Da Lecce parte il monito all’unità del centrosinistra
I parlamentari Zanda, Migliore, Uras, Capelli e il sindaco Zedda
al dibattito sul ruolo della sinistra organizzato da Stefàno
Prove tecniche di centrosinistra vero. Da Lecce parte
il monito a tutte le forze per ricomporre un progetto di governo, democratico,
forte e saldo a sinistra, che possa generare lo sviluppo del Paese. Partendo
dalle città e dalle esperienze positive. Ieri nel dibattito sull’attualità del
pensiero gramsciano organizzato nel capoluogo salentino dal movimento La
Puglia in più e dal suo presidente, il senatore Dario Stefàno, si sono confrontati più livelli istituzionali e
forze politiche: Gennaro Migliore, sottosegretario al
Ministero della Giustizia, Luigi Zanda, capogruppo del PD in
Senato e i parlamentari sardi Luciano Uras e Roberto
Capelli.
Presente con un video, a causa di impegni che gli
hanno impedito di giungere a Lecce, Massimo Zedda, appena
riconfermato sindaco di Cagliari con la stessa coalizione di
centrosinistra del 2011. “Il dibattito di Lecce – ha detto Zedda - è
un primo passo di un percorso che mi auguro ci riporti a quel progetto che ha
visto insieme tutte le forze che hanno composto il centrosinistra negli ultimi
20 anni e che a Cagliari ci ha consentito la vittoria al primo turno. Il
segreto? Il governo della città sui temi, sui progetti, la discussione, anche
vivace, su come garantire il programma che presentammo ai cagliaritani nel
2011. I cittadini hanno valutato come abbiamo amministrato e l’approccio che abbiamo
avuto con la città, che non è mai stato ideologico, ma fondato sulle idee per
lo sviluppo della città. Mi auguro che la nostra esperienza possa essere un
valore da portare anche a livello nazionale”.
Il dibattito ha toccato diversi argomenti, partendo
dal Brexit si è discusso di Europa, del ruolo che deve avere il nostro Paese,
soffermandosi sull'opportunità di riprendere la traccia di un centrosinistra di
governo e per il cambiamento.
Il sottosegretario Migliore ha
sottolineato il tema dello spazio politico: “che – ha detto - contesto dai tempi di Rifondazione e di
cui si sono appropriati altri soggetti. Una formazione di sinistra deve
abbracciare elementi solidi di cultura politica e scegliere, ad esempio, di
stare dalla parte di chi non ha voce, senza però usare la sofferenza come
strumento di consenso. Assumersi la responsabilità significa coltivare una
cultura politica. La lezione gramsciana da recuperare è quella di sconfiggere
il massimalismo di una certa sinistra. Il PD non è solo un contenitore dentro
cui ci sono identità diverse, ma uno spazio e un soggetto politico che si
interroga su cosa fare di fronte ai cambiamenti in corso. Teniamo forti i
nostri valori, ma lasciamo stare le ideologie nostalgiche”.
Anche il capogruppo PD al Senato Zanda ha
ribadito il ruolo del suo partito: “Il Pd non rinuncerà mai a discutere, anche
animatamente, al suo interno, poiché regge il Paese e regge la XVII legislatura
italiana. Tutto il resto è polverizzato: il polo berlusconiano si è suddiviso
in 4 gruppi, la Lega Nord si è scissa, al Senato abbiamo il gruppo misto più
numeroso della storia d’Italia. Il Senato, eletto col Porcellum, ha una
maggioranza risicata - è sempre stato
così - e sinora ha retto bene: non c’è un solo
provvedimento in cui non abbia fatto il suo dovere. A volte l’opposizione ha
votato i nostri provvedimenti? Bene, se questo ci ha consentito il varo di
leggi importanti. Il problema è che ci ritroviamo forze politiche che per fare
dispetto al governo o alle forze antagoniste votano con le forze opposte alla
loro identità, ai loro valori. Gramsci diceva che le masse non esisteranno mai
se non verranno inquadrate in un partito politico e che è più facile portare le
masse in un partito che trovare chi poi lo sappia guidare. La strada è fatta di
grandi partiti popolari che abbiano un pensiero e una linea d’azione, noi
dobbiamo raffinare questo pensiero e rendere solida la nostra organizzazione”.
