Taranto - Cataldus una storia sempre bella da rileggere


Quella di Cataldus, il santo patrono di Taranto, è una storia nota. Ma raccontarla fa sempre piacere perché fa capire alcune cose sulla storia della città e dei suoi abitanti. Il particolare che salta è che lui, secondo una leggenda, è vescovo di Taranto nel medioevo intorno al settimo secolo d.C. Nel periodo in cui la città è governata in tandem un po' dai Longobardi è un po' dai bizantini. Già una biografia importante; intanto monaco di lingua inglese perché irlandese, che si fermerebbe a Taranto dal ritorno da Gerusalemme. Difatti secondo la leggenda, il santo sarebbe giunto a Taranto per volere divino:  si racconta che durante il soggiorno in Terra Santa, mentre era prostrato sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto e di rievangelizzare la città ormai in mano al paganesimo. La città era infatti passata dal mondo greco a quello romano trascinandosi dietro culture pagane e non si hanno particolari e significative presenze della chiesa nei primi anni del cristianesimo, se non la presenza di San Pietro che si ferma qui in viaggio verso Roma. Ma anche questa è leggenda.

Morto Cataldus nel 620, il suo nome è presto dimenticato. O forse proprio perché leggenda non viene riportato in alcun testo. 

Tutto è legato a quel sommovimento dell'anno mille dove si ebbe la distruzione di Taranto per opera dei Saraceni; esattamente nel 927 quando orde di saraceni posero l'assedio a Taranto ed entrate in Città passarono a fil di spada i cittadini e menando il restante in Libia per schiavi. Ridotta a un cumulo di macerie, quella che era stata la più bella, la più famosa città della Magna Grecia, restò nel più assoluto abbandono per quarant'anni. Quelli che erano fuggiti lontano (30 km) nelle grotte dell'appenino (Grottaglie?) e quelli che erano per mare e quindi salvi per caso, tutti questi al ritorno pensano alla ricostruzione. 

E qui tra le macerie della cattedrale distrutta dai saraceni trovano la cassa mortuaria con una scia profumata e  con una croce aurea e solo successivamente al ritrovo scrivono Cataldus.

La straordinarietà del rapido diffondersi di questo culto è legato alla ricostruzione, un viatico collettivo di riscatto, una voglia di risorgimento; un sentimento che può tornare sempre utile per una città che deve trovare una sua nuova storia nel nome del suo millenario patrono. (note storiche tratte dalla storia di Taranto di Giacinto Peluso) 

Commenti

  1. E' sempre bello rileggere la storia si ritrovano sempre nuove sfaccettature

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  2. Interessante pagina di Storia della mia città che mi era sfuggita-

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