
L’impero colpisce ancora.
Gli Stati Uniti d’America bombardano il Venezuela con
l’obiettivo di cambiare il governo e sostituirlo con un regime vicino ai propri
interessi. Un’azione compiuta al di fuori di qualunque diritto internazionale,
contro un Paese sovrano, con un governo democraticamente eletto, e senza alcuna
provocazione.
Se andiamo con la mente a quattro anni fa dicemmo la stessa cosa dell'Ucraina aggredita da Putin i corsi e ricorsi ora abbracciano gli Usa di Trump, complimenti Ronald, davvero ti omologhi al peggio. Povera America
Non esiste alcuna autorizzazione del Consiglio di
Sicurezza che legittimi questo attacco, né è stato dimostrato alcun precedente
attacco armato che consenta di invocare la legittima difesa: la sovranità
venezuelana è stata violata e, con essa, il principio stesso che sostiene la
convivenza tra Stati dal 1945.
Ormai il sistema mostra il suo vero volto: la violenza e
il dominio.
Condanniamo con decisione questo atto di aggressione e esprimiamo solidarietà
col popolo venezuelano.
Del resto, non si tratta di una novità nella politica
statunitense. Episodi simili si sono già verificati in passato, come per
esempio in Iraq, in Libia, in Ucraina, in Siria, e non è escluso che in un
futuro prossimo tocchi all’Iran.
Il Venezuela possiede le più grandi risorse petrolifere
del mondo, un elemento che chiarisce senza ambiguità quali siano i reali
obiettivi di questa aggressione militare.
È anche fondamentale considerare che, nell’ultimo decennio, la Cina ha
intensificato in modo significativo i propri rapporti commerciali con tutta
l’America Latina. Questa operazione va quindi letta anche come un tentativo di
riaffermare il proprio dominio nella regione, che gli Stati Uniti hanno sempre
considerato una sorta di giardino di casa, un territorio di propria esclusiva
influenza.
Tutto il mondo condanna questa aggressione.
L’Europa? Non pervenuta…
Manderà aiuti militari al Paese aggredito? Farà sanzioni contro il Paese
aggressore?
Le conseguenze di questo attacco saranno gravissime, e
non solo in Sud America. Ormai nessun evento nel nostro pianeta è isolato.
Gli Stati Uniti, che hanno perso il controllo del commercio mondiale, non
vogliono abbandonare la loro presunta supremazia, e vogliono a qualsiasi costo
ripristinare il loro ruolo di poliziotto planetario. Questa politica è quella
che unisce, anche se con forme diverse, i vari governi che si sono succeduti a
Washington negli ultimi anni.
Commentando la caduta dell’Unione sovietica, Silo diceva
che metà del mondo è crollato senza creare gravi danni, e si chiedeva: “come
sarà la caduta dell’altra metà del mondo”?
Non è superfluo aggiungere che solo un cambiamento
profondo nella mentalità, nel sistema economico capitalista ed anche nel
passaggio da una democrazia formale a una reale, può far uscire l’umanità dal
nichilismo, dalla violenza e dall’oscurantismo
Europa per la Pace

L’idea di realizzare questa campagna è nata a Lisbona nel Forum umanista del
novembre 2006, durante i lavori di un tavolo sul tema della pace. Partecipavano
diverse organizzazioni e le differenti opinioni convergevano con molta
chiarezza su un punto: la violenza nel mondo, la ripresa del riarmo nucleare,
il pericolo di una catastrofe atomica e quindi la necessità di cambiare con
urgenza la direzione degli avvenimenti.
Ci risuonavano nella mente le parole di
Gandhi, di M. L. King e di Silo sulla importanza della fede nella vita e della
grande forza che è la non-violenza. Ci siamo ispirati a questi esempi. La
dichiarazione è stata presentata ufficialmente a Praga il 22 febbraio 2007
durante una conferenza organizzata dal Movimento Umanista. La dichiarazione è
il frutto del lavoro di piu’ persone e organizzazioni e cerca di sintetizzare
le opinioni comuni e concentrarsi sul tema degli armamenti nucleari. Questa
campagna è aperta a tutti e tutti possono dare il proprio contributo per
svilupparla.
www.europeforpeace.eu
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