Conte, duro attacco al governo: “Un regime che decide per i cittadini”
Roma, 13 gennaio 2026 – Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha espresso ieri sera un durissimo giudizio sull’operato dell’attuale governo guidato da Giorgia Meloni durante la trasmissione DiMartedì su La7.
Le sue parole hanno toccato temi sensibili quali
la gestione democratica, la magistratura, le scelte politiche internazionali e
la situazione economica interna, delineando una visione di forte critica e
allarme sul futuro del Paese.
Conte: le accuse al governo di regime e autoritarismo
Nel suo intervento, Conte ha definito le democrazie
moderne “malate e in affanno”, ma ha sottolineato che la
risposta corretta non può essere quella di un “autoritarismo
paternalistico” che priva i cittadini della loro autonomia
decisionale. “Abbiamo bisogno di più partecipazione, di un
coinvolgimento reale dei cittadini – ha detto – e non di un
regime che decide per loro, portandosi dietro tutte le autorità di controllo:
magistratura, Corte dei Conti, autorità indipendenti”.
Il leader pentastellato ha evidenziato come, a suo avviso,
si stia verificando un paradosso nel quale chi commette reati o è coinvolto in
scandali, come i casi di Del Mastro o le inchieste che
riguardano la ministra Santanchè, resterebbe al suo posto, mentre
cittadini comuni finirebbero in carcere con pene severe. “Mentre voi ve
ne andate in galera e buttano pure la chiave, a loro va tutto bene e rimangono
ministri”, ha affermato.
Critiche al governo Meloni su politica interna ed estera
Conte ha espresso anche una disponibilità a collaborare per
la scelta di un candidato progressista per Palazzo Chigi, purché questo avvenga
attraverso un confronto serio sui contenuti e non con spartizioni di
poltrone. “Facciamo prima il programma di governo, ci lavoreremo nei
prossimi mesi e troveremo il candidato migliore”, ha dichiarato.
In ambito internazionale, il presidente del M5S ha
definito “una follia” la posizione di Meloni che
considera legittima l’opzione militare in Venezuela. Conte ha ricordato che
durante i suoi governi non è mai stato riconosciuto il regime di Maduro, ma ha
sottolineato che ammettere un intervento militare americano in uno Stato
sovrano violerebbe il diritto internazionale, segnando “il disordine
mondiale”. Ha inoltre criticato la linea di Meloni e Tajani, che a suo dire
hanno accettato una sorta di “servitù agli Stati Uniti”, con
un approccio che ignora il diritto internazionale e alimenta il caos globale.
Sul fronte della giustizia, Conte ha definito inquietante la
recente dichiarazione di Meloni secondo cui la magistratura dovrebbe essere “allineata” e
collaborare con il governo, un concetto che ha paragonato a un “collaborazionismo” che
minerebbe l’indipendenza del potere giudiziario e la tutela dei diritti
fondamentali.
Questioni economiche e sociali: tasse, manovre e promesse tradite
Il leader pentastellato ha poi attaccato la gestione
economica del governo Meloni, sottolineando come le promesse fatte in materia
di pensioni e sostegno alle fasce più deboli siano rimaste “nulla di
nulla”. Ha ricordato che il governo ha già varato quattro manovre
finanziarie in tre anni, ma senza risultati concreti: la produzione industriale
è in calo, i salari reali sono crollati, la povertà assoluta è in aumento e non
sono stati presi provvedimenti efficaci contro il caro bollette e il caro vita.
Conte ha ironizzato sul cosiddetto “piano casa” annunciato
da Meloni a fine estate scorsa insieme a Salvini, affermando che per ora “non
c’è neppure l’idea, né uno stanziamento” e ha chiesto
retoricamente quando mai questo piano sarà realizzato, ipotizzando che forse i
pronipoti ne godranno i benefici.
Ha inoltre denunciato l’aumento continuo delle tasse sotto
l’attuale esecutivo, citando in particolare l’incremento delle accise sul
carburante, dei pedaggi autostradali, dell’Rc auto e l’introduzione di un
balzello di due euro sui pacchi extra-Ue. Per questo ha ironizzato sulla
necessità di fare una nuova edizione del “libretto delle tasse del
governo” che aveva già consegnato alla premier.
La posizione sui rapporti con i poteri forti
Conte ha infine sottolineato come la Meloni goda oggi dell’“applauso
dei poteri forti”, citando in particolare l’industria delle armi, le
banche e le agenzie di rating, ma ha avvertito che questo sostegno si traduce
in un abbandono delle esigenze di imprese, cittadini, artigiani, piccoli
commercianti e famiglie, lasciati in difficoltà. “Si è ribaltato lo
schema: prima si lottava per i cittadini e si aveva contro i poteri forti; oggi
è il contrario”, ha evidenziato.
In conclusione, durante il suo intervento a DiMartedì,
Giuseppe Conte ha delineato un quadro critico dell’attuale governo, mettendo in
evidenza una serie di temi che spaziano dalla democrazia, alla giustizia, alla
politica estera, fino alle questioni economiche e sociali. Le sue parole
riflettono una profonda frattura politica e ideologica con l’esecutivo guidato
da Giorgia Meloni, e segnano un momento di forte tensione nel dibattito
politico italiano.

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