Siamo alla fine del giro di boa nelle presidenziali USA, e Trump fa sempre più paura
di Maurizio Compagnone
Trump terrorizza le grandi Lobby
finanziarie che con la globalizzazione hanno prosperato, il nuovo modello di
Società in antitesi con quella sognata da Trump, un società la cui forza
economica trae origine dal suo stesso tessuto economico. Più impresa e meno
finanza.
Il mondo finanziario, più la
campagna entra nelle sue fasi cruciali e più si rende conto che il tempo delle
vacche grasse è vicino al capolinea. Anche la stampa economica avverte il
pericolo e tra queste la testata più autorevole legata al mondo finanziario,
The Economist in un suo articolo: "Donald Trump’s victory is a disaster
for Republicans and for America", sottolinea il pericolo di un vittoria di
una svolta Trump. Sarebbe la fine dei fondi speculativi che hanno arricchito
numerosi istituti finanziari e impoverito gli stati sovrani, molte altre testate
legate al mondo finanziario si soffermano sui pericoli in caso di vittoria
dell'immobiliarista Donald Trump.
Come è consuetudine la stampa
europea, punta tutto nella critica delle sue esternazioni durante i comizi,
estrapolando quelle frasi necessarie per impallinarlo, così la sua persona si
fa apparire come un razzista, un misogino, un sessista a cui non si può certamente
affidare la guida del primo paese al mondo. Gli attacchi a Trump sono favoriti
anche dal personaggio genuino che rappresenta, è pur vero che si affida a
battute, a volte sagaci e non si sottrae ad un linguaggio trasgressivo, anche
nei confronti della sua avversaria
Trump non è uomo del bon ton,
della diplomazia verbale, del politicamente corretto, lui è diretto e questa è
stata la sua formula vincente in tutta la sua vita da imprenditore. L'uomo
nonostante la campagna denigratoria di televisioni, organi di stampa che
continuano a mettere in risalto solo gli aspetti del suo linguaggio scurrile,
continua a macinare consensi. Non ha capito il giornalismo che lo attacca, che
il popolo americano aspira ad avere un presidente vero che sa rispondere alle
lobby, che si oppone agli sprechi di denaro in armi e guerre, incomprensibili
che costano fiumi di denaro per il popolo americano già pesantemente impoverito
dalle ultime presidenze. Donald Trump prosegue la sua marcia verso la
nomination repubblicana, nonostante lor signori si prodigano ad oscurare i
punti salienti del suo messaggio verbale, che tanto affascina gran parte
dell’elettorato americano e di contro terrorizza l’establishment americano ed
europeo. La vittoria di Trump come per incanto taglia l'energia alle marionette
che si muovono nei teatrini italiani, tedeschi, francesi e spagnoli, liberando
dalle catene Grecia e Portogallo.
L'obiettivo primario della
politica di Donald Trump è mettere fine alla globalizzazione, e ripensare ad
una nuova forma sincrona alle società non più fordiste dei tempi passati. Trump
studia con attenzione un nuovo progetto di società non più globalizzata, che
noi popolari attenti studiosi dei cambiamenti socio antropologici in atto
avevamo previsto e anticipato 10 anni fa.
Ci potrà essere ancora un futuro
prospero per "tutti", nei prossimi anni se ripensiamo al disegno di
società glocalizzate, una parola orrenda ma ricca di significato che imparerete
ad apprezzare. Trump In ogni suo comizio non l'ha mai nominata direttamente, ma
nelle sue argomentazioni è sempre presente.
E indubbiamente se dovesse
vincere Trump sarà una svolta epocale. Fine del un mondo unipolare in favore di
un mondo multipolare tanto caro a Putin.
La svolta se il popolo americano
lo vorrà metterà fine a quel periodo politico ed economico iniziato all’inizio
degli anni Ottanta con l’arrivo di Ronald Reagan alla Casa Bianca e di Margaret
Thatcher a Downing Street.
Donald Trump non solo si oppone
al Ttip "Trattato di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione
Europea" e all’analogo accordo con i Paesi del Pacifico, ma vuole
annullare il NAFTA, ovvero gli accordi commerciali tra Stati Uniti, Messico e
Canada e intende reintrodurre i dazi per proteggere il mercato interno
americano. Da queste promesse elettorali, si intuiscono le premesse di una vera
e propria rivoluzione socio economica, non solo per l'economia americana, ma di
quella del mondo intero.
