La burla democratica
Di Carlo Forin
Schiaffo ai 5 Stelle, democrazia
interna, l’obbligo rimane[1]. Legge sui partiti, bocciato l’emendamento M5S. E spunta anche la norma
“salva-Pizzarotti”.
La buona
notizia: la Commissione Affari Costituzionali della Camera sta discutendo la
legge sui partiti, assente da 68 anni. Il Movimento 5 Stelle vi ha perduto la
lotta contro l’obbligo di democrazia interna nella vita dei partiti.
La cattiva
notizia: Non ci sarà,
però, il divieto di candidatura per le forze politiche che non ottempereranno
alle nuove regole [infra articolo di Annalisa Cuzzocrea]. Dev’esser prevalsa un’idea
democratica 5 Stelle da casbah, del tipo -le regole le fa la base-. Io sto con
Blau, che sostenne che la democrazia è la possibilità di cambiare il leader
attraverso il voto, che si manifesta con un procedimento chiaro accettato da
tutti i votanti prima del voto.
Va da sé che
un Governo guidato da un eletto a Sindaco di Firenze, che ha sostituito il
premier d’Italia precedente (Letta) senza esser stato votato per il Parlamento,
dopo di aver sostituito il segretario del suo partito (democratico, Bersani),
potrà esser stato democraticamente eletto dai democratici, ma è senz'altro abusivo per gli esterni al partito democratico.
Dunque, non stiamo parlando di
cose serie; è triste che abbiano a che fare col voto e la Costituzione.
Se poi
dobbiamo anche distinguere la democrazia dentro alla proprietà privata del nome
del movimento delle 5 Stelle, regolarmente normato per Grillo con atto
notarile, allora qualunque sciocchezza avrà campo.
Quindi:
siamo pure democratici, ma in burlesque.

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