Foto di Joachim Schnürle da Pixabay
WWF:
l'entrata in vigore del trattato sull'alto mare inaugura una nuova era nella
governance degli oceani
Mentre
questo storico trattato diventa legge internazionale, il WWF Italia esorta il
governo italiano a ratificare quanto prima il testo per non minare la
credibilità del nostro Paese
Il WWF accoglie con favore l'entrata in vigore a partire dal
17 gennaio del Trattato sull'alto mare come un segnale di speranza per la
salute degli oceani e del Pianeta. Il trattato, che ha richiesto quasi
vent'anni di lavoro, fornisce un nuovo quadro di riferimento per aiutare a
proteggere e gestire i due terzi degli oceani che si trovano al di fuori della
giurisdizione nazionale.
Kirsten Schuijt, Direttore Generale del WWF
International, ha dichiarato: "L'entrata in vigore del Trattato
sull'alto mare segna un momento storico per gli oceani del mondo e per tutti
noi che da essi dipendiamo. Con la sua trasformazione in diritto
internazionale, il trattato inaugura una nuova era di governance e cooperazione
oceanica con un immenso potenziale per garantire oceani ed economie più sani e
resilienti. Questo è solo l'inizio del viaggio: esortiamo i governi e le
imprese a collaborare per attuare efficacemente il trattato e incoraggiamo i paesi
che non l'hanno ancora fatto ad aderirvi".
Il Trattato sull'alto mare, noto anche come accordo sulla
biodiversità al di fuori della giurisdizione nazionale o “BBNJ”, è stato
adottato nel giugno 2023 e ha raggiunto la soglia di 60 ratifiche nel settembre
2025 necessaria per consentirne l'entrata in vigore nel gennaio 2026. Ad oggi è
stato ratificato da oltre 80 Paesi e la prima Conferenza delle Parti, o “COP”,
dovrebbe tenersi entro la fine dell'anno.
Il trattato fornisce un meccanismo giuridicamente vincolante
che consente la designazione di reti di aree marine protette (AMP) in acque
internazionali, un passo essenziale verso il raggiungimento dell'obiettivo
globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030, come concordato
nell'ambito del Quadro globale per la biodiversità. Attualmente poco più
dell'1% dell'alto mare è protetto, nonostante la sua importanza per la salute
del pianeta e dell'uomo e per l'economia.
Gli impatti sulla vita oceanica
causati da pratiche di pesca distruttive, dal trasporto marittimo,
dall'inquinamento, dai cambiamenti climatici e dalle minacce emergenti come
l'estrazione mineraria dai fondali marini profondi sono questioni che non
possono essere risolte da una sola nazione, né da un unico organismo di
gestione settoriale, ma richiedono un approccio coordinato
ed olistico, ed è qui che entra in gioco il Trattato sull'alto mare. Oltre
a consentire l'istituzione di aree marine protette concordate a livello
globale, il trattato rafforza i requisiti per le valutazioni di impatto
ambientale relative alle attività marine pianificate con potenziali impatti
ecologici, tra cui la pesca, il trasporto marittimo, la posa di cavi e
l'estrazione di risorse, migliora la trasparenza e incoraggia la cooperazione
scientifica. Inoltre, impone una ripartizione equa e giusta dei benefici
derivanti dalle risorse genetiche marine.
Giulia Prato, Responsabile Mare del WWF Italia,
ha dichiarato: "È giunto il momento che tutti gli Stati e gli utenti degli
oceani collaborino realmente per salvaguardare i nostri oceani: solo ponendo la
salute degli oceani al centro della pesca, della navigazione e di altri usi
degli oceani sarà possibile conservare la vita marina e i servizi ecosistemici
per le generazioni future. Ora le industrie oceaniche devono collaborare con
gli esperti di biodiversità per integrare i pareri scientifici nel processo
decisionale relativo ai livelli e ai metodi di pesca e alle rotte marittime, ad
esempio, al fine di garantire la prosperità della vita marina".
L'alto mare è fondamentale per la biodiversità, la sicurezza
alimentare e l'economia globale e la stabilità climatica. L'oceano ha mitigato
gli effetti dei cambiamenti climatici, assorbendo circa il 90% del calore in
eccesso generato dalle emissioni di gas serra e il 25% delle emissioni di
anidride carbonica, tuttavia, in mancanza di una seria tutela, le sue capacità
di assorbimento di CO2 stanno drasticamente mutando.
Il ruolo dell’Italia
L’Italia può e deve giocare un ruolo importante
nell’attuazione di questo trattato. A oggi però il nostro Paese non ha ancora
firmato il testo, nonostante sia parte della coalizione di Stati che hanno
promesso una sua rapida implementazione.
Insieme a Blue Marine
Foundation, Client Earth, Greenpeace Italia, LIPU e Mare Vivo, il
WWF Italia ha scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e
al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.
Nella missiva le associazioni
avvertono che l’attuale ritardo dell’Italia nel perfezionare la ratifica
rischia di compromettere la credibilità del Paese e di indebolirne il ruolo
nelle politiche globali di tutela ambientale. Una rapida ratifica, al
contrario, costituirebbe un segnale concreto e coerente rispetto agli impegni
assunti, contribuendo a colmare l’attuale distanza dagli obiettivi
internazionali di protezione della biodiversità. L’invito al Governo è quindi
quello di procedere quanto prima alla ratifica dell’Accordo.
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