ed è quella della ninfa Dafne che sfuggendo alle pretese del focoso Apollo viene dalla madre terra trasformata in un albero e da dentro la corteccia al sicuro ride. Contrasta molto con le urla di memoria che risuonano nel libro di Annamaria Zito, ma il mito alle volte ci è utile per chiudere con la voglia di cambiare la storia, cambiando anzitutto noi stessi. (rdg)


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