Stefano Poletti, co-fondatore dell’Officina della Camomilla, torna con i FoFoForever: “Albatros” è il nuovo album
Dieci brani che rivendicano un pop laterale, tra ironia, immaginazione e una scrittura volutamente imperfetta
Stefano Poletti, co-fondatore dell’Officina della Camomilla
e figura centrale della scena indie italiana, torna il 16 gennaio con “Albatros”
(Orangle Records), il nuovo album del progetto parallelo FoFoForever:
dieci brani che riportano in primo piano la sua scrittura irregolare, l’uso di
strumenti non convenzionali e un immaginario che dialoga con il mercato attuale
senza ricalcarne i codici.
Quando si parla del lavoro di Poletti, tornano spesso suoni
e immagini che arrivano dall’infanzia e resistono nel tempo senza trasformarsi
in nostalgia. “Albatros” nasce proprio da questa attitudine: riportare
in superficie quello che rimane quando la vita adulta perde leggerezza e
serve un dettaglio, un appiglio minimo, per ritrovare la direzione.
“Albatros”, composto da 10 tracce che si muovono tra pop,
lampi folk e incursioni orchestrali, arriva in un momento in cui il racconto
musicale italiano tende a uniformarsi. Qui, invece, si torna ad un’artigianalità
sonora che non teme la dissonanza e anzi la cerca, grazie ad una band
convinta che il racconto dell’oggi passi anche attraverso ciò che è imperfetto,
immediato, istintivo nel modo in cui nasce e si espone.
E proprio nell’imperfezione istintiva e sincera si colloca
l’immaginario dei FoFoForever, raccontato attraverso materiali e figure che
appartengono alla prima infanzia ma vengono rielaborati senza sentimentalismi:
xilofoni, Omnichord, giraffe volanti. Cerotti sulle ginocchia sbucciate in un
progetto che ruota attorno a poesie sgangherate da “presa bene”, divertenti e
immaginifiche, che restano nell’etere cosmico come una stella cometa in cerca
di passaggio verso una supernova.
«Con “Albatros” – dichiara Stefano Poletti - ho
cercato di tenere vivo lo sguardo dell’infanzia, anche quando si diventa
grandi. Non per nostalgia, ma per continuare a immaginare. È un disco nato da
piccoli gesti quotidiani che diventano mondi, da suoni imperfetti che
raccontano più di mille parole.»
Musicista, autore, regista, figura creativa che ha
attraversato più fasi della scena alternativa rimanendo riconoscibile anche
quando cambia forma, Stefano Poletti occupa da anni una posizione singolare nel
panorama indie-pop italiano; con i FoFoForever questa riconoscibilità diventa
un modo di intendere il pop come territorio irregolare, dove strumenti
giocattolo, arrangiamenti volutamente scomposti e melodie oblique definiscono
un modo preciso di costruire le canzoni, senza ricorrere ai linguaggi più prevedibili
del mercato.
Dopo “Canzoni contro il panico”, la band torna con un
disco pensato per contrastare la frenesia quotidiana: un lavoro
cantautorale indie-pop costruito su arrangiamenti mai scontati, a tratti folk,
a tratti punk, con incursioni nel post-rock e aperture orchestrali.
Non una somma di stili, ma un modo di unire registri diversi
dentro un’unica direzione. L’effetto complessivo è quello di un album che
sembra scritto in un luogo di confine tra cameretta e cosmo, mantenendo
una leggerezza solo apparente, perché sotto la superficie
irregolare convivono inquietudini, ricordi, sogni, paure e piccole
illuminazioni quotidiane.
Il titolo dell’album e della focus track apre un doppio
fronte: da un lato l’immaginario letterario dell’albatros, creatura che vola
alto ma fatica a muoversi a terra; dall’altro la sensazione di essere fuori
asse, fuori posto, ma comunque in movimento. È un’immagine che parla molto al
presente, un tempo in cui la stabilità è intermittente e ci si orienta per
frammenti.
“Albatros”, accompagnato dal tour ufficiale che
ne porta l’immaginario dal disco al palco, segna il ritorno di un pop naïf e
visionario come forma di resistenza alla saturazione dell’ascolto. Un album che
rivendica il diritto di restare laterale, di non occupare obbligatoriamente il
centro, e di usare l’immaginazione come bussola per orientarsi in un presente
in cui la direzione non è mai data una volta per tutte.
“Albatros” Tour:
A seguire, tracklist e track by
track del disco.
“Albatros” – Tracklist:
“Albatros” – Il disco raccontato dalla band:
La canzone della solitudine è un brano che si
muove tra malinconia adolescenziale e energia luminosa. Abbiamo descritto la
solitudine non tanto come vuoto o mancanza, ma come punto di partenza per
rimettersi in moto. Gli archi e gli xilofoni aprono un panorama di dolcezza sbilenca
che diventa il segno distintivo del progetto.
Lucia. Una ballad folk che procede in sottrazione.
Lucia è figura-soglia: rappresenta il momento in cui, dopo una notte che stanca
più dell’alcol, la musica torna come appiglio essenziale.
Albatros, il brano che dà il titolo all’album. Una
corsa circolare, un incedere che oscilla tra leggerezza e un’inquietudine
appena trattenuta. È la sintesi perfetta del progetto: una creatura che vola
alto proprio perché non teme di mostrarsi disallineata.
Cane è la parentesi più istintiva e punk del
disco: ritmo spezzato, chitarre che grattano, una spontaneità che diventa
chiave narrativa.
Astronave cuscino. Una micro-fiaba che trasforma lo
spazio domestico in luogo siderale. Una stanza, un letto, un oggetto qualunque.
Da lì parte tutto. Non serve scappare lontano: basta cambiare prospettiva. È
uno dei brani che dichiarano meglio l’idea del disco.
Lacrima VHS. Il brano più legato alla memoria.
L’immagine della VHS richiama un archivio emotivo che non funziona più
perfettamente, e proprio per questo è prezioso. Un gioco di distorsioni e
immagini bruciate.
La danza della foresta. Ritmi irregolari, visioni
verdi, un senso di movimento continuo. È uno dei momenti più cinematografici
dell’album.
Poesia arcobaleno. Titolo che finge leggerezza e
invece custodisce un’idea precisa: trovare colore anche nelle giornate che non
ne hanno. Arrangiamento che vira verso il cantautorato fantastico, come se
l’infanzia avesse chiesto il permesso di entrare di nuovo in scena.
Ashita no koto mode mo. Un attraversamento di
immaginari orientali filtrati attraverso il pop italiano. Brano di cura e di
distanza, sospeso, che amplia l’orizzonte sonoro del disco.
Zaffiro è una chiusura contemplativa: un piccolo
talismano musicale. Sintesi del percorso, della sua malinconia e della sua
forza quieta.
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