Avere e i suoi composti
di Luigi Casale
Questi miei articoli divulgativi di semantica storica,
scritti allo scopo di rendere trasparente a quante più persone possibili la
lingua italiana, qualcuno li ha chiamati lezioni; a me però è capitato in
qualche occasione di chiamarli esercitazioni. Ma al di là della portata della
differenza delle due definizioni, a me piace considerarli dei modelli, degli
esempi, oppure schemi; per altrettante riflessioni di approfondimento su altri
vocaboli, o su gruppi di parole morfologicamente apparentate, per cercare di
capire come si allargano, o si restringono, o si spostano, o si ribaltano, cioè:
si modificano, i significati originari di una parola radicale, la quale nella
pratica comunicativa è stata capace di generare una famiglia di parole.
Con questa premessa intendo dire che chiunque, dopo la
lettura di due o tre, o più, di questi articoli – a seconda dell’attenzione e
degli strumenti interpretativi di cui dispone – potrebbe, da solo e con l’aiuto
di buon vocabolario della lingua italiana, continuare a “divertirsi” in questa
ricerca della trasparenza linguistica. Già
altre volte mi è capitato di precisare che tutto quello che espongo, trova la
fonte sorgente nel dizionario.
Oggi intendo parlarvi del verbo latino “habeo, habui, habitum, habere” che significa “avere”. Ho indicato
le quattro voci del paradigma, così
come sono rappresentati i verbi in un normale dizionario scolastico: prima
persona del Presente e del Perfetto Indicativo + Supino ed Infinito Presente,
che sono due indeclinabili. Per spiegare
ai giovani studenti di latino che cos’è e perché si mostra il paradigma, si dice che le quattro forme esposte nel paradigma sono la base per la formazione di tutte le altre forme
della coniugazione completa del verbo.
Dal verbo “habeo/habere”
mediante l’applicazione di un suffisso si ha il verbo “habito, habitavi, habitatum, habitare”, che chiamiamo iterativo o
intensivo, per indicare che l’azione del verbo si ripete. Il verbo “habito/habitare” significa, appunto,
“avere abitualmente”. Perciò tutta una serie di altri significati tra cui
“abitare”. Vorrei far notare che anche i sostantivi “abitazione”, “abito” e “abitudine”,
l’aggettivo “abile”, e lo stesso avverbio usato poco fa, “abitualmente”, sono
tutte parole che derivano da “habeo/habere”.
Per le numerose accezioni delle parole italiane chiuse nelle virgolette,
consiglierei di consultare un vocabolario.
Sempre da “habeo/habere”,
mediante l’applicazione di prefissi (avverbi o preposizioni: cum = insieme; de = separazione, privazione; ex
= provenienza dall’interno; in =
movimento verso l’interno; prae =
davanti; pro = sostituzione, al posto di … ) si formano alcuni verbi, che
andiamo a vedere.
“Habeo” = avere,
abbiente
“Cohibeo” = (tenere insieme, contenere,
racchiudere) coibente.
“Debeo” = devo, dovere, debito.
“Exhibeo” = esibire, esibizione.
“Inhibeo” = inibire, inibizione.
“Praebeo” = (offrire), prebende.
“Prohibeo” = proibire.
E tante altre parole da queste derivate. Inoltre, dal verbo
avere (italiano) deriva la parola abbiente = che possiede, che sta bene
economicamente (tipo di participio costruito sul congiuntivo abbia).

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