Migranti – I CPR come manicomi vanno chiusi

 

Il gruppo di monitoraggio delle migrazioni afferma che i centri di rimpatrio devono essere chiusi come i manicomi


Il rapporto ha elogiato la lezione impartita dallo psichiatra e neurologo Franco Basaglia, che ispirò la legge che chiuse i manicomi nel 1978, sottolineando che le rianimazioni cardiache non possono essere migliorate e dovrebbero essere chiuse definitivamente.> <">Il Tavolo Asilo e Immigrazione ha inoltre sollecitato l'eliminazione della detenzione amministrativa dalle politiche migratorie e il loro radicamento nell'accoglienza, nell'inclusione e nel rispetto della dignità umana.

 La fonte dei dati presentati nel rapporto è il progetto Trattenuti promosso da ActionAid e Università di Bari.

 Nel corso del 2025, delegazioni composte da parlamentari e operatori hanno visitato 10 CPR in tutta Italia, segnalando le limitazioni all'accesso imposte agli osservatori indipendenti e gli ostacoli posti per impedire le ispezioni.

 Il Rapporto 2025, in coordinamento con l'iniziativa "Il viaggio di Marco Cavallo" (statua realizzata nel 1973 dai pazienti e dagli operatori del manicomio di Trieste diretto da Basaglia), organizzata dal Forum Salute Mentale, ha posto il benessere mentale al centro dell'analisi.

 Nei CPR, "i diritti alla salute sono sistematicamente compromessi", ha osservato lo studio, citando "assistenza sanitaria privatizzata, disuguaglianze territoriali, ritardi nelle cure, scarso coordinamento con i servizi pubblici".

 "Sono stati documentati l'uso improprio di farmaci psichiatrici, episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio", ha inoltre denunciato.

 

'Gravi limitazioni alla rappresentanza legale'

 Secondo il rapporto, i centri di rianimazione non sono solo strutture che "ospitano condizioni preesistenti di fragilità", ma anche "generano deterioramento psicofisico e perdita di dignità".

 Inoltre, ha denunciato le "gravi limitazioni alla rappresentanza legale" e le difficoltà incontrate dai residenti stranieri nel "trovare un avvocato", osservando che avevano accesso solo a "informazioni frammentate" e avevano "scarsa consapevolezza" del loro status giuridico.

 Secondo TAI, "le condizioni materiali sono degradate" con "sovraffollamento, scarsa igiene, isolamento e inattività forzata. Tutto ciò riflette una logica di contenimento e controllo, non di salvaguardia".

 Inoltre, il rapporto ha menzionato questioni economiche e gestionali: nel 2024, oltre la metà dei posti nei CPR risultava non disponibile, con una percentuale crescente di posti formalmente attivi ma vuoti.

 Anche l'efficacia delle politiche di rimpatrio sta diminuendo, secondo il rapporto. Solo il 10,4% delle misure nel 2024 è stato attuato tramite un CPR, il che dimostra che il sistema è "costoso e inefficiente", afferma lo studio.

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