Grottaglie (Taranto) - “La Vita di Adèle” al nuovo appuntamento con Cosa c’è di Diverso?
Campagna socio-sanitaria di azione
e prevenzione
Nell’ambito delle attività del
Centro di Ascolto LGBT di Taranto e Provincia, venerdì 27 maggio torna
il percorso legato alla campagna socio-sanitaria di azione, prevenzione e
formazione, educazione all’affettività e prevenzione a malattie sessualmente
trasmissibili, promossa dall’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus
ed Arcigay Taranto. Il Laboratorio Urbano di Grottaglie, in Via
Mastropaolo #123, a partire dalle ore 10.00 ospita un nuovo
appuntamento a cura del Gruppo Giovani di Arcigay Taranto, nell’ambito del
quale verrà offerto il workshop gratuito di
produzione audiovisiva “Passato, presente, futuro”. Alcuni ragazzi e ragazze
coinvolti nei percorsi di peer education promossi negli ultimi cinque anni
negli istituti di Taranto e Provincia, si riuniranno per realizzare i nuovi video per la campagna contro
l’omo-bi-transfobia, per la campagna di prevenzione alle MTS (malattie a
trasmissione sessuale) e per la campagna tesseramenti.
La partecipazione è libera e
gratuita. È necessario, però, prenotare al +39 388 8746670.
“La Vita di Adèle” al nuovo appuntamento con Cosa c’è di Diverso?
Venerdì 27 maggio alle ore 19.00, il Laboratorio
Urbano di Grottaglie, in Via Mastropaolo #123 ospita il 73° appuntamento
del ciclo itinerante “Cosa c’è di Diverso?”, organizzato dal 2014 da Hermes
Academy Onlus ed Arcigay Taranto, in seno alle attività del Centro di
Ascolto LGBT patrocinato da Ufficio Provinciale della Consigliera di Parità,
Comune di Taranto e Comune di Grottaglie, tra i primi comuni ionici ad aver
istituito anni fa il registro delle unioni civili.
Nel corso dell’incontro
socio-culturale, verrà proiettato “La vita di Adèle”, film del 2013 (già proposto dalla Hermes
Academy nel luglio del 2014 e nel dicembre del 2015) diretto da Abdellatif
Kechiche ed ispirato al romanzo a fumetti “Il blu è un colore caldo” di Julie
Maroh. Il film si è aggiudicato la Palma d’Oro
al Festival di Cannes 2013.
Seguirà un dibattito facilitato dal
Gruppo Giovani di Arcigay Taranto, in cui interverranno alcuni rappresentanti
del Coordinamento Puglia Pride (di cui Hermes Academy Onlus ed Arcigay Taranto
sono tra le associazioni fondatrici). Infine, alunni ed insegnanti dei vari
istituti di istruzione primaria e secondaria della provincia ionica, in cui
l’associazione LGBT ha condotto e conduce campagne di sensibilizzazione, informazione
e formazione, presenteranno il lavoro prodotto nell’ambito del progetto “Coming
Out”.
La partecipazione all’incontro è libera e gratuita; è
però necessario prenotare al +39 388 874 6670.
Adèle ha quindici anni e un appetito insaziabile di cibo e di vita.
Leggendo della Marianna di Marivaux si invaghisce di Thomas, a cui si concede
senza mai accendersi davvero. A innamorarla è invece una ragazza dai capelli
blu incontrata per caso e ritrovata in un locale gay, dove si è recata con
l’amico di sempre. Un cocktail e una panchina condivisa avviano una storia
d’amore appassionata e travolgente che matura Adèle, conducendola fuori
dall’adolescenza e verso l’insegnamento. Perché Adèle, che alle ostriche
preferisce gli spaghetti, vuole formare gli adulti di domani, restituendo ai
suoi bambini tutto il bello imparato dietro ai banchi e nella vita; nella vita
con Emma, che studia alle Belle Arti e la dipinge nuda dopo averla amata per
ore. Traghettata da quel sentimento impetuoso, Adèle diventa donna imparando
molto presto che la vita non è sempre un (bel) romanzo.
Ancora una volta Abdellatif Kechiche guarda a Pierre de Marivaux, maître
dei sentimenti nella società francese del diciottesimo secolo, spiando il cuore
della petites gens dove si nasconde l’amore. L’amore che il suo cinema come la
letteratura dello scrittore fa uscire allo scoperto, segnato da un movimento
della parola e da una naturalezza di espressione che incanta. Sul romanzo “La
Vie de Marianne” apre La vie d’Adèle, storia d’amore e di formazione di
un’adolescente che concede alla macchina da presa ogni dettaglio e ogni
sfumatura di sé. Eludendo il compiacimento dell’esibizione, il regista tunisino
racconta una stagione d’amore dolorosa e irripetibile, senza psicologismi e con
una carnalità priva di morbosità. Al centro del film due giovani donne che
leggono la realtà con gli occhi del desiderio, il loro, che esplode sullo
schermo accordando i capitoli della loro esistenza. L’abilità
dell’autore a dirigere gli attori, già osservata nei lavori precedenti (La
schivata, Cous cous, Venere
Nera), produce periodi di pura bellezza come in occasione della
lunghissima scena dell’amplesso, delle cene di presentazione e delle letture
scolastiche. Con un movimento dall’esterno verso l’interno, Kechiche realizza
un film che quanto più si distende nel tempo (quello diegetico e quello
effettuale), tanto più si stringe nello spazio di una camera, di un’aula, di
una cucina, placandosi nel ritmo e dentro un’appassionata ricerca di
interiorità. La galleria di reincarnazioni dell’eterno femminino dopo la
danzatrice del ventre di Cous Cous e la schiava assoluta
di Venere Nera si arricchisce di un’altra figura, questa volta
divorata dall’eros, spregiudicata, libera e bellissima. Adèle Exarchopoulos è
l’Adèle del titolo, colta nell’incandescenza di un sentimento fervidissimo e
totalizzante per Emma e congedata con una raggiunta consapevolezza. Dentro un
abito blu, preso in prestito dalla bande dessinée di Julie
Maroh (“Le Bleu est une couleur chaude”), la protagonista comprenderà di poter
sopravvivere agli amori che non possiamo trattenere, preferendo le lacrime
(tante lacrime) e lo struggente languore all’innaturale rimozione. E la
bellezza de La vita di Adele nasce proprio nei momenti di
frattura, chiavi per aprire il futuro alla protagonista rimasta sola col suo
sentimento infelice. Come nei romanzi, tutti francesi, che divora da
studentessa e poi da insegnante, Adèle si cerca nel fondo del proprio amore,
sopportando una solitudine che ha imparato a curare. Alla maniera di Antoine
Doinel, la protagonista di Kechiche è iniziata alla vita adulta nel tempo di
due capitoli, che la formano e la rimandano a una nuova avventura esistenziale,
dopo averne determinato il sé sociale ed emotivo con tenace aspirazione.
Ricomposto il corpo freak di Saartjie Baartman, su cui si
fissava il potenziale oppressivo dello sguardo, il regista assedia quello
vitalistico di Adèle, a cui corrisponde quello impressionista e languido di Léa
Seydoux, magnifica ossessione che la introduce alla belle arti, all’arte
amatoria e alla celebrazione dell’energia del corpo.

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