Decreto Ilva: le proposte di modifica di Legambiente
Legambiente ha trasmesso le sue osservazioni critiche sul
decimo decreto Ilva ai presidenti della Commissione Ambiente e della
Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, che ne hanno
iniziato congiuntamente l'esame, con una lettera (disponibile negli allegati)
inviata dalla presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni. Ne
riportiamo di seguito il testo integrale.
Sono diversi, a nostro avviso, i punti critici del decimo decreto Ilva che riteniamo vadano profondamente modificati se si vuole effettivamente contemperare, per i cittadini di Taranto e per i lavoratori dello stabilimento siderurgico, il diritto alla salute e all'ambiente con il diritto al lavoro e le esigenze produttive.
Il decreto specifica le procedure con cui chi presenterà una offerta vincolante potrà richiedere modifiche o integrazioni al Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria vigente ed un differimento fino a 18 mesi del termine ultimo di attuazione delle prescrizioni previste.
Il primo effetto pratico del decreto, nel suo attuale testo, è di fornire una giustificazione all'ulteriore slittamento dell'attuazione delle più importanti misure previste dall'A.I.A. . Ci aspetta un sostanziale "fermo" di sei mesi: in assenza di disposizioni vincolanti i Commissari straordinari avranno infatti un'ottima motivazione per continuare a non predisporre alcun intervento rilevante, costituita dai tempi assegnati sia al Comitato di esperti, che dovrà valutare le modifiche e le integrazioni proposte al Piano Ambientale, sia all'esperto indipendente, che dovrà poi valutare le offerte vincolanti e la loro sostenibilità finanziaria.
Noi chiediamo che nel decreto venga invece esplicitamente indicato l'obbligo per la struttura commissariale a portare avanti gli interventi compatibili con le modifiche ed integrazioni proposte al Piano Ambientale contraendo a tale scopo i previsti finanziamenti statali per complessivi 800 milioni di euro.
Il differimento di 18 mesi costituisce, in ogni caso, l'ennesima proroga di un termine già più volte prorogato a fronte – peraltro - della mancata attuazione di molte delle più rilevanti prescrizioni contenute nel Piano Ambientale, dalla copertura dei parchi minerali al rifacimento delle cokerie. Un fatto, al di là delle giustificazioni puntualmente offerte, che non può essere supinamente accettato. La mera riproposizione di un nuovo cosiddetto "termine ultimo" sganciato da un preciso e vincolante cronoprogramma degli interventi è, a nostro avviso, inconcepibile poiché non offre alcuna possibilità di verificare in corso d'opera l'attuazione del Piano e di sanzionare gli eventuali inadempimenti. Il differimento diventa – di fatto – la possibile anticamera di una ulteriore nuova proroga in un meccanismo perverso che fornisce una patente di legalità al funzionamento di impianti che, da tempo, avrebbero dovuto essere oggetto degli importanti interventi previsti dalla Autorizzazione Integrata Ambientale.
Noi chiediamo che le eventuali proroghe concesse siano accompagnate da un calendario vincolante che preveda, in caso di ulteriori ritardi, la chiusura degli impianti interessati e la loro rimessa in funzione solo ad interventi A.I.A. effettuati.
Al di là della proroga, comunque, è la stessa possibilità di modifiche al Piano Ambientale sganciate da profonde innovazioni nel processo produttivo che crediamo poco si concili con la affermata attribuzione, contenuta nelle prime righe del decreto, di "priorità alla valutazione dei profili ambientali". Le modifiche al Piano Ambientale che potremmo ritenere accettabili sono quelle connesse ad una riduzione del numero degli impianti autorizzati, a partire da cokerie e altoforni, conseguenti ad un Piano Industriale che preveda una diminuzione della capacità produttiva basata sul ciclo del carbone. E' evidente infatti che a fronte di una minore produzione di acciaio derivante dal ciclo integrale possono essere sufficienti un minor numero di cokerie e altiforni così come possono essere previsti parchi minerali più piccoli per i quali va comunque mantenuta la previsione di totale copertura.
Altra cosa, invece, sono le eventuali integrazioni al Piano Ambientale, che ovviamente andranno comunque valutate con la massima attenzione, collegate ad una profonda innovazione nel processo produttivo con l'utilizzo di tecnologie meno impattanti, in totale - come da un punto di vista ambientale sarebbe auspicabile – o parziale sostituzione di quelle attuali basate sul ciclo del carbone.
Noi chiediamo che venga specificato che le modifiche ed integrazioni proposte al Piano ambientale debbano prevedere sia un miglioramento dei profili ambientali conseguibili con il Piano attualmente in vigore che una diminuzione della capacità produttiva autorizzata derivante dal ciclo integrale e comprendere una proposta organica di piano di monitoraggio e controlli aggiornato.
Rammentiamo che ARPA Puglia ha già indicato da tempo che la capacità produttiva attualmente autorizzata, pur in presenza di una A.I.A. pienamente attuata, comporterebbe con gli attuali impianti comunque un persistere di rischi per la salute dei tarantini: la riduzione della capacità produttiva riveniente dal ciclo integrale sarebbe quindi un primo importante contributo alla effettiva compatibilità ambientale dello stabilimento.
