Si sondano i giovani per la guerra


Una consultazione quella fatta dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGA ) che genera perplessità e interrogativi

La consultazione è in linea con l’intenzione espressa dal Ministro della Difesa di presentare una proposta legislativa volta alla reintroduzione del servizio militare in Italia?

 La reintroduzione del servizio militare ha generato in  Germania la protesta degli studenti di reintrodurre la leva.

Nel nostro paese il Garante per l’Infanzia invia nelle scuole un questionario dal titolo “Guerre e conflitti” che deve essere compilato da ragazzi con età tra 14 e 18 anni.

La considerazione ufficiale è che questa indagine si inserisce nel Programma per l'Industria Europea della Difesa (EDIP). Il pensiero critico invece interpreta il questionario come un modo per rendere accettabile l’idea della guerra e del connesso arruolamento militare.

Sulla interpretazione ufficiale aiuta anche la dichiarazione dell’Autorità: “l’iniziativa è stata avviata per colmare un vuoto di informazione sul sentiment degli adolescenti in relazione ai conflitti in corso e allo scopo di fornire alle istituzioni spunti di riflessione”.

Il questionario è composto da 32 domande e oltre ai giovani studenti possono rispondere tutti attraverso questo link https://tinyurl.com/57vu8kd6.

I riferimenti istituzionali che potrebbero giustificare l’iniziativa di  AGA sono sia la Risoluzione del Parlamento UE su sicurezza e difesa comune che il Piano italiano denominato  Defence Summit 2025 “Un’Italia più sicura e difesa.

Acutamente alcuni osservatori hanno classificato questa consultazione una: “pedagogia di conflitto mascherata da ricerca sociale”.

Il Garante nel questionario chiede: “Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?

 “E’ possibile compilare il questionario fino al 19 dicembre ma nel comunicato stampa dell’Autorità nominata dai Presidenti di Senato e Camera il 68% dei ragazzi non ha nessuna voglia di arruolarsi

comunicato stampa.

Assurdamente, secondo noi, è il confronto tra guerra e conflitti individuali e di gruppo.

Il messaggio che sottende?

La guerra non dipende da cause economiche o di egemonia politica, ma è il riflesso  di conflitti che avvengono in famiglia, con gli amici o sui social.

Quindi la guerra rientra nella fisiologia del vissuto quotidiano diventando appendice dei piccoli e grandi litigi di tutti i giorni.

Per un  lungo tempo italiani, come gli altri europei, hanno creduto che la guerra non fosse non solo impossibile ma anche impensabile.

Il 24 febbraio 2022, anche se in realtà i segnali della crisi erano presenti da tempo, ha definitivamente rotto quest’illusione: la guerra è tornata a far parte della nostra quotidianità e a questo dobbiamo rassegnarci.

Una nuova età della militarizzazione emerge sempre più nel dibattito internazionale. Dobbiamo solo sperare che la guerra non coinvolga l’intero pianeta attraverso ordigni nucleari e che resti solo cibernetica e ibrida. Dopo sei decenni dalla Pacem inTerris l’Europa deve ricostituire la pace. 

La partecipazione dell’Italia ai conflitti è regolata dalla Costituzione, che afferma il ripudio della guerra come strumento per risolvere le controversie, ma riconosce comunque il diritto alla difesa del Paese.

 Una guerra oggi in Europa non potrebbe, che essere nucleare, coinvolgere la Nato e quindi gli USA. Gli ordigni nucleari sono 15 mila, ma sono sufficienti 400 ordigni di potenza pari a 300 megatoni per cancellare ogni forma di vita sul Pianeta.

Commenti

Post popolari in questo blog

Borraccino: "Vertenza call center commessa ENEL, a fianco ai lavoratori"

AVS Taranto: no alla deregolamentazione del lavoro nei call center ENEL

Scena muta della Meloni sullo scandalo Paragon