Ex Ilva, Bonelli: Morti sul lavoro e fughe di gas. Il disastro annunciato di Taranto ha precise responsabilità politiche




‘’Ci stringiamo al dolore della famiglia dell’operaio Claudio Salamida, morto ieri all’ex Ilva di Taranto, ma non possiamo non denunciare che quanto accaduto ha precise responsabilità politiche.

La morte di un operaio in impianti sotto sequestro dal 2012, gestiti da commissari nominati dal governo, grida vendetta. 

È inaccettabile che, dopo il sequestro giudiziario, si contino nove morti all’interno dello stabilimento. 

Le indagini stabiliranno le responsabilità individuali di chi doveva controllare e manutenere gli impianti, ma la responsabilità politica è evidente: quegli impianti insicuri continuano a essere in marcia grazie ai decreti “salva-Ilva” e a un’autorizzazione concessa dal Ministero dell’Ambiente lo scorso luglio, nonostante i pareri contrari degli enti locali.

Una scelta assunta ignorando la sentenza della Corte di Giustizia europea, la dichiarazione dell’ONU che definisce Taranto “terra di sacrificio”, i dati INAIL sull’eccesso di tumori tra i lavoratori della provincia e le evidenze scientifiche dello studio SENTIERI.

A rendere ancora più grave il quadro è quanto accaduto questa mattina, con una nuova fuga di gas verificatasi, in due momenti distinti tra la tarda serata di ieri e la notte, nell’area dell’Altoforno 2 dello stabilimento Acciaierie d’Italia. Un episodio che, pur non avendo provocato conseguenze immediate per il personale, dimostra ancora una volta la pericolosità di impianti fatiscenti, attualmente in manutenzione ma destinati a tornare in funzione, esponendo lavoratori e cittadini a rischi continui.

L’ennesimo incidente sul lavoro e l’ennesimo allarme ambientale certificano il fallimento totale della strategia del governo Meloni, che, per tentare di vendere gli impianti, ha accettato un’offerta simbolica di un solo euro, continuando a perseguire una linea che condanna Taranto a restare ancorata al carbone e alla monocultura dell’acciaio, senza alternative industriali e occupazionali, mettendo a rischio la vita di chi lavora e di chi vive in città.

È urgente prendere atto che impianti sotto sequestro non possono garantire sicurezza ai lavoratori. L’area industriale, dopo una vera bonifica, deve tornare nella disponibilità della città per l’insediamento di attività produttive pulite, capaci di garantire lavoro, salute e futuro a Taranto.’’

Così in una nota Angelo Bonelliparlamentare AVS e co-portavoce di Europa Verde.

 


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