L’aggressione militare al Venezuela mostra la debolezza, non la forza degli Stati Uniti
In un discorso particolarmente
lucido, l’economista statunitense Richard Wolff sostiene che quanto appena
accaduto non rappresenta l’inizio di una nuova era di dominio statunitense nel
continente, ma piuttosto il suo certificato di morte.
Quando un impero ricorre all’invasione diretta contro un
Paese che non lo minaccia militarmente, quando cattura i presidenti di nazioni
sovrane come fossero criminali comuni e viola i principi fondamentali del
diritto internazionale senza nemmeno preoccuparsi di costruire una
giustificazione credibile, quell’impero sta confessando di aver esaurito tutti
i propri strumenti civilizzati di controllo.
Trump non ha attaccato il Venezuela partendo da una
posizione di forza: ha invaso per paura. La violenza diretta emerge quando i
meccanismi più sottili del controllo hanno fallito. Quando un impero domina
davvero, non ha bisogno di invadere: negozia. Quando un impero controlla
realmente, non cattura i presidenti: li compra.
Negli ultimi due decenni gli Stati Uniti hanno perso
sistematicamente influenza nella regione. Il Brasile si è avvicinato alla Cina,
l’Argentina ha diversificato le proprie alleanze, il Messico ha iniziato a
muoversi con maggiore autonomia, la Colombia ha cominciato a mettere in
discussione la subordinazione automatica. Cile, Perù ed Ecuador hanno iniziato
a esplorare alternative al dominio statunitense. Il Venezuela è diventato il
simbolo più chiaro di questa trasformazione.
All’aggressione degli Stati Uniti la risposta immediata è
stata straordinaria: la Presidente del Messico Sheinbaum ha annunciato una
revisione urgente degli accordi di sicurezza con gli Stati Uniti, il Brasile ha
attivato consultazioni di emergenza con la Cina e la Colombia ha sospeso la
cooperazione antidroga con Washington.
Anche la reazione internazionale è rivelatrice. La Cina ha
annunciato un fondo di emergenza da 50 miliardi di dollari per i Paesi colpiti
da aggressioni straniere. La Russia ha attivato la propria dottrina di
protezione emisferica e ha dispiegato navi nei Caraibi. Brasile, Messico,
Colombia e Argentina hanno proposto un sistema di difesa collettiva
sudamericano indipendente dagli Stati Uniti. Invece di dimostrare potere, Trump
ha mostrato debolezza. Invece di recuperare il controllo, ne ha accelerato la
perdita.
È proprio questa possibilità di scelta che terrorizza
Washington: un continente che può prosperare senza dipendere dal sistema
statunitense rende inutile la logica dell’imposizione e smaschera la violenza
come ultimo rifugio di un potere in declino.
Questa transizione è sempre pericolosa, traumatica e costosa
per i popoli che la attraversano, ma è anche liberatoria, perché segna la fine
di un’epoca in cui un solo potere decideva il destino dei continenti senza
consultare nessuno.
Il discorso di Wolff si conclude con un avvertimento: il
prossimo obiettivo potrebbe essere il Messico. Secondo l’autore, esiste già un
piano statunitense denominato “Riconquista del Messico”.
A questa analisi possiamo aggiungere quello che, come
umanisti, diciamo da decenni: anche l’Europa, satellite che orbita interamente
all’interno della sfera d’influenza dell’impero anglosassone, vive oggi una
crisi analoga a quella degli Stati Uniti. Spinta alla guerra in Ucraina dalle
scelte strategiche di Londra e Washington, l’Europa tenta di uscire
dall’impasse con azioni sempre più irrazionali, come il piano ReArm Europe e il
sostegno illimitato al conflitto. Così facendo, l’Unione Europea perde progressivamente
coesione interna e consenso popolare, mentre le sue popolazioni vengono
travolte dall’insicurezza, dal clima di paura e dalle crescenti difficoltà
economiche. Una delle contraddizioni più percepite dai cittadini è l’appoggio
allo stato di Israele, che mette in discussione i valori proclamati di civiltà
e diritti umani. Sono chiari segni di una profonda decadenza.
Ma quando un sistema entra in crisi e inizia a crollare, si aprono anche nuovi orizzonti, nonostante le difficoltà e i conflitti che inevitabilmente accompagnano questa fase di transizione verso una civiltà planetaria.

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente