L’Unione Europea ha un solo grande
problema, quello della mancanza di un’identità, che solo il trascorrere del
tempo e la storia possono creare.
di Angela Casilli
E’ un
organismo politico a tutti gli effetti, nato dal consenso di tanti europei, ma
verso il quale i suoi membri non sentono di appartenere, per cui non riuscirà
mai ad avere la sovranità necessaria a decidere, ad esempio, sulla pace o la
guerra, decisioni difficili perché riguardano la vita stessa dei suoi
cittadini.
Presi
singolarmente, i cittadini europei sanno bene cosa vuol dire appartenere al
proprio Paese, rispettare le sue leggi e la sua Costituzione. L’Unione Europea, al contrario, manca di una Costituzione che spieghi ai suoi cittadini, quali sono i suoi
valori, i suoi principi fondanti, a cui fare riferimento nei momenti di
maggiore “empasse”.
Non ha
un passato l’Unione Europea e,
soffre della mancanza di “identità“ che, per i progressisti, è
una parola pericolosa, in quanto capace di instillare il germe del
nazionalismo, del suprematismo, del razzismo, per via dell’esclusione
dell’altro, del diverso.
In
sintesi, la cultura progressista, pur avendo fatto dell’europeismo la propria bandiera ideologica, non smette di
stigmatizzare il concetto di identità
e si suoi pericolosi effetti.
L’unica
cosa che poteva vagamente somigliare ad una identità europea è stato il programma Erasmus che, poco o nulla, è
servito a formare una coscienza europea nelle nuove generazioni, e di cui ci si
è resi conto solo quando la Russia
ha aggredito l’Ucraina e Trump ha rinnegato l’Europa.
La
prima condizione, quindi, perché si possa parlare di un vero soggetto politico
europeo, operante in tal senso, è che gli stessi europei ne sentano la
necessità e lo vogliano, consapevoli di avere tutti un passato comune, un
passato che ha significato grandi conquiste dell’ingegno e dello spirito umano.
Grazie
all’Europa, alla sua storia, al suo
patrimonio spirituale, il mondo intero ha potuto conoscere e far suoi concetti
e idee straordinari, come quelli di libertà, eguaglianza, tolleranza ed
avvalersi di scoperte scientifiche che hanno avuto il merito di migliorare la
vita di molti.
Solamente
la consapevolezza della propria comune identità
storica, può essere strutturalmente funzionale a fare dell’Unione un vero
soggetto politico.
Tutto
ciò sarà possibile solo quando l’Europa,
i suoi intellettuali, i suoi politici, non avranno più paura della propria
identità, del proprio passato e dei grandi valori che esso ci ha lasciato.
Se
l’Europa ha un futuro possibile, questo deve iniziare dal suo passato: occorre
riappropriarsi di esso. E questo solo la politica è in grado di farlo.
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