Ieri a Bruxelles un significativo evento a favore della filiera musicale a livello europeo
Commissione UE, dopo il convegno su equo compenso per gli artisti su piattaforme streaming a cura di Audiocoop, Mei, Itsright con Eugenio Finardi, Mario Biondi e Poyson Beatz: serve più trasparenza dalle piattaforme streaming per un mercato equo che realizzi una giusta redistribuzione delle remunerazioni.
Un importante impegno da parte della Commissione dell’Unione Europea grazie a questa iniziativa
"Il tema affrontato oggi è molto importante perché connesso con il settore culturale e dell'innovazione in Ue. La musica è una delle espressioni più universali a nostra disposizione e ha un forte impatto economico, il nostro è il secondo mercato musicale più grande al mondo.
È evidente che creatori e autori in questo settore abbiano bisogno di sostegno e regole chiare". Lo ha detto la vicepresidente esecutiva della Commissione Ue per la Sovranità tecnologica Henna Virkkunen, intervenendo all'evento 'La musica è lavoro. Streaming: trasparenza nei dati, giustizia nel compenso tenutosi all'Eurocamera e ospitato dal capodelegazione del Pd Nicola Zingaretti.
"L'Unione europea continuerà a monitorare gli sviluppi
dell'andamento del mercato anche tenendo in considerazione l'impatto
dell'intelligenza artificiale in merito a streaming e piattaforme musicali -
aggiunge Virkkunen -, serve trasparenza per promuovere un mercato equo e
valuteremo eventuali modifiche al diritto d'autore Ue in virtù di una giusta
redistribuzione delle remunerazioni".
AudioCoop, il
coordinamento delle piccole realtà musicali, con il suo Vice Presidente Luca
Fornari, e il Meeting delle Etichette Indipendenti con il direttore Giordano
Sangiorgi hanno confermato la necessità di un intervento urgente dell’Unione
Europea su questo regime di monopolio che non favorisce una maggiore
remunerazione per gli artisti, con particolare danno per gli artisti emergenti.
Infatti, la
piattaforma di streaming piu’ importante d’Europa, lo ricordiamo, ha
annunciato che, non pagherà più alcuna royalties ai brani che non
raggiungeranno la soglia di mille ascolti all’anno, trattenendo per sé, quindi,
gli incassi ottenuti attraverso la loro distribuzione; questa decisione lede
gravemente il diritto d’autore in particolare delle piccole realtà musicali che
ottenevano dall’ascolto sulle piattaforme online risorse che, seppur
modeste, risultavano essere vitali per il loro sostentamento; si sottolinea,
peraltro, che per stessa ammissione della piattaforma, la maggior parte dei
brani presenti online ha una diffusione streaming annua al
di sotto della soglia fissata, la quale risulta quindi essere sproporzionata e
rappresenta una formula di guadagno ingiustificata da parte della
multinazionale a scapito degli artisti e del valore del loro lavoro, dato che
la stessa incamera nella sua piattaforma come da sue dichiarazioni qualcosa
come circa 60 mila brani giornalieri;
in contemporanea
con la decisione assunta da tale piattaforma, in questo caso Spotify, anche
Believe, azienda leader nella aggregazione dei brani per la
distribuzione digitale, ha inviato una comunicazione da tempo identica a
migliaia di piccole realtà musicali, minacciando la cancellazione delle loro
discografie a causa di presunti ascolti artificiali, tutti da dimostrare; anche
questa azione del tutto arbitraria, che recentemente però ha visto un suo
ridimensionamento dopo alcune segnalazioni pubbliche, rischia di mettere a
repentaglio la sopravvivenza di molte etichette indipendenti, che si trovano
ora di fronte anche a scadenze di pochi giorni per risolvere la
situazione prima della cancellazione completa delle loro registrazioni e video
musicali dalle piattaforme, senza averne alcuna colpa.
Entrambe le azioni
promosse dalle due piattaforme di aggregazione e distribuzione digitale
musicale minacciano, quindi, un settore che vive anche grazie all’ingegno di
piccoli artisti, case discografiche di ridotte dimensioni, che non meritano un
trattamento così discriminatorio in merito alla retribuzione del loro lavoro;
tra questi si
segnalano le tante etichette indipendenti e i piccoli autori italiani che
verranno colpiti profondamente da queste nuove regole contrattuali, imposte
senza alcuna trattativa con le organizzazioni che li rappresentano –: inoltre
gli algoritmi che privilegiano la musica mainstream tendono in maniera evidente
sempre più a privilegiare manipolando l’ascolto verso il consumatore i brani
del genere utilizzato dal mainstream commerciale emarginando e relegando in un
ghetto della piattaforma difficilmente reperibili tutte le opere che fuori
escono da tale modello unico di ascolto omologato .

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