Ex Ilva, Bonelli: Morti sul lavoro e fughe di gas. Il disastro annunciato di Taranto ha precise responsabilità politiche
La morte di un operaio in impianti sotto sequestro dal 2012,
gestiti da commissari
nominati dal governo, grida vendetta.
È inaccettabile che, dopo il sequestro
giudiziario, si contino nove morti all’interno dello stabilimento.
Le indagini stabiliranno le responsabilità individuali di
chi doveva controllare e manutenere gli impianti, ma la responsabilità politica
è evidente: quegli impianti insicuri continuano a essere in marcia grazie ai
decreti “salva-Ilva” e a un’autorizzazione concessa dal Ministero
dell’Ambiente lo scorso luglio, nonostante i pareri contrari degli
enti locali.
Una scelta assunta ignorando la sentenza della Corte
di Giustizia europea, la dichiarazione dell’ONU che
definisce Taranto “terra
di sacrificio”, i dati
INAIL sull’eccesso di tumori tra i lavoratori della provincia e le
evidenze scientifiche dello studio
SENTIERI.
A rendere ancora più grave il quadro è quanto accaduto
questa mattina, con una nuova fuga
di gas verificatasi, in due momenti distinti tra la tarda serata di
ieri e la notte, nell’area dell’Altoforno
2 dello stabilimento Acciaierie
d’Italia. Un episodio che, pur non avendo provocato conseguenze immediate
per il personale, dimostra ancora una volta la pericolosità di impianti
fatiscenti, attualmente in manutenzione ma destinati a tornare in funzione,
esponendo lavoratori e cittadini a rischi continui.
L’ennesimo incidente sul lavoro e l’ennesimo allarme
ambientale certificano il fallimento totale della strategia del governo
Meloni, che, per tentare di vendere gli impianti, ha accettato un’offerta
simbolica di un solo euro, continuando a perseguire una linea che condanna
Taranto a restare ancorata al carbone e alla monocultura
dell’acciaio, senza alternative industriali e occupazionali, mettendo a
rischio la vita di chi lavora e di chi vive in città.
È urgente prendere atto che impianti sotto sequestro non
possono garantire sicurezza ai lavoratori. L’area industriale, dopo una vera
bonifica, deve tornare nella disponibilità della città per l’insediamento di
attività produttive pulite, capaci di garantire lavoro, salute e futuro a
Taranto.’’
Così in una nota Angelo
Bonelli, parlamentare
AVS e co-portavoce di Europa
Verde.

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