DI SCHIENA. Jeanne Hébuterne senza Modigliani", il nuovo romanzo di Anna Burgio
L'INTERVISTA: "VOLEVO RIDARLE
SPESSORE E DIGNITÀ".
La pittrice francese Jeanne
Hébuterne è conosciuta soprattutto per essere stata l’ultima compagna di Amedeo Modigliani e averne
condiviso la tragedia: quando l’artista livornese morì di meningite
tubercolare, nel 1920, la donna - al nono mese di gravidanza - si uccise
lanciandosi dal quinto piano. Il poco che si trova
sulla vita di questa valente pittrice s’incentra sul suo amore devoto e
disperato. Grazie a "Di schiena", nuovo intenso romanzo della scrittrice
siciliana Anna Burgio (Città del Sole edizioni), il lettore può sapere di più sullo
spirito e i sentimenti di "Jeanne Hébuterne senza Modigliani", come recita il sottotitolo. Abbiamo intervistato l'autrice, che anche quest'anno sarà fra i promotori di "Kaos" - il festival dell'editoria,
della legalità e dell'identità siciliana.
Quando e come hai
"conosciuto" Jeanne?
Ho conosciuto Jeanne Hèbuterne grazie a un cantautore che
amo, Vinicio Capossela. Nella sua "Modì", Capossela fa raccontare
direttamente a Jeanne gli ultimi istanti della sua storia con Modigliani.
Questa figura di donna mi ha incuriosito e così ho cominciato le mie
ricerche.
Che cosa vi ha subito
unito?
Evidentemente sono attratta dalle storie di donne
dimenticate; è accaduto con Serafina e adesso con Jeanne. Nel libro scrivo che,
se esistono vite precedenti, in una di queste sarò stata forse una donna
dimenticata anch'io. Mi ha unito a Jeanne la voglia di ridarle spessore e
dignità.
Si sa poco su Jeanne
Hébuterne: in che maniera ne hai narrato la storia? quali elementi hai
privilegiato? la tua scrittura quali informazioni mancanti ha maggiormente
rimpiazzato?
Partendo dalle poche basi storiche e artistiche, ho
preferito procedere in maniera introspettiva, che è poi quella che mi è più
congeniale. Ho cercato di ricostruire la vita privata e il "sentire"
di Jeannette, il modo e le emozioni con cui ha attraversato la sua epoca e la
sua storia.
La sua arte pittorica
quanto ha raccontato di lei in assenza di scritti e diari?
La sua arte pittorica ha cominciato a delineare un ritratto
dell'artista da pochi anni, considerato che le sue opere non sono state
divulgate fino alla morte del fratello Andrè, che si è sempre categoricamente
rifiutato di renderle pubbliche. Dalle opere emerge un'attenzione ai
particolari, ai dettagli, al circostante, oltre che una grande sensibilità.
Pasternak scrisse di lei che era "una pittrice timida come un sogno.
La decisione finale
della sua vita è stata la coerente conclusione di un percorso personale o di
un'indole?
Sembrerebbe di sì. Io dico che lasciò la vita di schiena,
così come l'aveva vissuta. Non così era la sua infanzia, ma qualcosa, nel corso
della sua breve esistenza, deve averla spinta a diventare un'ombra.
Come scrittrice,
pensi che tante donne ancora oggi vivano solo "di schiena"?
È evidente che, per quanto riguarda la condizione della
donna, molte cose sono cambiate rispetto ai primi decenni del Novecento.
Tuttavia, se le pagine dei nostri giornali sono piene di notizie di
femminicidi, se tante donne continuano ostinatamente a voler restare accanto a
uomini che le mortificano e le umiliano, ci deve essere una spinta interiore -
forse dovuta, e lo dico in maniera semplicistica, a una mancanza di autostima -
che le spinge a scegliere per se stesse una strada di sofferenza.
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Hai fatto un viaggio
sulle orme del tuo personaggio? con quali sensazioni e conoscenze in più sei
tornata?
Il viaggio è stato emozionante. Poiché avevo già concluso le
mie ricerche e scritto il libro, ho avuto la sensazione di essere a casa, di
conoscere già ogni luogo. E mi è accaduto, esattamente come mentre scrivevo, di
sentirmi Jeanne, di provare a vivere le sue stesse emozioni.
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Mentre scrivevi e ti
avviavi alla conclusione del romanzo, eri tentata di cambiarne il finale per
riscattare Jeanne?
È stata una tentazione che ha attraversato tutta la stesura
del testo, tanto che a un certo punto ho anche pensato di desistere, perché non
si può cambiare la storia. Ma la passione e l'ossessione per questa giovane e
sfortunata donna hanno avuto la meglio.
Parliamo del premio
letterario "Kaos": anche quest'anno in prima linea? perché tanto
impegno verso questa manifestazione?
"Kaos" - il festival dell'editoria, della legalità
e dell'identità siciliana - è ormai una realtà culturale consolidata in
provincia di Agrigento. Crediamo che la cultura sia un veicolo di legalità e,
in quanto tale, vada diffusa e condivisa il più possibile. Anche per questo il
festival è itinerante e si sposta ogni anno in un Comune diverso della
provincia. Ritengo che essere davvero società civile, oggi, sia mettere a
disposizione degli altri le attività positive ciò che si sanno fare meglio,
che si fanno con passione. Tutti noi siamo segni e semi, ma un segno da
solo non crea parola, un seme da solo non dà frutto. Amo la condivisione e la
contaminazione, perché generano ricchezza.
Giovanni Zambito

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