Iran come Venezuela?

 Il Venezuela come precedente per nuovi sconvolgimenti?

Le proteste contro il regime teocratico iraniano proseguono con migliaia di dimostranti uccisi. Il motivo delle proteste è prevalentemente economico. 

La moneta iraniana, il rial, si è svalutata ancora rispetto al dollaro, l’inflazione nel Paese è al 52 per cento, i prezzi dei generi alimentari sono insostenibili. Una economia bloccata dalle sanzioni che fortemente limitano la vendita di petrolio ed escludono circa 93 milioni di abitanti dagli scambi commerciali internazionali non potrà mai sostenete il tasso di cambio. 

Una schiera di analisti iraniani sta tenendo d'occhio la mossa del presidente Donald Trump in Venezuela per avere indizi su ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni. 

L’arresto di Maduro è stata una bomba geopolitica e l'espressione più concreta del desiderio di Trump di dominare l’emisfero.

Ieri Trump ha ribadito il suo sostegno alla rivolta, esortando le proteste antigovernative a "prendere il controllo" delle istituzioni statali, insistendo sul fatto che "gli aiuti sono in arrivo". 

Lo spettro di un intervento militare statunitense incombe

La brama di Trump di imporre la sua volontà all'estero anche sfidando il diritto internazionale e i controlli legislativi interni è evidente. 

Tuttavia, l'apparente finale di Caracas, che ha visto Trump collaborare con i resti del regime di Maduro e mettere da parte l'opposizione filodemocratica venezuelana, potrebbe essere un monito per i manifestanti iraniani. 

Non è chiaro se Trump sceglierà per una qualche forma di azione militare contro l'Iran. Gli alleati arabi regionali manifestano perplessità riguardo all'intervento degli Stati Uniti. Gli analisti vedono un regime che ha perso la sua legittimità e una rivolta popolare che ne chiede il rovesciamento, ma il potere teocratico e il suo apparato militare rimangono troppo radicati per essere facilmente cacciati.  

Trump sembra apprezzare attacchi militari brevi e decisivi la sua decapitazione del regime di Maduro, ad esempio, o il blitz degli Stati Uniti contro gli impianti nucleari iraniani la scorsa estate ma è meno propenso a impegni complessi e prolungati. La completa sconfitta del regime iraniano non può derivare solo da attacchi aerei, sostengono gli analisti.

La guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, predica la sfida in pubblico, ma il suo governo ha avviato canali diplomatici segreti con gli Stati Uniti. 

"Quello che sentiamo pubblicamente dal regime iraniano è molto diverso dai messaggi che l'amministrazione riceve privatamente", ha dichiarato questa settimana la portavoce della Casa Bianca

“Credo che il presidente abbia interesse a esplorare questi messaggi". Un accordo potrebbe consentire dei benefici per il popolo iraniano: no all’arricchimento dell’uranio riduzione delle sanzioni. 

In Venezuela l’accordo con il successore ad interim di Maduro, l'ex vicepresidente Delcy Rodriguez, in cambio del controllo statunitense sulle esportazioni di petrolio venezuelano

Potrebbe essere intenzionato a un accordo simile con l'Iran, ricco di petrolio, e il regime isolato del Paese, irritato dalle sanzioni e alle prese con un disastro economico interno, potrebbe sentirsi costretto a farlo. 

Eliminare o limitare le sanzioni stabilizzando il sistema obbliga a un dialogo con gli USA. Un accordo in stile venezuelano resta concepibile: la leadership dell'Iran potrebbe rimuovere Khamenei, aprire negoziati con Trump, invitare le compagnie petrolifere statunitensi a rientrare in Iran e garantire un allentamento delle sanzioni sufficiente a stabilizzare l'economia. Cambiare regime in Iran non è semplice come è stato in Venezuela.

 In Iran tutto è più complesso, un sistema di poteri si è ramificato in mezzo secolo sposando la religione con la politica.

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