Venezuela, destituito il generale Javier Marcano Tabata: “Complice nel sequestro di Maduro”
L’ordine di destituzione, arresto e sostituzione del
generale Marcano Tabata è stato impartito dalla nuova presidente vicaria ad
interim, Decly Rodríguez, la quale lunedì ha prestato giuramento di fronte
alla Costituzione
Bolivariana alla carica di vertice con l’approvazione dell’Assemblea
Nazionale, ricevendo il sostegno pubblico anche della figlia di Hugo Chavez,
Rosines Virginia Chávez, e del figlio di Nicolas Maduro, Nicolás Maduro Guerra.
Delcy Rodriguez, di fronte al rispetto del Decreto
di eccezione n. 5200 – che inaugura lo “Stato di shock esterno” per
difendersi dall’aggressione USA e detta la cattura di qualsiasi collaborante
con l’aggressore USA – non ha esitato ad ordinare l’arresto immediato del
Maggior Generale Javier Marcano Tábata, capo della Guardia d’Onore
Presidenziale e direttore della DGCIM (Direzione Generale del Controspionaggio
Militare). L’alto ufficiale viene indicato come l’architetto del tradimento che
ha permesso il sequestro del presidente Maduro lo scorso 3 gennaio.
L’arresto di Marcano Tábata sarebbe avvenuto nelle ultime
ore dopo una notte piuttosto caotica nel Palazzo Legislativo Federale e a
Miraflores, sede quest’ultima della Presidenza.
Il generale Marcano Tábata è stato collegato direttamente
all’operazione statunitense per aver disattivato i protocolli di difesa aerea
nella notte di sabato 3 gennaio sulla caserma di Fuerte Tiuna (sua
responsabilità), ossia il luogo dove stavano dormendo Maduro e la moglie e dove
sono stati sequestrati dalle forze speciali statunitensi.
L’accusa al generale Marcano Tábata è pesante: tradimento,
facilitazione dell’operazione USA “Absolute Resolve”, smantellamento di
protocolli di sicurezza, comunicazioni riservate con intelligence straniere
nelle settimane precedenti. Sono accuse che richiedono verifiche, ma ci sono
prove inconfutabili che ne determinerebbero un coinvolgimento diretto.
Sono trapelate informazioni che suggeriscono che l’arresto
di Marcano Tábata non è stato un “errore”, ma una rapida risposta ai possibili
esecutori di un tradimento deliberato. Le indagini della nuova amministrazione
venezuelana indicano comunicazioni criptate tra il Generale e agenzie di
intelligence straniere nelle settimane precedenti al 3 gennaio 2026.
Prima di rapire Maduro, le forze militari statunitensi hanno
colpito i sistemi di difesa aerea e i radar Buk-2MA forniti dalla Russia al
Venezuela e installati nei porti e negli aeroporti nell’ambito della loro
“alleanza strategica”. Questo significa che senza l’abbattimento delle difese
aeree, il rapimento non sarebbe stato una passeggiata.
Sebbene il trattato di cooperazione di difesa tra Mosca e
Caracas fosse vago e non prevedesse aiuti militari immediati in caso di
invasione straniera del Venezuela, con tutta evidenza è successo qualcosa che
non doveva succedere: sono stati spenti i sistemi antimissile che dovevano
scudare e difendere le basi militari; i sistemi di contrattacco non hanno
attaccato le navi americane; e i sistemi anti aereo ed elicotteri non hanno
abbattuto gli elicotteri invasori.
Quindi non si può parla purtroppo di un “errore”, ma di una
sospensione intenzionale di questi sistemi di difesa, che aveva come fine la
facilitazione dell’aggressione USA e del sequestro del Presidente Maduro, oltre
al fatto di provocare un colpo di Stato contro il governo bolivariano. Questo
non sarebbe successo senza il tradimento di alcuni settori venezuelani.
Tabata è accusato di aver facilitato la “Via di Estrazione” e di aver
consegnato agli USA le coordinate esatte e i punti ciechi dell’anello di sicurezza
cubano-venezuelano, di aver permesso a forze irregolari di attaccare il
Legislativo per creare una cortina di fumo mentre venivano negoziate le
epurazioni interne, avendo così “consegnato” de facto il
Presidente Maduro agli agenti della DEA statunitense.
Purtroppo, per coordinare un’operazione del genere, è
servita l’inevitabile corruzione di tanti funzionari militari in molti posti
chiave: buchi nel sistema, a cui però la leadership bolivariana è abituata
fin dai tempi di Chavez fino ai tempi recenti, quando Maduro ha espulso
Hugo Armando Carvajal Barrios (chiamato “El Pollo”) – ex capo dell’intelligence
militare venezuelana – dalle Forze Armate il 4 aprile 2019 per tradimento e
arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale a giugno 2025 si è dichiarato
colpevole di reati che prevedono l’ergastolo.
