Messina (UDC): pronto soccorsi intasati e sistema 118 al collasso. È ora di dire la verità
Per il responsabile Sanità UDC Puglia: “Taranto penalizzata
da anni. Senza medicina territoriale e senza medici nel 118 non esiste alcun
filtro agli accessi ospedalieri”
La gestione della sanità pugliese, in generale, in questi
anni è stata a dir poco discutibile. Ma, nello specifico, che quella
della provincia
di Taranto sia stata la più trascurata rispetto a quella delle altre
province è una certezza empirica. Taranto infatti ha sempre sofferto delle
scelte a ribasso imposte da Bari.
Scelte che hanno avuto inevitabilmente cadute rovinose sia per i pazienti che
per gli operatori sanitari.
Fatte queste premesse e scendendo ancor di più nel
particolare, uno dei punti assistenziali più fragili del sistema jonico - che
inevitabilmente finisce sempre nel mirino dell’opinione pubblica - sono i Pronto
Soccorsi e il Sistema
118. Ed è proprio su queste due strutture che vanno fatte delle
considerazioni partendo da tre elementi emersi in questi giorni.
In primo luogo alcuni politici hanno sottolineato le
difficoltà degli operatori sanitari dei Pronto Soccorsi di Taranto e Martina
Franca a gestire i pazienti a causa del sovraffollamento e di un
problema strutturale nel Sistema 118 di Taranto. In risposta a questa
difficoltà, e veniamo al secondo punto, è stata avanzata la proposta
dell’apertura di un secondo Pronto Soccorso presso l’ospedale “Moscati”
o per lo meno di uno dedicato agli ammalati oncologici.
Per il responsabile Sanità UDC Puglia: “Taranto penalizzata da anni. Senza medicina territoriale e senza medici nel 118 non esiste alcun filtro agli accessi ospedalieri”
La gestione della sanità pugliese, in generale, in questi anni è stata a dir poco discutibile. Ma, nello specifico, che quella della provincia di Taranto sia stata la più trascurata rispetto a quella delle altre province è una certezza empirica. Taranto infatti ha sempre sofferto delle scelte a ribasso imposte da Bari. Scelte che hanno avuto inevitabilmente cadute rovinose sia per i pazienti che per gli operatori sanitari.
Fatte queste premesse e scendendo ancor di più nel particolare, uno dei punti assistenziali più fragili del sistema jonico - che inevitabilmente finisce sempre nel mirino dell’opinione pubblica - sono i Pronto Soccorsi e il Sistema 118. Ed è proprio su queste due strutture che vanno fatte delle considerazioni partendo da tre elementi emersi in questi giorni.
Il terzo elemento è legato alle recriminazioni di addetti ai
lavori per l’assenza di personale medico nel Pronto Soccorso di Taranto, che
fra l’altro in questo periodo sembrerebbe essere stato preso d’assalto a causa
del picco
influenzale
Su tutto questo sento il dovere di dire la mia, cercando di
ristabilire un equilibrio sulla questione.
Innanzitutto, credo che l’intasamento dei Pronto Soccorsi (e
la relativa, a volte cospicua, attesa degli utenti), sia dovuta
fondamentalmente alla carenza strutturale della medicina
territoriale. Perché sappiamo perfettamente che oggi a Taranto non esistono
i presidi territoriali di assistenza organizzati e in funzione h24 che possano
garantire le cure primarie quando gli studi di medicina generale sono chiusi.
Un altro tema è quello legato all’assenza di medici nel
Sistema 118, che allo stato attuale sono solo 13 medici su 75 previsti in
pianta organica e su Taranto e provincia ci sono 1 centrale
operativa, 3 punti di primo intervento e 35 postazioni da gestire in regime
h24. Questi numeri vogliono dire solo una cosa: che non può esserci un vero
filtro tra gli ammalati e la struttura ospedaliera.
In altre parole, il 118 (come i Presidi
Territoriali di Assistenza), che dovrebbe intervenire, prestando le prime
cure all’ammalato sul posto ed evitando dove possibile l’ospedalizzazione, non
può farlo perché non ci sono medici ed è costretto a intervenire con un mezzo
dove a bordo ci sono solo l’infermiere e il soccorritore.
Solo colmando questa carenza nel 118 sarebbe
conseguentemente possibile abbassare in maniera cospicua il numero di accessi
nei Pronto Soccorsi riuscendo a decongestionandoli.
A queste considerazioni aggiungo un altro aspetto
importante, quello dell’eventuale secondo Pronto Soccorso a Taranto. I Pronto
Soccorsi per essere attivi, così come previsto dal decreto
ministeriale n. 70, devono avere alle spalle un ospedale di base (ovvero un
ospedale con Medicina, Chirurgia e Ortopedia). E nella pratica vuol dire che
solo quando sarà attivo il nuovo ospedale si potrà pensare di attivare
parallelamente un’altra struttura ospedaliera di base (che possa essere
l’attuale SS.
Annunziata o il S.G.
Moscati), e quindi un secondo Pronto Soccorso. Infine, la proposta del
Pronto Soccorso Oncologico va vista con la consapevolezza che andrebbe a
rivolgersi solo a una fascia specifica di ammalati (quelli neoplastici) e che
quindi non aiuterebbe le altre strutture di Pronto Soccorso a risolvere il
problema del sovraffollamento.
Il Pronto Soccorso Oncologico va certamente progettato, ma
come un terzo centro che funzioni parallelamente ad altri due Pronto Soccorsi.
La situazione dunque è chiara. In conclusione adesso servono
scelte politiche coraggiose e determinanti.
Come UDC chiediamo
l’immediato potenziamento della medicina territoriale con presidi h24 realmente
operativi e contestualmente il completamento urgente dell’organico medico del
118.
Inoltre, siamo convinti serva un piano straordinario per il
personale dei Pronto Soccorso e una programmazione seria sulla rete ospedaliera
jonica, senza più penalizzazioni per Taranto, perché non può continuare a
essere la provincia più trascurata nel panorama sanitario. E su questi
obiettivi porteremo avanti una battaglia politica seria, senza ambiguità e
senza compromessi.

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