SIULM Marina: inaccettabile la Riforma dei Militari senza i Militari
Le APCSM escluse dal Comitato Strategico per la riforma delle Forze Armate
Il SIULM Marina (Sindacato
Unitario Lavoratori Militari) contesta in modo netto e fermo l’avvio del
Comitato Strategico per la riforma delle Forze Armate, promosso dal Ministro
della Difesa Guido Crosetto, senza alcun coinvolgimento delle Associazioni Professionali
a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM).
Si tratta di una scelta grave,
politicamente miope e istituzionalmente contraddittoria: infatti, mentre a
parole si proclama la volontà di realizzare una riforma “delle Forze Armate” e
non “del Ministro”, nei fatti si esclude chi, per legge, rappresenta il
personale militare e ne raccoglie quotidianamente istanze, criticità e bisogni
reali.
Le APCSM sono l’unico strumento
di rappresentanza collettiva del personale militare riconosciuto
dall’ordinamento; per questo escluderle da un percorso che si annuncia come
“complessivo e profondo”, equivale a negare il principio stesso di
partecipazione democratica e a svuotare di contenuto le dichiarazioni
sull’ascolto degli uomini e delle donne in uniforme.
Non è accettabile che si parli di
riforma costruita sull’esperienza concreta del personale, salvo poi escludere
le organizzazioni che quella esperienza la traducono in proposte, tutele e
confronto strutturato. Così facendo si rischia di realizzare una riforma che,
calata dall’alto, nasce distante dalla realtà operativa e sociale vissuta
quotidianamente dal personale della Difesa.
Il SIULM Marina rivendica con
forza il diritto delle APCSM a essere parte integrante del processo di riforma
fin dalla sua fase iniziale: il coinvolgimento successivo o, peggio, meramente
consultivo, non può essere considerato sufficiente né rispettoso del ruolo
sindacale riconosciuto per legge.
Pertanto il SIULM Marina chiede
l’immediata apertura di un confronto formale e strutturato con le APCSM o,
ancora meglio, l’immediata partecipazione delle stesse ai lavori del Comitato
Strategico. Ogni altra soluzione rappresenterebbe un arretramento sul piano dei
diritti di rappresentanza e una grave occasione mancata per costruire una
riforma realmente condivisa.
Il SIULM Marina non accetterà che
il personale militare venga evocato a parole e ignorato nei fatti, riservandosi
fin da ora, in assenza di un “cambio di rotta”, di intraprendere ogni
iniziativa sindacale e istituzionale utile a tutelare la dignità, la voce e i
diritti delle donne e degli uomini della Marina Militare.
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