Monica Cirinnà - "Un gran giorno per il nostro paese" La camera approva le unioni civili. "Ci siamo" editoriale di Gay.it
La deputata del Partito Democratico che si è battuta per le unioni civili, cosi esulta sulla sua pagina Facebook, dopo che la legge è passata, con fiducia alla Camera.
Questo 11 maggio è un gran giorno per il nostro Paese e per la nostra democrazia. Un momento storico che segna il passo sul tema dei diritti in Italia: passiamo dal diritto di famiglia al diritto delle famiglie. Da oggi cambierà la vita di molte persone e sono certa che questa legge porterà felicità a chi fino ad ora non l'ha avuta.
Da oltre 30 anni l'Italia aspettava di fare questo passo un primo passo, ma un passo importante. Il Parlamento ha per troppo tempo ignorato la richiesta di diritti e di dignità che veniva dalla coppie di persone dello stesso sesso, non legittimando l'esistenza di tanti cittadini e delle loro scelte di vita. Non potevamo più attendere, non potevamo far passare altro tempo da quando nel lontano 2010 la nostra Corte Costituzionale con la sentenza 138 chiese al Parlamento di provvedere con "estrema sollecitudine" al riconoscimento delle coppie omosessuali.
Nonostante arrivassimo con questo enorme ritardo c'è stato addirittura chi in Parlamento ha lamentato ancora con sfacciataggine l'assenza di confronto. Sono grata a tutti coloro che hanno lavorato in Parlamento per arrivare a questa legge pur nella delusione di non aver dato una risposta completa a tutti. Abbiamo fatto un passo e altri se ne faranno. Il mio pensiero va anche a tutti coloro che hanno messo in gioco la loro vita e le loro storia d'amore lottando al nostro fianco, penso anche a chi è rimasto schiacciato dalla paura, dalla discriminazione e dall'omofobia. Penso con amore e riconoscenza alle famiglie arcobaleno che ancora subiscono discriminazioni.
Alessio De Giorgi, direttore del sito online www.gay.it scrive un editoriale che riportiamo
Ci siamo. A trent’anni esatti dal giorno in cui, nel lontano1986, le parlamentari comuniste Ersilia Salvato, Romana Bianchi ed Angela Bottari presentavano il primo disegno di legge per il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, oggi la Camera dei Deputati, con ogni probabilità, approverà intorno alle 17 il disegno di legge sulle unioni civili.
E’ fatta. Poteva essere certamente migliore, ma è comunque un’ottima legge, che solo 3 anni fa, sotto il governo Monti, sarebbe stata inimmaginabile: tra qualche mese, una volta approvato il primo decreto attuativo da parte del Presidente del Consiglio, le coppie dello stesso sesso italiane finalmente potranno vedere riconosciuti i propri diritti e stabiliti i reciproci doveri in una legge dello Stato di cui sono cittadini e di cui pagano le tasse.
Chi, come me, ha qualche capello bianco di troppo, non può non essere emozionato, perché rappresenta un coronamento di una battaglia di una vita, che io personalmente combatto dal lontano 1989 quando, ventenne, entrai per la prima volta all’Arcigay di Genova e poi con questo sito, Gay.it, che in questa marcia ha svolto – permetteteci un po’ di immodestia – un ruolo tutto sommato non secondario. Ma il mio pensiero non va tanto ai miei coetanei, a quanti hanno contribuito in questa marcia lunga più di trent’anni ad arrivare a questo importantissimo e storico risultato. Anche se permettetemi di fare gli auguri di cuore a Franco Grillini, un “imprescindibile” (per usare una espressione diBertold Brecht) che in questi mesi sta combattendo un’altra difficilissima battaglia e che ha contribuito in modo assai significativo ad arrivare a questo risultato.
Il mio pensiero va ai più giovani. Alle giovani generazioni. A chi si è da poco scoperta lesbica o scoperto gay in qualunque angolo d’Italia. E’ per loro, in fondo, che abbiamo lottato: perché a loro fosse garantita una condizione di vita possibilmente migliore di quella che noi abbiamo avuto. Perché se è vero che oggi essere omosessuale in Italia è tutto sommato non difficile, se è vero che la nostra prospettiva di vita è oramai accettabile,questo è solo grazie alla nostra caparbietà, al nostro coraggio ed alle nostre capacità, non certo ad uno Statoche finora non ci ha riconosciuto un solo spillo dei nostri diritti, di singoli e di coppia.
Ed allora, permetteteci di festeggiare. Permetteteci di gioire. Senza rimpianti. Senza recriminazioni. Senza puntare il dito contro chi non ci credeva. Per un giorno. Almeno per oggi. Ringraziando quanti hanno reso possibile questo straordinario e storico risultato. Da domani saremo tutti impegnati per obiettivi più alti, maoggi è solo il giorno della festa. Perché oggi l’Italia è più civile.

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