Taranto - Il romanzo Ginevra di Irma Albano parla di un amore giovanile degli anni 50 che nasce in Piazza della Vittoria


Ho letto due volte e con devozione il romanzo breve di Irma Albano: "Ginevra". Eros colpisce col suo dardo in tenerissima età e si accompagna per tutta la vita seguendo il filo rosso degli eventi; il ricordo parte da una visione sulla ringhiera del lungomare di Taranto, un cocktail di emozioni aggravate dalla canzone: "nostalgia canaglia" e poi il pensiero sfuma nei reconditi cassetti della memoria, c'è un cambio scena che si dirada tra le nebbie del tempo ed ecco la quattordicenne che sta ancora in terza media, con i calzini corti, acqua e sapone Palmolive, con i libri raccolti con l'elastico colorato. Siamo negli anni '50, quel Palazzo degli Uffici di Taranto - ora da un decennio in perenne restauro - era la vera city del centro urbano con il tribunale e la città degli studenti con tre istituti superiore e una scuola media. Benché l'amore sia universale, la collocazione tarantina si percepisce dall'inizio, dalle prime schermaglie di studenti in piazza della Vittoria. Evidenziato il luogo, tornano alle mente le vicende che ognuno di noi può percepire per l'amore vissuto, negato, per quelli che sono stati presi dall'estasi dei sentimenti e abbandonati. Il personaggio maschile è Luca. Un nome che mi è caro, avendo scritto il romanzo breve: Luca tra amore e disamore. E questa alternanza dei sentimenti c'è in parte negli stessi protagonisti di "Ginevra".

 Il libro si legge, anzi si divora leggendo ad alta voce e seccando lingua e gola. La protagonista perde senza sapere il motivo il suo amore da giovane, resta innamorata e questo sentimento si trasforma in mille modi nell'evolversi della vicenda umana: un matrimonio sbagliato con un uomo più anziano, due figli che vengono nutriti a pane e amore e il riscatto del lavoro, l'insegnamento, la scuola, il tempo pieno e il tempo che scorre inesorabilmente.

Passano cinquant'anni di vita e il lettore viene coinvolto da una prosa poetica avvolgente, con un stile di scrittura che insiste sulle sensazioni, il senso della vita, le lacrime, la solitudine, e il continuo rialzarsi, fino allo scoop delle due ultime due pagine che non vi sveliamo.

E' il libro sull'amore che sconta il nascere nel periodo sbagliato, quando ancora era forte la mentalità del Padre-padrone. Coincide la vita della protagonista con quella della mia sorella maggiore - 14 anni più grande di me - che mio padre tenne relegata in casa e morendo lui giovane aveva già fatto il disastro di una figlia nubile per tutta la vita. In Ginevra questa dittatura c'è per intero ma poi c'è lo strappo e la conquista del mondo.  Ho commentato questo libro seguendo il filo anche dei ricordi personali, perché il libro di Irma Albano consente questa condivisione perché parla di amore e tutti noi abbiamo vissuto e viviamo in quest'alone di paradiso quando siamo fortunati e se è possibile aneliamo a viverlo sempre di più. E allora andiamo anche noi con Virginia sul lungomare di Taranto allungando collo e sguardo verso la linea dell'orizzonte e osserviamo scorrere, tra gli intermittenti luccichii della superficie del mare, gli sprazzi di ricordi e gli amori della nostra vita. 
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