L’etica del giornalismo nell’era trumpiana


Tra narrazione, influenza politica e responsabilità editoriale In questi tempi balordi dell’era trumpiana spesso ci si domanda su quale narrazione si colloca il giornalismo.

 di Roberto De Giorgi

L’etica del giornalismo rappresenta il fondamento imprescindibile della credibilità e dell’autorevolezza dell’informazione. In un’epoca segnata dalla sovrabbondanza di notizie, dalla rapidità della diffusione digitale e dall’intreccio tra informazione e potere, la riflessione sull’etica giornalistica è più urgente che mai. Essa non si limita al rispetto di codici deontologici, ma si esprime nella capacità di garantire la verità, il pluralismo e la trasparenza, ponendosi come argine contro la manipolazione e la strumentalizzazione della realtà.

Narrazione e rappresentazione politica: il delicato equilibrio

Il giornalismo svolge un ruolo centrale nella rappresentazione della politica, agendo da ponte tra le istituzioni e i cittadini. In questo processo, la narrazione giornalistica non è mai neutra: la scelta delle parole, delle immagini e delle notizie da evidenziare contribuisce a costruire l’immagine pubblica di leader, partiti e movimenti. Un giornalismo critico, capace di mantenere la giusta distanza dal potere, diventa così uno strumento essenziale per la democrazia, offrendo chiavi di lettura autonome e favorendo una cittadinanza consapevole.

Non si può sfuggire a questa funzione educativa e sociale.

Tuttavia, la linea tra rappresentazione fedele e distorsione è sottile. Il rischio è quello di ridurre la complessità della realtà politica a narrazioni semplificate o, peggio, di cedere a logiche di propaganda, facendo copia e incolla di comunicati stampa di politici, perdendo la funzione di cane da guardia del potere.

Il cronista ha il compito di raccontare i fatti, ma anche di interpretarli, offrendo strumenti di comprensione critica. In questo senso, il commento giornalistico non dovrebbe mai scadere nell’opinione personale non supportata, ma fondarsi su un’analisi rigorosa e sulla verifica delle dichiarazioni. Il fact-checking, la consultazione di fonti plurime e l’attenzione ai dati sono pratiche che distinguono il giornalismo responsabile dal semplice racconto o, peggio, dalla diffusione di notizie false.

L’importanza della verifica emerge in modo particolare nell’epoca delle fake news, dove una dichiarazione non controllata può generare reazioni a catena, influenzando il dibattito pubblico e orientando l’opinione collettiva.

Esempi di correttezza giornalistica: il caso La7

In Italia, La7 si è distinta negli ultimi anni per una linea editoriale improntata alla correttezza e al pluralismo. Programmi come “Piazzapulita” e “Otto e mezzo” hanno spesso dato spazio a voci diverse, evitando la polarizzazione estrema e promuovendo il confronto civile. La trasparenza nella presentazione delle fonti e la chiarezza nel distinguere tra fatti e opinioni costituiscono elementi di buona pratica, che dovrebbero essere presi a modello nell’intero panorama mediatico nazionale.

Distorsioni e manipolazioni: il caso del giuramento del sindaco di New York e la posizione di Libero

Non mancano, tuttavia, esempi di prassi discutibili. Emblematico è il caso della copertura giornalistica del giuramento del sindaco di New York: alcune testate italiane, tra cui “Libero”, hanno presentato la notizia insistendo sul giuramento sul Corano come espressione di un attacco alla cultura dell’occidente. Questo episodi dimostrano quanto sia facile, in perfetta malafede, scivolare nella distorsione dei fatti, specie quando la pressione editoriale o la ricerca del sensazionalismo prendono il sopravvento sulla verifica accurata.In particolare, la posizione di “Libero” su alcune vicende politiche ha spesso sollevato interrogativi sull’imparzialità del racconto, alimentando il dubbio che la linea editoriale sia influenzata da orientamenti politici precisi. Questo fenomeno, pur non esclusivo di una singola testata, rappresenta una sfida cruciale per il giornalismo italiano.

Per parlare di Libero, giornale fondato da Vittorio Feltri, dobbiamo riferirci al suo editore. Angelucci, Il parlamentare della Lega che non è mai entrato in Parlamento, un uomo con un potere smisurato che opera nella sanità attraverso il Gruppo San Raffaele, che gestisce l'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma e numerose cliniche private, e, tramite la Finanziaria Tosinvest, nell'immobiliare e nell'editoria; tramite Tosinvest controlla i quotidiani Il Tempo e il Giornale, mentre tramite Fondazione San Raffaele e Tosinvest controlla Libero.

Ecco quando parliamo di etica del giornalismo, quale certezza abbiamo che non sia in realtà un giornalismo velinario del potere quello praticato da certa stampa?

La concentrazione delle testate in pochi grandi gruppi, come nel caso di Mediaset, RCS, GEDI, comporta il rischio di un’informazione omologata e meno pluralista.

Riflessioni etiche: le conseguenze di un giornalismo influenzato dal potere

Le implicazioni etiche di un giornalismo influenzato dal potere economico e politico sono profonde. Quando l’informazione cede alle logiche di convenienza, la società perde la bussola della verità e della partecipazione consapevole. La fiducia tra giornalisti e pubblico si incrina, alimentando il disincanto e la disinformazione.

Per questo, il giornalismo etico non è un lusso, ma una necessità per la democrazia.

 

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