Al fine di un effettivo monitoraggio e controllo torniamo a porre, come già facemmo per il decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, l'esigenza di introdurre una disposizione specifica destinata al potenziamento delle strumentazioni e degli organici, ancora oggi gravemente sottodimensionati, a disposizione di ARPA Puglia e specificatamente del dipartimento di Taranto, che ha un ruolo essenziale per la prevenzione dei reati ambientali e per il monitoraggio di tutte le autorizzazioni ambientali relative agli stabilimenti industriali presenti nel territorio jonico. L'anno scorso, in sede di conversione del decreto, fu detto che le disposizioni sarebbero state inserite in un successivo provvedimento che, ad oggi, non ha mai visto la luce: sarebbe davvero incredibile se ancora una volta il Parlamento decidesse di mantenere in stato di palese inadeguatezza proprio la struttura deputata ai controlli ambientali del territorio dove hanno sede i principali impianti dell'Ilva.
Altro aspetto che riteniamo di sottolineare è la pubblicità delle modifiche ed integrazioni proposte al Piano Ambientale: il decreto non la prevede, così come non prevede che, nella fase che porta alla definizione del nuovo Piano Ambientale, siano coinvolti altri soggetti oltre il Comitato degli esperti nominato dal Ministro dell'ambiente. Noi chiediamo che tutti gli atti, a partire dalle modifiche ed integrazioni proposte e dalla documentazione prodotta oltre che da quella richiesta dal Comitato di esperti, siano resi disponibili per la consultazione sul sito del Ministero dell'ambiente e che sia resa possibile la presentazione di osservazioni, da parte del pubblico, anche nella fase che porta alla predisposizione del nuovo Piano Ambientale.
Il decreto, inoltre, estende all'affittuario o acquirente le norme riguardanti i limiti alla responsabilità penale o amministrativa prevista per il Commissario straordinario. E' un elemento che, nella sua formulazione, non può non destare gravi perplessità potendosi arrivare a ipotizzare una sorta di inaccettabile irresponsabilità per tutti gli atti compiuti. Noi riteniamo che i limiti alla responsabilità vadano perciò meglio specificati per evitare possibili interpretazioni che configurino una sorta di licenza ad inquinare incompatibile con il diritto alla salute da parte dei cittadini e dei lavoratori.
Segnaliamo infine che riteniamo necessario venga specificato il termine entro il quale deve essere adottato, da parte del Ministro dello sviluppo economico, il decreto di individuazione dell'aggiudicatario.
Sono diversi, a nostro avviso, i punti critici del decimo decreto Ilva che riteniamo vadano profondamente modificati se si vuole effettivamente contemperare, per i cittadini di Taranto e per i lavoratori dello stabilimento siderurgico, il diritto alla salute e all'ambiente con il diritto al lavoro e le esigenze produttive.
Il decreto specifica le procedure con cui chi presenterà una offerta vincolante potrà richiedere modifiche o integrazioni al Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria vigente ed un differimento fino a 18 mesi del termine ultimo di attuazione delle prescrizioni previste.
Il primo effetto pratico del decreto, nel suo attuale testo, è di fornire una giustificazione all'ulteriore slittamento dell'attuazione delle più importanti misure previste dall'A.I.A. . Ci aspetta un sostanziale "fermo" di sei mesi: in assenza di disposizioni vincolanti i Commissari straordinari avranno infatti un'ottima motivazione per continuare a non predisporre alcun intervento rilevante, costituita dai tempi assegnati sia al Comitato di esperti, che dovrà valutare le modifiche e le integrazioni proposte al Piano Ambientale, sia all'esperto indipendente, che dovrà poi valutare le offerte vincolanti e la loro sostenibilità finanziaria.
Noi chiediamo che nel decreto venga invece esplicitamente indicato l'obbligo per la struttura commissariale a portare avanti gli interventi compatibili con le modifiche ed integrazioni proposte al Piano Ambientale contraendo a tale scopo i previsti finanziamenti statali per complessivi 800 milioni di euro.
Il differimento di 18 mesi costituisce, in ogni caso, l'ennesima proroga di un termine già più volte prorogato a fronte – peraltro - della mancata attuazione di molte delle più rilevanti prescrizioni contenute nel Piano Ambientale, dalla copertura dei parchi minerali al rifacimento delle cokerie. Un fatto, al di là delle giustificazioni puntualmente offerte, che non può essere supinamente accettato. La mera riproposizione di un nuovo cosiddetto "termine ultimo" sganciato da un preciso e vincolante cronoprogramma degli interventi è, a nostro avviso, inconcepibile poiché non offre alcuna possibilità di verificare in corso d'opera l'attuazione del Piano e di sanzionare gli eventuali inadempimenti. Il differimento diventa – di fatto – la possibile anticamera di una ulteriore nuova proroga in un meccanismo perverso che fornisce una patente di legalità al funzionamento di impianti che, da tempo, avrebbero dovuto essere oggetto degli importanti interventi previsti dalla Autorizzazione Integrata Ambientale.
