Cerco un centro di gravità (provvisorio)
“Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla
gente
avrei bisogno di…
Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle
cose sulla gente
over and over again” (Franco
Battiato)
Il testo
famoso di Battiato si riferisce ad
una permanenza, l’ho ristretta alla provvisorietà. Non è una licenza poetica la
mia, bensì la constatazione storica che i Cattolici
italiani hanno nel tempo abbandonato il concetto di appartenenza ad un
presunto “centro politico” per rivolgersi e appartenere al mondo della
solidarietà e della carità, avendo con la Chiesa un rapporto di riferimento. Con
questa Chiesa di Leone XIV in
particolare. Il voto va dove ognuno di noi decide che vada, lontano certamente
dai professionisti del “buonismo politico” collocati qua e là in ogni partito e
partitino e persino nelle Istituzioni. Buonisti interessati anche fra Cattolici
di comunità, con pregresse aspirazioni governative, e comunque lontani da
quanto ci si aspetta da loro, di fatto inconcludenti.
L’ossessione
dei partiti di parlare di Centro cattolico come riferimento della loro azione è
quanto mai velleitaria e non veritiera. L’ammiccare da parte di “disinvolti
chierichetti” al Cattolicesimo è una
pratica ormai in disuso almeno dagli anni 90, gli anni dell’inchiesta di Mani
pulite, inchiesta che nel tempo ha generato i tempi attuali colmi di contraddizioni
e risvolti pesanti antistorici anche tra gli stessi magistrati protagonisti e
partiti inginocchiati pur collusi, ad applaudire “i capitani coraggiosi” delle procure
e di vari manettari.
Alla base di
tutto, la politica ormai è vittima di una comunicazione univoca, manovrata e
allora via con la propaganda…La voglia della destra meloniana di contrastare
spasmodicamente una languente sinistra nella cultura soprattutto (per
sostituirsi e lo si capisce) è il tema della polemica quotidiana, così come lo
è stata quella della sinistra sulla provenienza dal fascismo del partito del
Presidente del Consiglio.
Poi il
ricercare sempre un nemico politico da battere tramite ogni mezzo
disponibile è diventato una sorta di meme della conseguente aggressività di
parte. Si va dalla demonizzazione, al ridicolizzare fino a scippare ideologicamente
personaggi della cultura progressista, allestendo così un pantheon di comodo,
con lo sfondo delle passarelle della kermesse di Atreju come cassa di risonanza mediatica. L’operazione politica e
culturale di Meloni per appropriarsi del “monopolio della memoria” è perfino antistorica!
Anche perché da quando la sinistra si è innamorata dei proPal ha dimenticato l’Ucraina.
Questo succede quando non ci sono personaggi di rilievo in grado di
interpretare quello che succede con intelligenza senza aggettivi e la sinistra
non li ha.
A destra
eccetto Giorgia Meloni si vede poco
all’orizzonte; condivido quanto ha scritto Veneziani.
I cattolici non possono ancora stare a guardare stropicciandosi gli occhi
sbalorditi per quanto accade e non è sufficiente il Presepio della Meloni per
rassicurarsi e mettersi la coscienza a posto. Certe reazioni scomposte e
strumentali alla tragedia delle guerre, la deresponsabilizzazione del Governo
che scarica tutto sulle colpe dei precedenti governanti e dell’Europa, specie
in tema dei migranti, vissuto essenzialmente come problema di polizia e di
chiusura dei porti, l’inadeguatezza dell’azione politica prevalentemente muscolare
e rivendicativa, con atteggiamenti addirittura imperiosi nei confronti dell’UE,
già notevolmente in confusione, tutto questo rischia di provocare una crisi non
solo politica, ma anche istituzionale nei rapporti con le altre Istituzioni.
Ormai non si
tratta di misurarsi, con ragionamenti binari, con un cambio di maggioranza, ma
ad un mutamento se non stravolgimento del nostro sistema politico parlamentare
e il complessivo funzionamento nella cooperazione e collaborazione tra le
diverse istituzioni. In più la decomposizione di Rai e Mediaset è sempre più
visibile. In particolare lo smarrimento della Rai, in quanto azienda pubblica di informazione, cultura e spettacolo,
sta perdendo le capacità di autonomia e indipendenza, di pluralismo, di rispetto
sostanziale di tutte le posizioni ideali e civili presenti nella società.
Le grandi
difficoltà del funzionamento delle democrazie pluraliste e liberali non
riguardano solamente l’Italia né possono essere genericamente liquidate come
sopravvento dei populismi. La tensione sovranista appare vincente nella stessa
storia degli Stati Uniti con la
presidenza Trump, lanciato in una
guerra di arroccamento senza precedenti e sfociata nella guerra commerciale dei
dazi, destinata a conseguenze drammatiche per il mondo intero.
Noi
Cattolici siamo pellegrini alla ricerca di senso, bisognosi di una sosta
religiosa e culturale per comprendere meglio le sfide del proprio tempo e
meditare risposte. In comunione con tutti gli altri uomini in ricerca, vicini e
lontani, bisognosi di speranza e di valori di vita. La presente stagione è fin
troppo occupata da paura e da angosce, da preoccupazioni severe per il futuro
anche della Chiesa e di tante comunità ed esperienze diffuse, talvolta forse
smarrite e prive di un collegamento significativo che costruisce la Chiesa,
vera “Ecclesia”, comunità orante e operante per il bene comune.
Lo ripete di
continuo Papa Leone XIV, ricordando Paolo VI, che dal Concilio Vaticano II
espresse anche preoccupazione per una incompiutezza e insufficienza sempre da
colmare e conquistare. Prima fra tutte: affrontare la multiculturalità
irrobustendo l’identità cristiana per instaurare un rapporto paritario, per
evitare (purtroppo in atto) che per dimostrare di essere aperti rinunciamo alle
tradizioni e rimaniamo sotto mira di integralisti religiosi assassini.
Come
trasmettere il concetto della centralità di valori ai nostri giovani se noi
stessi ci adagiamo sul consueto dell’andazzo?
Urge
un’azione culturale di formazione e non indottrinamento verso le generazioni
future. Certo vanno coltivate e non fatte scappare all’estero o farle rifugiare
in modelli oltranzisti. La condizione dell’umanità insieme a non pochi elementi
di miglioramento e di speranza offre tuttavia ferite profonde nel suo tessuto
di popoli in guerra e alle prese con il dramma della fame e della sete, del
mancato rispetto della dignità delle persone, tutte cause e conseguenze della
tragedia migratoria, segno misterioso e drammatico di una umanità dolorosamente
in cammino, che testimonia l’urgenza di un bisogno d’incontro e di accoglienza fraterno
e disponibile al dialogo con l’altro per preparare un mondo più giusto e
consapevole.
Per ora solo Papa Leone è il rifugio sicuro (centro di gravità) di noi cattolici non assuefatti alle chimere delle propagande. Dobbiamo partire da questo punto fermo e laicamente promuovere con urgenza un’adunanza di uomini di buona volontà con fede e bagaglio di tradizioni condivisibili, senza i paramenti della demagogia e della volgare propaganda.
*direttore – www.italianitalianinelmondo.com

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