Stare dalla parte della libertà significa non fare sconti a nessuno.


L’attacco al Venezuela, realizzato con questo blitz chirurgico, lascia sgomenti i cultori del diritto internazionale.

di Roberto De Giorgi

Prendo spunto dall’esternazione di Gustavo Zagrebelsky giurista, già membro della Corte costituzionale

“Essere antifascisti e stare dalla parte della libertà significa non fare sconti a nessuno. Non ho mai provato simpatia per il regime di Maduro: chi calpesta i diritti umani e tiene in carcere dissidenti e cooperanti – come il nostro Alberto Trentini – non merita giustificazioni. Mai.

Tuttavia, la libertà non si conquista violando il diritto internazionale. L’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela è un atto di arroganza che non posso accettare. Non è così che si risolvono le crisi; l’uso delle armi di Trump serve solo a creare caos e a calpestare la sovranità dei popoli.

E vorrei dire due parole a Giorgia Meloni: l'Italia non può continuare a essere l'ombra di Trump. Seguire ciecamente ogni sua mossa, solo per fedeltà politica, è un errore gravissimo che ci allontana dai valori di pace e diplomazia che dovremmo rappresentare. È ora di alzare la testa e condannare questa violenza. La politica deve essere mediazione, non sottomissione ai muscoli del più forte.”

Ma l’America di Trump non è nuova a questo tipo di aggressione, anche se cambia il modus operandi. Pensiamo alla guerra in cui, dopo l’11 settembre 2001, fu deposto il dittatore sanguinario Saddam Hussein con la falsa accusa di dotarsi di armi di distruzione di massa. In realtà il reato era il suo ipotetico volersi appropriare delle ricchezze petrolifere del Kuwait, Sempre guerra per il petrolio. Deposto e ucciso il dittatore, il conflitto si tramutò abbastanza presto in una resistenza e in una guerra di liberazione dalle truppe straniere, considerate invasori da molti gruppi armati arabi sunniti e sciiti, per sfociare infine in una guerra civile fra le varie fazioni, causata da una squilibrata gestione del potere (che agevolò le componenti sciite maggioritarie). 

Che ha portato alla creazione dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. Gli amanti della semplificazione e che accettano la logica coloniale degli Stati Uniti di Donald Trump, dovrebbero riflettere sul fatto che in Iraq non si è esportata la democrazia, siamo passati da una dittatura all’altra, come in Afganistan dopo l’uccisione di Osama Bil Laden. O nel caos della Libia dopo l’uccisione di Gheddafi.

Ma l’aggressione al Venezuela ripropone una riscrittura delle regole del diritto internazionale, trasformando l’interesse in politica estera in aree di influenza, per Trump verso l’America latina, per Putin verso la vecchia unione sovietica, per la Cina riguarda l’annessione di Twain e non solo. E lo sguardo verso il Venezuela è sempre per il petrolio. Dopo lo sgarro della nazionalizzazione della americana Esso fatta da Chavez, il mentore di Maduro.

Stephen Collinson sulla CNN parla di un tuffo verso l’ignoto ed evoca gli scenari del passato che ho descritto prima. Il giornalista aggiunge: “ Pochi cittadini venezuelani repressi rimpiangeranno la rimozione di un dittatore che ha distrutto vite e opportunità economiche.

Ma l'attacco contro Maduro è stato clamoroso, e non solo perché il rovesciamento di un leader straniero è considerato un atto di guerra.

L'intera filosofia politica di Trump era radicata nell'evitare ulteriori operazioni di shock e timore da parte degli Stati Uniti per imporre un cambio di regime all'estero dopo due decenni di pantano.

Che fine ha fatto il piano per fermare l'ingerenza nella politica estera intricata che gli Stati Uniti non capiscono? Il motto "America First" è finito?”

Questa è la situazione e il Venezuela che ha una conformazione vasta da controllare, con migliaia di miliziani armati e pronti alla guerriglia, si trascina verso una situazione di caos che renderebbe quel paese una polveriera. Giusto un pantano come evoca Collinson 

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