Noi chiediamo che le eventuali proroghe concesse siano accompagnate da un calendario vincolante che preveda, in caso di ulteriori ritardi, la chiusura degli impianti interessati e la loro rimessa in funzione solo ad interventi A.I.A. effettuati.
Al di là della proroga, comunque, è la stessa possibilità di modifiche al Piano Ambientale sganciate da profonde innovazioni nel processo produttivo che crediamo poco si concili con la affermata attribuzione, contenuta nelle prime righe del decreto, di "priorità alla valutazione dei profili ambientali". Le modifiche al Piano Ambientale che potremmo ritenere accettabili sono quelle connesse ad una riduzione del numero degli impianti autorizzati, a partire da cokerie e altoforni, conseguenti ad un Piano Industriale che preveda una diminuzione della capacità produttiva basata sul ciclo del carbone. E' evidente infatti che a fronte di una minore produzione di acciaio derivante dal ciclo integrale possono essere sufficienti un minor numero di cokerie e altiforni così come possono essere previsti parchi minerali più piccoli per i quali va comunque mantenuta la previsione di totale copertura.
Altra cosa, invece, sono le eventuali integrazioni al Piano Ambientale, che ovviamente andranno comunque valutate con la massima attenzione, collegate ad una profonda innovazione nel processo produttivo con l'utilizzo di tecnologie meno impattanti, in totale - come da un punto di vista ambientale sarebbe auspicabile – o parziale sostituzione di quelle attuali basate sul ciclo del carbone.
Noi chiediamo che venga specificato che le modifiche ed integrazioni proposte al Piano ambientale debbano prevedere sia un miglioramento dei profili ambientali conseguibili con il Piano attualmente in vigore che una diminuzione della capacità produttiva autorizzata derivante dal ciclo integrale e comprendere una proposta organica di piano di monitoraggio e controlli aggiornato.
Rammentiamo che ARPA Puglia ha già indicato da tempo che la capacità produttiva attualmente autorizzata, pur in presenza di una A.I.A. pienamente attuata, comporterebbe con gli attuali impianti comunque un persistere di rischi per la salute dei tarantini: la riduzione della capacità produttiva riveniente dal ciclo integrale sarebbe quindi un primo importante contributo alla effettiva compatibilità ambientale dello stabilimento.
Al fine di un effettivo monitoraggio e controllo torniamo a porre, come già facemmo per il decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, l'esigenza di introdurre una disposizione specifica destinata al potenziamento delle strumentazioni e degli organici, ancora oggi gravemente sottodimensionati, a disposizione di ARPA Puglia e specificatamente del dipartimento di Taranto, che ha un ruolo essenziale per la prevenzione dei reati ambientali e per il monitoraggio di tutte le autorizzazioni ambientali relative agli stabilimenti industriali presenti nel territorio jonico. L'anno scorso, in sede di conversione del decreto, fu detto che le disposizioni sarebbero state inserite in un successivo provvedimento che, ad oggi, non ha mai visto la luce: sarebbe davvero incredibile se ancora una volta il Parlamento decidesse di mantenere in stato di palese inadeguatezza proprio la struttura deputata ai controlli ambientali del territorio dove hanno sede i principali impianti dell'Ilva.
Altro aspetto che riteniamo di sottolineare è la pubblicità delle modifiche ed integrazioni proposte al Piano Ambientale: il decreto non la prevede, così come non prevede che, nella fase che porta alla definizione del nuovo Piano Ambientale, siano coinvolti altri soggetti oltre il Comitato degli esperti nominato dal Ministro dell'ambiente. Noi chiediamo che tutti gli atti, a partire dalle modifiche ed integrazioni proposte e dalla documentazione prodotta oltre che da quella richiesta dal Comitato di esperti, siano resi disponibili per la consultazione sul sito del Ministero dell'ambiente e che sia resa possibile la presentazione di osservazioni, da parte del pubblico, anche nella fase che porta alla predisposizione del nuovo Piano Ambientale.
Il decreto, inoltre, estende all'affittuario o acquirente le norme riguardanti i limiti alla responsabilità penale o amministrativa prevista per il Commissario straordinario. E' un elemento che, nella sua formulazione, non può non destare gravi perplessità potendosi arrivare a ipotizzare una sorta di inaccettabile irresponsabilità per tutti gli atti compiuti. Noi riteniamo che i limiti alla responsabilità vadano perciò meglio specificati per evitare possibili interpretazioni che configurino una sorta di licenza ad inquinare incompatibile con il diritto alla salute da parte dei cittadini e dei lavoratori.
Segnaliamo infine che riteniamo necessario venga specificato il termine entro il quale deve essere adottato, da parte del Ministro dello sviluppo economico, il decreto di individuazione dell'aggiudicatario.

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