Grottaglie tra realismo e utopia


Di Francesca Romana Micera

Mi è bastato ascoltare i diversi comizi elettorali, in vista delle prossime Elezioni Amministrative che si terranno anche nella nostra cittadina, il prossimo cinque giugno, per avvertire, forte e chiaro, il clima di capillare sfiducia nei confronti della dimensione politica locale, da parte dei miei concittadini. Così come m'è parso che l'epidermide concettuale che riveste i programmi, le persone, le parole, sia porosa di un vuoto contenutistico pressoché imbarazzante. In quest'ultimo periodo, si è consolidata, in me, l'idea secondo cui la politica è passione. Di essa soltanto si nutre e con essa soltanto può avanzare la pretesa di sfamare  una collettività. I grandi comunicatori politici non sono urlatori improvvisati. Né si fregiano del carisma non certo travolgente del direttore d'azienda, che s'è scordato che, più che elencare fantomatici punti di programmi elettorali, è lì per smuovere gli animi. Magari, si potrebbe partire, che so, dal sano proposito di raccontare la verità ai cittadini. Conferirebbe credibilità: la grande assente, sul campo.

Mi pare che, in questo clima, meritevole di menzione sia che la sera dello scorso 17 maggio, dalla fessura del cemento compatto di dieci, cento, mille comizi elettorali standardizzati, soggetti ad una sorta di globalizzazione dello stantìo, a Grottaglie è fiorita una lezione di vera filosofia politica. Presso il Ristornate "Santa Sofia", si è svolto un incontro pubblico elettorale, tenuto dal prof. Mimmo Annicchiarico, candidato nella Lista "Progetto Utòpia", Coalizione "Grottaglie On", dal titolo "Punto e a capo o Punto e daccapo?".
Da apripista ha fatto la lettura della fiaba dei Fratelli Grimm, "Il pifferaio magico", metafora amara di una situazione politica amorfa, in cui, ad esempio, la chimera di fantomatici posti di lavoro ci fa dimenticare della drammaticità del fenomeno già esistente del caporalato. Del resto, nessun programma elettorale s'è preoccupato di affrontare la situazione degli immigrati, presenti in numero sempre più massiccio, o ha toccato il tema della scuola, costituita non soltanto di muri, pericolanti o meno, e di sedi dislocate, ma, soprattutto, retta dalle generazioni di domani.

La scelta di un candidato Sindaco, rispetto ad un altro, probabilmente segue, oggi, l'insano principio dell'individuazione sommaria del "meno peggio". E, udendo queste parole, l'altra sera, mi è venuto in mente l'ammonimento platonico: "Chi si disinteressa della cosa pubblica, è destinato ad essere governato da malvagi". Sono parole che ripeto a me stessa, quando dentro prevale, meschinamente, la tentazione alla noncuranza e alla disillusione ed io per prima, come purtroppo tanti, non rammento il peso che anche il mio voto avrà. Sì che non popoliamo certo l'Iperuranio, ma una realtà deturpata da buche e fossi che non sfigurano soltanto le nostre strade e i nostri marciapiedi, ma, pure, il sogno di abitare in un luogo migliore, adorno di idee, entusiasmi, volontà di traduzione in atti pratici, che ha il diritto sacrosanto di realizzarsi. 

Da qui, secondo il prof. Annicchiarico, l'imprescindibile rilievo dei consiglieri comunali, che dovranno essere in grado di erigere un cordone di buon senso e coscienza critica, che, dall'interno, funga da approdo e riflesso per il futuro Sindaco, offrendo, attraverso il gioco di squadra, quel contributo attivo che è il solo a sapersi tradurre in partecipazione attiva verso il fine primario del perseguimento del bene comune.


La matita in mano, il prossimo cinque giugno, sia per tutti strumento di una valutazione passata dalla via della facoltà raffinata del discernimento e dal coraggio di credere che possiamo ancora essere cittadini capaci di esigere il diritto alla dignità ed alla felicità.
Condividi su Facebook

Commenti

Post popolari in questo blog

Borraccino: "Vertenza call center commessa ENEL, a fianco ai lavoratori"

AVS Taranto: no alla deregolamentazione del lavoro nei call center ENEL

Scena muta della Meloni sullo scandalo Paragon