Strage di Orlando, killer aveva giurato fedeltà all'Is
Omar Mateen, il killer della strage di Orlando, ha
fatto una telefonata al 911 mentre teneva "quattro o cinque" ostaggi
in uno dei bagni del locale gay, telefonata nel corso della quale "ha
giurato fedeltà allo Stato islamico". E' quanto ha confermato nel corso
di una conferenza stampa il capo della polizia, John Mina, aggiungendo che
l'uomo ha continuato a negoziare, affermando di "indossare un
giubbotto" e di avere esplosivi con sé.
Rivendicazione Is arriva anche via radio
Dopo diverse ore di trattative, la polizia ha deciso di
sfondare il muro del bagno con un veicolo blindato perché riteneva
"imminente un'ulteriore perdita di vite". A quel punto il sospetto è
venuto fuori con due pistole e ha iniziato a sparare agli agenti che hanno
risposto al fuoco e lo hanno ucciso.
Tra 15 e 20 persone si erano nascoste nella toilette di
fronte e sono riuscite a fuggire. L'intervento della polizia, ha aggiunto Mila,
ha permesso di salvare "decine e decine di vite".
Il padre del killer: "Non sapevo avesse tanto
odio nel cuore"
OBAMA- Dalle prime indagini sulla strage di
Orlando non emergono "prove chiare" sulla possibilità che l'attacco
sia stato ordinato dall'estero. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti,
Barack Obama, dopo un incontro alla Casa Bianca al quale ha partecipato, tra
gli altri, il direttore dell'Fbi James Comey. "Sembra che il killer si sia
ispirato da diverse fonti di informazione su Internet", ha affermato il
presidente.
Sono 48 su 49 le vittime identificate. Lo ha reso
noto il sindaco di Orlando, Buddy Dyer. Intanto si è appreso che l'Fbi si
era occupata per due volte di Omar Mateen ma in entrambi i
casi aveva chiuso le indagini. Ron Hopper, agente speciale del Federal
Bureau of Investigation, ha riferito che Mateen fu interrogato due volte nel
2013 in seguito a "commenti incendiari con i colleghi" che potevano
far pensare a legami con terroristi, si legge sul Washington Post.
L'ex moglie: "Mentalmente instabile"
L'inchiesta, ha spiegato Hopper, fu chiusa perché non fu
possibile verificare i dettagli dei suoi commenti. L'anno seguente, l'Fbi
verificò possibili legami fra Mateen e Moner Mohammad Abusalha, il primo
cittadino americano a commettere un attentato suicida in Siria, che viveva come
lui a Fort Pierce, in Florida. "Avevamo stabilito che il contatto era
stato minimo e che al momento non rappresentava una relazione importante o una
minaccia", ha detto Hopper.
Mateen inoltre lavorava per una delle maggiori
compagnie di sicurezza del mondo, la G4S. Con un numero di dipendenti pari
alla popolazione di Washington, la G4S lavora con le forze di sicurezza
americane per i pattugliamenti di confine, ha fornito servizi di sicurezza alle
Olimpiadi di Londra e ha partecipato agli sforzi per spegnere i recenti incendi
in Canada.
Mateen lavorava lì da quasi 9 anni. Era stato impiegato
come guardiano in una struttura carceraria minorile e nella sicurezza di un
elegante resort con campi da golf a Port St. Lucie, in Florida. Secondo un suo
ex collega, Mateen era chiaramente instabile ma la compagnia non era intervenuta
in alcun modo nei suoi confronti.
Daniel Gilroy, ex poliziotto, ha raccontato a Florida
Today di aver lavorato con Mateen al golf resort PGA Village, ma di essersi
dimesso dopo che G4S non era intervenuta di fronte ai commenti omofobi e
razzisti del suo collega. "Me ne sono andato perché tutto quello
che diceva (Mateen) era tossico. La compagnia non faceva niente, quell'uomo
era pazzo e instabile, parlava di uccidere delle persone". Non solo,
Mateen cominciò a perseguitare Gilroy, con chiamate e sms continui.
Un comunicato diffuso da John Kenning, chief executive
regionale per il Nord America della G4S, ha confermato che Mateen lavorava per
la compagnia dal 10 settembre 2007, ed ha espresso condoglianze per le vittime
e la disponibilità a collaborare alle indagini.
LE VITTIME - I media hanno diffuso i nomi di
21 delle vittime: sono 17 uomini e quattro donne, quasi tutti 'latinos' e in
gran parte molto giovani. Hanno fra i 20 e i 37 anni, con una sola vittima di
50 anni. Kimberly Morris, 37anni, era arrivata in Florida dalle Hawaii: era la
buttafuori del Pulse. Edward Sotomayor, 34 anni, era un brand manager per
un'agenzia di viaggi della comunità gay.
Stanley Almodovar III stava per compiere 24 anni ed era
tecnico in una farmacia: la mamma Rosalie gli aveva lasciato da mangiare in
frigo perché sapeva che tornava sempre affamato quando andava a ballare. La
donna è stata però svegliata alle due di notte dalla chiamata di una donna al
cellulare che le diceva di correre al Pulse. Rosalie ha sperato fino all'ultimo
che il figlio fosse solo ferito e ora vuole ricordarlo con il video spensierato
in cui canta e balla sulla strada verso il Pulse, postato da un amico su
Snapchat. Juan Ramon Guerrero, 22 anni, studiava al college: aveva fatto outing
due anni fa fra mille timori, ma la famiglia aveva accolto la notizia con
affetto. Eric Ivan Ortiz-Rivera, 36 anni, veniva da Portorico e si occupava di
merchandising.
La festa poi gli spari: l'ultimo video di Amanda su
Snapchat
Luis S. Vielma, 22enne, lavorava alle attrazioni di Harry
Potter al parco divertimenti della Universal. Lo piange su Twitter J k
Rowlings, autrice della saga: "Luis Vielma lavorava all'Harry Potter ride
della Universal. Aveva 22 anni. Non riesco a smettere di piangere".

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