Queste sue idee raccolgono
consensi tra i ceti medi e bassi americani, e suscitano simpatia tra gli
economisti non allineati, convinti che una maggiore apertura dei mercati ha
coinciso con la riduzione del tenore di vita dei popoli e con una crescente incertezza
riguardo al futuro. La globalizzazione ha favorito una ristretta élite,
soprattutto del mondo finanziario, e ha provocato notevoli diseguaglianze
sociali. Infatti i tanti decantati benefici della globalizzazione, sbandierati
da politici ed economisti, al soldo delle Lobby, si sono tradotti in un
arricchimento di pochi e in un peggioramento delle condizioni di vita di
milioni e milioni di persone sia negli Stati Uniti sia in Europa. La rabbia di
questi cittadini che chiede maggiore protezione, rende impermeabile Donald
Trump da attacchi diretti. La fine della globalizzazione è una svolta
estremamente positiva, anche per chi ne ha beneficiato nel passato. Ormai
questi capitani della finanza, hanno accumulato tante ricchezze che è arrivato
per loro il momento di convertirsi, e questo è quello che serpeggia tra i
consulenti di Hillary Clinton.
Noi siamo da sempre stati contro
la globalizzazione, che ha arricchito in modo smodato, i grandi poteri
finanziari e grandi multinazionali. E sono gli stessi che non ci stanno a
soccombere all'uomo di New York, e per questo che hanno aperto la “caccia
all’uomo”.
Con la fine della
globalizzazione, l'America uscirebbe dalla recessione che Obama ha sempre
nascosto. L’apertura dei mercati ha destabilizzato il mondo del lavoro dei
Paesi occidentali, ha annientato i sindacati e ha ridotto il potere
contrattuale dei lavoratori. Ha dunque contribuito a fermare la
crescita dei consumi e quindi
degli investimenti, necessari per aumentare il potere di acquisto dei
consumatori. In realtà la tanto sbandierata globalizzazione, non ha portato
aumento di domanda neppure dai Paesi emergenti. Il risultato è che in ogni
settore ci troviamo in presenza di una sovraccapacità produttiva, che accentua
la pressione al ribasso su prezzi e salari, causa primaria della realtà
deflazionistica in cui versa l’economia mondiale. Le politiche monetarie di
carattere eccezionale attuate dalle banche centrali sono risultate
inappropriate per far fronte al contesto deflazionistico generato dalla globalizzazione
per farci uscire dalla crisi. Solo con un commercio equo e aggiungerei etico,
con regole ben precise, le stesse proposte dal candidato democratico Bernie
Sanders, attraverso la ricostruzione dei mercati del lavoro devastati dalla
globalizzazione, si può uscire dalla crisi. Questa ricetta, però terrorizza i
grandi poteri finanziari ed economici, ossia quell’1% di persone che ha
ottenuto enormi vantaggi da quel mercato libero e senza regole dettato dalla
globalizzazione.
Se Donald Trump terrà fede alle
sue promesse elettorali, ma non ne sono così convinto, vista la sua
provenienza, e se riuscirà a vincere le elezioni siamo alla vigilia di una
svolta epocale planetaria che farà crollare l'Europa attuale, formazione di Stati
mal assortiti, per ripensare ad un Europa allargata ad Est. Mi dispiace per
quei leader europei che non amano gli orsi, vorrà dire che impareranno ad
apprezzarli, ad amarli oltre che proteggerli da attacchi indiscriminati.
Novembre è ancora lontano, e sono sicuro che l'establishment politico
finanziario ed economico, userà tutte le sue carte per impedire la vittoria di
Donald Trump. Sicuramente punteranno a due strumenti per incutere spavento nel
popolo americano e portarlo a votare Hillary Clinton, la candidata dalla grande
esperienza sostenuta dai poteri forti, che per la sua campagna elettorale si
sono svenati. La prima farsa che ipotizzo, sarà una messinscena simile alla
famosa depressione del 1929, con crollo dei mercati finanziari, fatti passare
come rischio in caso Donald Trump diventasse inquilino alla White House. La
seconda farsa che ipotizzo nel secondo tempo del film con regia Lobby
finanziarie, è far credere che possano riacuirsi le tensioni tra Russia e Cina,
per cui in è necessario un presidente di provata esperienza in politica estera,
un vestito confezionato per indurre l’elettorato americano a votare per Hillary
Clinton.
Sono sicuro che molti di voi
troveranno le mie ipotesi degne di un affabulatore che vuole condizionare le
vostre menti, ma non è questo il mio intento, quello che desidero è darvi gli
strumenti per poter affrontare ragionamenti concreti. Sono convinto che i miei
ragionamenti potranno apparire pur ipotetici, ma hanno un grande fondo di
verità. La posta in gioco è un play ball, che le Lobby economico politico
finanziarie non possono assolutamente perdere.
Da osservatori mantenete le
Antenne alzate sugli avvenimenti legati alle campagne di disinformazione che
verranno partorite nei prossimi mesi.
Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana”

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