No alle celle ideologiche anche dal senatore
sardo Uras, a cui si riconosce la vittoria di Zedda a Cagliari, che ha
motivato il no a Sinistra italiana: “perché – ha sottolineato - quando ci siamo candidati con Italia Bene
Comune abbiamo ricevuto dagli elettori un mandato: dare al nostro Paese un
governo più avanzato possibile, sui valori dell’ecologia, della solidarietà,
dello sviluppo. La storia di Gramsci dovrebbe insegnarci molto, a non
rinchiuderci ad esempio nelle celle ideologiche. La sua è una storia
straordinaria: povero e senza mezzi, in carcere diviene il filosofo tra i più
illuminati, rompendo tutti i confini. Noi che un poco gramsciani ci sentiamo,
mi chiedo: cosa ci impedisce di esserlo sempre e dovunque? perché dobbiamo
chiuderci nelle celle ideologiche? L’ideologismo ti rinchiude dentro alla
gabbia della testimonianza, dentro a quel “ciò che si dovrebbe fare”. Io
preferisco il “ciò che si può fare”. La vittoria di Cagliari è stato uno sforzo
collettivo consapevole, e quando il Pd non ci ha seguito ha perso, come in
alcune aree della città metropolitana. Affetto e rispetto per il PD, che
serve a questo Paese e all’Europa”.
Di autocritica ha parlato l’onorevole Capelli,
anch’egli sardo: “Concordo sul fatto che sarebbe poco serio modificare la legge
elettorale alla luce degli ultimi avvenimenti come strategia per vincere. Credo
che per il centrosinistra sia necessaria l’autocritica: non abbiamo fatto tutto
bene, né tutto quello che ci eravamo ripromessi, non c’erano le condizioni, ma il
compromesso qualche volta ci ha portato fuori strada. Dobbiamo tornare ad
essere “partigiani” come ci ha insegnato Gramsci, nel senso di assumersi la
responsabilità di prendere una posizione, l’indifferenza è nemica della
democrazia. La maggioranza del popolo italiano che oggi non va più a votare è
l’indifferenza che va combattuta. Come? Il futuro, lo dimostra Zedda, è nel
mostrare come si fanno le cose, proponendo un progetto chiaro di
centrosinistra, in cui deve essere forte anche la componente di centro. La
serietà e la credibilità sono elementi forti da recuperare per aiutare i
giovani a scegliere da che parte stare e portare i cittadini di nuovo a
votare.”
Al senatore Stefàno le conclusioni: “Sono d’accordo con Zanda quando dice che occorre portare a casa provvedimenti utili al Paese, intercettando se necessario anche voti estranei. Cosa diversa è però l’alleanza, come accaduto a Napoli: c’è un limite oltre il quale non si deve andare. Ogni volta che accade si perde, perché la gente non ci riconosce più. Il nostro obiettivo, anche in Puglia col nostro movimento, è quello di rinnovare un impegno partendo dal ruolo che ognuno di noi ricopre, provare a ricostruire un perimetro di centrosinistra che si affermi nelle comunità. Ed essere dentro a quel progetto, da qualunque ruolo, anche quando non se ne è più alla guida, magari per convincere il leader di turno che sta abbracciando rotte pericolose. In Puglia abbiamo vissuto un’esperienza bellissima, anche grazia al fatto che Vendola si sia lasciato contaminare. Non si spiegherebbe il mio ingresso in giunta. Ma deve valere anche il contrario. La sinistra non può rinunciare ad un progetto per via del leader, ha il dovere di contaminare la traccia del governo e di trovare le risposte alle domande del Paese. Perché se i valori della sinistra non sono un impegno ma diventano un vezzo, la sinistra non è più un’opportunità ma diventa un peso per il Paese. Lo diceva Gramsci e io, pur non venendo da quella storia, mi ci riconosco”.

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