L’etica del giornalismo nell’era trumpiana
Tra narrazione, influenza politica e responsabilità editoriale In questi tempi balordi dell’era trumpiana spesso ci si domanda su quale narrazione si colloca il giornalismo.
L’etica del giornalismo
rappresenta il fondamento imprescindibile della credibilità e
dell’autorevolezza dell’informazione. In un’epoca segnata dalla sovrabbondanza
di notizie, dalla rapidità della diffusione digitale e dall’intreccio tra
informazione e potere, la riflessione sull’etica giornalistica è più urgente
che mai. Essa non si limita al rispetto di codici deontologici, ma si esprime
nella capacità di garantire la verità, il pluralismo e la trasparenza,
ponendosi come argine contro la manipolazione e la strumentalizzazione della
realtà.
Narrazione e rappresentazione politica: il delicato equilibrio
Il giornalismo svolge un ruolo
centrale nella rappresentazione della politica, agendo da ponte tra le
istituzioni e i cittadini. In questo processo, la narrazione giornalistica non
è mai neutra: la scelta delle parole, delle immagini e delle notizie da evidenziare
contribuisce a costruire l’immagine pubblica di leader, partiti e movimenti. Un
giornalismo critico, capace di mantenere la giusta distanza dal potere, diventa
così uno strumento essenziale per la democrazia, offrendo chiavi di lettura
autonome e favorendo una cittadinanza consapevole.
Non si può sfuggire a questa funzione educativa e sociale.
Tuttavia, la linea tra rappresentazione fedele e distorsione
è sottile. Il rischio è quello di ridurre la complessità della realtà politica
a narrazioni semplificate o, peggio, di cedere a logiche di propaganda, facendo
copia e incolla di comunicati stampa di politici, perdendo la funzione di cane
da guardia del potere.
Il cronista ha il compito di raccontare i fatti, ma anche di
interpretarli, offrendo strumenti di comprensione critica. In questo senso, il
commento giornalistico non dovrebbe mai scadere nell’opinione personale non
supportata, ma fondarsi su un’analisi rigorosa e sulla verifica delle
dichiarazioni. Il fact-checking, la consultazione di fonti plurime e
l’attenzione ai dati sono pratiche che distinguono il giornalismo responsabile
dal semplice racconto o, peggio, dalla diffusione di notizie false.
L’importanza della verifica emerge in modo particolare
nell’epoca delle fake news, dove una dichiarazione non controllata può generare
reazioni a catena, influenzando il dibattito pubblico e orientando l’opinione
collettiva.
Esempi di correttezza giornalistica: il caso La7
In Italia, La7 si è distinta negli ultimi anni per una linea
editoriale improntata alla correttezza e al pluralismo. Programmi come
“Piazzapulita” e “Otto e mezzo” hanno spesso dato spazio a voci diverse,
evitando la polarizzazione estrema e promuovendo il confronto civile. La
trasparenza nella presentazione delle fonti e la chiarezza nel distinguere tra
fatti e opinioni costituiscono elementi di buona pratica, che dovrebbero essere
presi a modello nell’intero panorama mediatico nazionale.
Distorsioni e manipolazioni: il caso del giuramento del sindaco di New York
e la posizione di Libero
Non mancano, tuttavia, esempi di prassi discutibili.
Emblematico è il caso della copertura giornalistica del giuramento del sindaco
di New York: alcune testate italiane, tra cui “Libero”, hanno presentato la
notizia insistendo sul giuramento sul Corano come espressione di un attacco
alla cultura dell’occidente. Questo episodi dimostrano quanto sia facile, in perfetta
malafede, scivolare nella distorsione dei fatti, specie quando la pressione
editoriale o la ricerca del sensazionalismo prendono il sopravvento sulla
verifica accurata.In particolare, la posizione di “Libero” su alcune vicende
politiche ha spesso sollevato interrogativi sull’imparzialità del racconto,
alimentando il dubbio che la linea editoriale sia influenzata da orientamenti
politici precisi. Questo fenomeno, pur non esclusivo di una singola testata,
rappresenta una sfida cruciale per il giornalismo italiano.
Per parlare di Libero, giornale fondato da Vittorio Feltri,
dobbiamo riferirci al suo editore. Angelucci, Il parlamentare della Lega che
non è mai entrato in Parlamento, un uomo con un potere smisurato che opera
nella sanità attraverso il Gruppo San Raffaele, che gestisce l'IRCCS San
Raffaele Pisana di Roma e numerose cliniche private, e, tramite la Finanziaria
Tosinvest, nell'immobiliare e nell'editoria; tramite Tosinvest
controlla i quotidiani Il Tempo e il Giornale,
mentre tramite Fondazione San Raffaele e Tosinvest controlla Libero.
Ecco quando parliamo di etica del giornalismo, quale certezza
abbiamo che non sia in realtà un giornalismo velinario del potere quello
praticato da certa stampa?
La concentrazione delle testate in pochi grandi gruppi, come
nel caso di Mediaset, RCS, GEDI, comporta il rischio di un’informazione
omologata e meno pluralista.
Riflessioni etiche: le conseguenze di un giornalismo influenzato dal potere
Le implicazioni etiche di un giornalismo influenzato dal
potere economico e politico sono profonde. Quando l’informazione cede alle
logiche di convenienza, la società perde la bussola della verità e della
partecipazione consapevole. La fiducia tra giornalisti e pubblico si incrina,
alimentando il disincanto e la disinformazione.
Per questo, il giornalismo etico non è un lusso, ma una
necessità per la democrazia.

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