Taranto - Hermes Academy - Fra cartoon e centro di ascolto, letture e cultura delle differenze ecco il programma
Riceviamo
e pubblichiamo integralmente nota dell’associazione Hermes Academy di Taranto
Sportello
Arcobaleno
Anche
in vista del Pride del prossimo 2 luglio, Arcigay Taranto, Associazione Salam
ed Hermes Academy Onlus, da diversi anni in rete per l’integrazione e la
diffusione della cultura delle differenze, consolidano la propria
collaborazione.
Lunedì
20 giugno, presso il Centro Interculturale Nelson Mandela, in Via Anfiteatro
#219 a Taranto, alle ore 10.00 continuano le attività dello Sportello
Arcobaleno, spazio di ascolto per migranti LGBT coordinato da Arcigay Taranto.
Molti
migranti fuggono da paesi in cui l’omosessualità è un reato o reprimono la
propria sessualità in virtù di retaggi religiosi. Psicologi, sessuologi, legali
e mediatori – in continuità con l’attività promossa da Hermes Academy Onlus ed
Arcigay Taranto nel Centro di Ascolto LGBT presso la Biblioteca Comunale Pietro
Acclavio dal 27 giugno 2014 al 29 settembre 2015 – presidiano il centro tutti i
lunedì mattina dalle ore 10.00 alle ore 12.00. Le attività sono supportate
dalla Cooperativa Al Fallah, che si occupa della mediazione culturale.
È
possibile usufruire del servizio anche in diversa sede o diverso orario,
prenotando una consulenza al +39 388 874 6670.
Continua
il Social Bridge Project
In seno al Social Bridge Project, partito nella
primavera del 2014, il Centro
Interculturale Nelson Mandela promuove il laboratorio gratuito di
scrittura creativa coordinato dall’attore e scrittore Luigi Pignatelli.
Il nuovo appuntamento, per migranti e chiunque
abbia voglia di mettersi in gioco, conoscere il sé attraverso l’altro da sé –
senza distinzione di età, provenienza geografica e sociale, religione,
orientamento sessuale, etc – è per le ore 10.30 di lunedì 20 giugno presso la sede in Via Anfiteatro #219 a
Taranto.
È prevista una pubblicazione degli elaborati
prodotti durante il percorso. Per info e iscrizioni, contattare il +39 388 874
6670.
Attività
di accompagnamento alla lettura e film sull’autodeterminazione
Lunedì
20 giugno, presso la Biblioteca Popolare in Via Pupino #90 a Taranto, continua
l’attività di accompagnamento allo studio e alla lettura creativa per i più
piccoli, a cura dei volontari dell’Associazione Hermes Academy Onlus e degli
attivisti di Arcigay Taranto, che ogni giorno dal lunedì al venerdì coadiuvano
i più giovani nello svolgimento dei compiti e nell’educazione alla lettura e
alla ricerca. Il servizio, offerto dalle ore 17.00 alle ore 19.00, è gratuito;
occorre, però, prenotare al +39 388 874 6670.
Per le ore 21.00 di lunedì 20 giugno
l’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus ed Arcigay Taranto invitano soci
e simpatizzati presso la sede in Via Pupino #90, nel cuore del borgo umbertino
della Città dei Due Mari, dove, per il nuovo appuntamento del ciclo di
Cineforum LGBTQI*, verrà proposto “Zootropolis”,
film d’animazione in computer grafica del 2016 prodotto da Walt Disney Animation Studios e diretto da Byron Howard e Rich Moore. La partecipazione è libera e
gratuita, ma occorre prenotare al +39 388 874 6670.
A seguire, la
recensione di Paola Casella. Il mondo animale è cambiato ambiato: non è più
diviso in due fra docili prede e feroci predatori, ma armoniosamente coabitato
da entrambi. Judy è una coniglietta dalle grandi ambizioni che sogna di
diventare poliziotta, poiché le è stato insegnato che tutto è possibile in
questo nuovo mondo. Nick è una volpe che vive di espedienti nella capitale,
Zootropolis, dove Judy, dopo un estenuante training in accademia, approda come
ausiliaria del traffico. Toccherà a loro, inaspettatamente uniti, risolvere il
mistero dei 14 animali scomparsi che tutta la città sta cercando e sventare i
piani di chi vuole impossessarsi del potere locale, secondo l’atavico principio divide et impera.
Zootropolis, cartone Disney supervisionato
dall’onnipotente John Lasseter, affronta di petto la tematica più attuale di
tutte: l’uso della paura come strumento di governo. E va a toccare un altro
degli argomenti più sensibili in ogni epoca, ovvero l’esistenza (o meno) di una
predisposizione biologia al crimine per alcune razze e alcune etnie. Ma si
spinge anche oltre, andando ad analizzare il rapporto fra massa ed élite,
nonché l'opportunità (o meno) di sopprimere la natura selvaggia e istintiva
sacrificandola all’ordine sociale, flirtando con l'eterno dilemma se nella
formazione degli individui, e delle società, conti maggiormente la natura o la
cultura. In realtà il discorso portante è quello dell’autodeterminazione a
dispetto della propria limitata dotazione di base: un discorso che, da Monsters & Co a Planes a Turbo, attraversa molta animazione recente.
È la
filosofia “Yes you can” che ha portato alla presidenza americana un
afroamericano e che sta alle radici del (nuovo) sogno americano. Il corollario
di questa filosofia è l’ostinazione “ottusa” di Judy a “non mollare mai”,
perché nessuno può dirle ciò che può essere e non essere, ciò che può e non può
fare. Naturalmente quello che conta in Zootropolis è il modo in cui questi temi vengono
sviluppati, sia a livello di narrazione che di espedienti visivi. E se la
sceneggiatura mostra un gioco di semina, di echi e di rimandi fin troppo
calibrato, la regia, ad opera di un team di cui fa parte anche Jennifer Lee, la
wonder woman dietro Frozen, si sbizzarrisce in fughe rocambolesche, inseguimenti, esplosioni,
battaglie ed equilibrismi attraverso ben quattro ambienti distinti: campagna,
città, vette innevate e foresta tropicale. La vera forza del film però è
l’escalation di battute sia nell’interazione fra Judy e Nick, nati per creare
la chimica perfetta, sia nella caratterizzazione di decine di specie animali,
fra cui spiccano i bradipi impiegati alla motorizzazione (a riprova che la
burocrazia è esasperante a qualunque latitudine) e l’equino hippie doppiato in
italiano da Paolo Ruffini.
Ci sono anche il roditore che cita il Padrino, la donnola che vende cd taroccati, l’elefantessa maestra di yoga, i
lupi che ululano a sproposito, come i cani di Up “biologicamente” predisposti a puntare ogni
loro simile di passaggio, il leone sindaco, il bufalo muschiato capitano di
polizia, persino la gazzella superstar che ha la voce e le movenze sensuali di
Shakira. Tutti indossano abiti umani, camminano in posizione eretta, spippolano
sugli smartphone (che recano sul retro il simbolo di un ortaggio morsicato),
comunicano via Skype e scaricano App per inventarsi identità virtualil. Perché
il presupposto ideologico, per questo come per altri cartoon (vedi Madagascar) è che il regno animale ambisca al modello antropomorfico di civiltà
contemporanea: assunto che nessun animale, ancorché ottuso, probabilmente
condividerebbe.




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