Nuova liquidità per salvare ex Ilva

Una nuova liquidità per la ex Ilva, per garantire la continuità operativa, è contenuta in un emendamento al decreto legge in discussione al Senato. 

Liquidità che consente di poter operare fino alla vendita, prevista per aprile, al fondo di private equity Flacks Group. Lo stanziamento iniziale di 200 milioni serviva per coprire l’operatività fino al 31 di questo mese. 

L’emendamento è in discussione alla Commissione Industria del Senato che ha finora approvato la proroga, fino al 2928, per un milione di euro a favore dell’indotto

L’emendamento, invece, in discussione riguarda l’art. 3 del decreto, che concerne i contributi da erogare per le imprese energivore classificate di “interesse strategico nazionale” e che si trovano gestite da commissari straordinari. Il limite di spesa è di circa 30 milioni di euro. 

Essendo comunque un aiuto di Stato, bisogna discutere e ottenere l’autorizzazione da parte della Commissione europea. Intanto il Governo si è affidato a Flacks Group e Invitalia per salvare l’ex Ilva. Fondo che rileverà Ilva, o meglio il 60% di Ilva, versando un euro. L’intero gruppo Acciaieria d’Italia è oggetto di discussione tra il Fondo USA e i commissari straordinari e deve andare tutto liscio per cedere il gruppo entro aprile. 

Il fondatore del gruppo USA, Michael Flacks, aveva dichiarato di avere l’appoggio finanziario di un gruppo di istituti di credito italiani e statunitensi. Chi sono? Silenzio. Un fondo che è di private equity, pertanto un fondo speculativo che, per finalità, è alla ricerca  di rendimenti elevati, e  si distingue dagli hedge fund (fondi speculativi puri) perché investe in aziende non quotate (private) per valorizzarle nel medio-lungo termine (4-7 anni) attraverso ristrutturazione e crescita. 

Gestirà un mega impianto come l’ex Ilva? In un paese con prezzi dell’energia che aumenteranno sempre più a causa di data center e AI? Hanno scartato i commissari (?) l'offerta dell’altro fondo USA Bedrock Industries che  risanò una  società siderurgica in crisi, la canadese STELCO, che dieci anni fa dichiarò bancarotta. La quotò in borsa e la rivendette più di un anno fa al gruppo statunitense Cleveland-Cliffs per 2,5 miliardi di dollari. 

Lo Stato dovrebbe entrare nel capitale sociale con un 40%, così richiede il business plan del fondo  USA. Entrerà con Invitalia, l’agenzia per l’attrazione degli investimenti controllata dal ministero dell’Economia? Infine, il fondo USA potrebbe eventualmente acquistare in futuro, al prezzo di 500 milioni-1 miliardo, la quota del 40% detenuta dallo Stato.

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