Per questi motivi – secondo fonti anonime citate da varie
agenzie stampa – la presidente vicaria Rodriguez ha ordinato arresti di
funzionari di intelligence e controspionaggio della DGCIM che rispondevano a
Marcano. La Presidente Delcy Rodríguez ha mobilitato unità della Milizia
popolare e collettivi chavisti leali per circondare Miraflores, non ricorrendo
all’Esercito regolare.
“Non c’è peggior nemico di chi dorme in casa tua. Il
generale Marcano Tábata non solo ha fallito nel suo dovere, ma ha venduto la
sovranità al miglior offerente”, ha dichiarato un portavoce vicino alla
vicepresidenza.
Senza dubbio questo arresto porta un terremoto a Miraflores,
perché segna la fine della Guardia d’Onore come era conosciuta. Con 32 militari
cubani morti durante l’operazione di estrazione, 8 militari venezuelani della
Guardia d’Onore Presidenziale uccisi a sangue freddo dagli agenti della DEA,
Tabata dietro le sbarre, il corpo di sicurezza presidenziale è collassato e ha
bisogno di una ristrutturazione.
L’arresto di uno dei generali più potenti del Paese invia un
messaggio chiaro: nell’attuale Venezuela il governo è disposto a fare chiarezza
su ciò che è successo e che i collaboratori dell’aggressore USA paghino per la
cattura di Maduro. Il governo di Delcy Rodriguez non sta fingendo normalità, ma
sta ripulendo l’interno, a partire dai vertici militari. Sta dicendo, senza
giri di parole, che la cattura di Maduro non verrà archiviata come “incidente”,
ma trattata come atto ostile con complicità interne.
Tabata era stato, fino a quel momento, un uomo del potere
popolare bolivariano, un “custode” della Rivoluzione Bolivariana, un militante
chavista fin dai tempi di Hugo Chavez. Non si tratta di un generale qualsiasi,
ma di un ex-custode del sistema.
Ed è qui che la narrazione neocoloniale occidentale inizia a
scricchiolare. Un Paese davvero “finito” non apre inchieste contro i propri
generali più potenti, non espone fratture, non cerca responsabili dentro casa.
In un Paese “finito” è impossibile che lo stesso governo continui a governare
ed è emblematico che a riconoscere il consenso e la territorialità di questo
governo sia stato proprio Trump.
Nel frattempo la presidente Delcy Rodríguez ha nominato – in
sostituzione a Tabata – il generale dell’esercito Gustavo
González López nuovo comandante del reggimento della Guardia d’Onore
Presidenziale (GHP), responsabile della sicurezza del capo dello Stato e
direttore della Direzione Generale del Controspionaggio Militare (DGCIM).
La presidente ha definito la cattura di Maduro un “rapimento
illegale” ed ha decretato che continui la mobilitazione generale e
l’attivazione delle milizie, a sostegno delle unità regolari che occupano
posizioni difensive nel Paese e che proteggono l’esecutivo. Inoltre ha ribadito
il suo appello alla pace come diritto dei venezuelani e di tutti i popoli,
affermando che il suo governo “invita il governo degli Stati Uniti a
collaborare su un programma di cooperazione” mettendo a disposizione
gli strumenti della Diplomazia Bolivariana di Pace.
(1) Atto d’accusa
del 2020 contro Nicolas Maduro affermava che il Presidente
costituzionale del Venezuela fosse leader della presunta organizzazione
narcoterrorista “Cartel de los Soles”. L’esistenza
del “Cartel de los Soles” è stata smentita dallo stesso Dipartimento di
Giustizia USA, dopo che l’amministrazione Trump ha catturato
Maduro, pubblicando un atto d’accusa riscritto che tacitamente
ammettere che Maduro non è leader di nessuna organizzazione narcoterrorista e
che il “Cartel de los Soles” non esiste. Notizia che persino il mainstream
italiano ha dovuto riportare https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/maduro-ora-gli-usa-cambiano-idea-non-e-il-leader-di-un-cartello-di-narcos_107665299-202602k.shtml
Altre fonti:
https://www.youtube.com/watch?v=6xhy7Jg1230
Lorenzo Poli
Sono Lorenzo Poli, sono nato a Brescia e dopo la maturità classica, ho iniziato
a frequentare il corso di Scienze Politiche Relazioni Internazionali Diritti
Umani all'Università di Padova. Appassionato di attualità politica, politica
internazionale, questione di genere e studi postcoloniali mi interesso di temi
riguardanti diritti umani, antirazzismo, femminismo, liberazione animale e
antispecismo con particolare attenzione all'intersezionalità dei contesti. Da
qualche anno mi occupo, da autodidatta, di popoli in lotta contro
l'imperialismo, di America Latina, di conflitti in Medioriente, in particolare
la Palestina in una prospettiva decoloniale. Nel 2019 ho contribuito a fondare
Progetto EcoSebino, progetto di rigenerazione eco-sociale che interseca le lotte
per la giustizia ambientale e per la giustizia sociale sul territorio del Lago
d'Iseo. Collaboro con Il Periodista ed ho pubblicato nel 2016 il mio primo
romanzo "Luce al di là del Buio", edito da Marco Serra Tarantola
Editore.

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