Chiese e Pievi della pianura di Bologna il nuovo libro del tarantino Nicola Cippone
Con grande piacere e ammirazione riporto il libro del mio amico Nicola
Cippone, che tutti i tarantini ricorderanno, tra gli altri, del penultimo libro
IL BORGO PRIMA DEL BORGO, una approfondita storia delle preesistenze nel centro
storico umbertino di Taranto. Ora proprio l’altro giorno, Cippone che è andato
a godere l’aria più salubre della periferia di Bologna ha ripreso a scrivere e
mi dice: “ se apri il mio profilo, troverai l'ultimo libro da me pubblicato, di
poco meno di 300 pagine, dal titolo: Pievi
e chiese della pianura di Bologna, presentato il primo giugno scorso. E mi piacerebbe
che ne parlassi, per informare gli amici comuni che mi sono rimesso e continuo
a coltivare il mio vizio della ricerca storica, infatti è la storia delle
comunità parrocchiali dal XIII al XIX secolo, tratta direttamente dagli archivi
parrocchiali di dodici chiese bella provincia di Bologna.
Ecco che accontentiamo lui e noi con la sua introduzione e qualche foto
delle pale d'altare di qualche chiesa in cui si possono vedere quadri del
Guercino, del Domenichino, di Ludovico Carracci.
“Questo è un luogo straordinario, pieno di verde, di cultura, a sei
chilometri da Bologna e di gente colta, curiosa e disinteressata. La sera della
presentazione del libro ci sono state 42 prenotazioni”
Introduzione di Nicola Cippone
La storia delle chiese della pianura tra Bologna e
Ferrara, e delle comunità che l’hanno popolata, sono il contenuto di questa ricerca storica ed archivistica. I
documenti sono tratti dagli archivi delle chiese del plebanato di S. Marino, a
ridosso della città di Bologna.
Oltre a questi, sono stati consultati l’archivio di Stato
di Bologna, gli archivi della Diocesi, i manoscritti della biblioteca
dell’Archiginnasio, l’archivio storico del comune di Castel Maggiore e la
biblioteca dello stesso comune; alcuni libri di saggistica, come Le Chiese parrocchiali
della diocesi di Bologna ritratte e descritte (1844), le Rationes Decimarum,
il Liber Focorum;
in particolare, il manoscritto Gozzadini del 1578: Dissegni di Alcune Propettive di Pala%pi,ville e
chiese del Bolognese fatti nel tempo del Sig Cardinale Gabriele Paleotti
Arcivescovo di Bologna
ed il manoscritto la storia di S. Marino,
di don Francesco Mignani, parroco di Bondanello alla fine del
‘700 e gli inizi dell’800. Gli storiografi hanno approfondito questo argomento,
limitandosi a trattarne le caratteristiche architettoniche, artistiche e
costruttive; o ad approfondire argomenti di interesse più personale, relativi a
famiglie, a parroci, o a nobili.
Questa ricerca è piuttosto il tentativo di salvare dall'oblio
non solo la storia di re e di papi, di baroni e vescovi, i grandi eventi, che
la storia ha copiosamente spiegato ma, essenzialmente, quella dei parroci di
campagna, dei contadini e dei modesti artigiani che formavano le comunità
parrocchiali dell’entroterra; è l’intento di ricomporre la storia sociale e
religiosa delle comunità poste intorno alle chiese, di cui
alcune vanno disfacendosi per l’incuria degli uomini e
dei secoli. Accettare che di queste crolli anche il campanile, è come strappare
le pagine della vera storia di tutti, e di tutti i giorni, e conservare solo la
grande storia già nota a tutti. E’ il tentativo di salvare la storia della vita
quotidiana, sociale e religiosa di queste comunità dalla damnatio memoriae.
I riferimenti bibliografici sono essenziali, in quanto
negli archivi parrocchiali è stato possibile recuperare numerose notizie e
aspetti di vita quotidiana, come i progetti per la costruzione delle chiese, o
di lavori di restauro, con la descrizione della tecnica costruttiva, dei materiali
impiegati, e della relativa contabilità. Altre documentazioni: i censimenti
delle nascite e delle morti, che la Curia Arcivescovile affidava ai parroci;
oltre che alla corrispondenza degli stessi parroci con la Curia; le Visite
Pastorali, che minuziosamente riportano la descrizione delle chiese, del loro
arredo e della relativa manutenzione. E’ raro trovare chiese che conservano il
gran numero di opere d’arte di grandi pittori del ‘600 bolognese, come nelle
chiese di Granarolo, di Lovoleto, di Cadriano, di Bondanello, in cui si possono
ammirare tele di Guido Reni, del Guercino, come l’ancona di Ludovico Carracci,
posta sull’altare maggiore della chiesa di S.Nicolò di Funo.
I dati storici iniziano dal XIII secolo, non appena le
fonti archivistiche riportano una documentazione interessante e regolare.
Tutte le chiese fanno parte del plebanato di San Marino sin dal XIV
secolo. La saggista Paola Falchi in un suo studio spiega con chiarezza: Le
pievi svolsero la loro missione di “cura animaruri’, che prevedeva
l’evangelizpazione, la somministrazione dei sacramenti, l’ammaestramento del
popolo cristiano, collocandosi nelle varie zone di insediamento, fossero esse
di pianura, di collina o di montagna, non circondati da particolari nuclei di
insediamento.[I]
In uno dei documenti dell’archivio di Viadagola, nel Libro
dei Conti per la costruzione della chiesa, il 25 ottobre 1883 il
parroco don Domenico Leoni scrisse: Si noteranno in questo Libro
le Entrate, e spese per la Fabrica della nuova Chiesa di Viadagola, per
arrivare a dar principio alla quale sia scritto a gloria sempre maggiore del
grande Iddio, nello spazio di undici anni, trè mesi, e giorni diciassette
dacche’ proposi il grave bisogno, l’ardente mio desiderio, e il modo facile,
reso poi da varie circostanze, molto difficile di tutto eseguire, ho spese non
poche fatiche, non poche lagrime, non pochi contanti.
Un altro parroco, don Girolamo Ruini, nel 1751 giunse in
vacanza ai Ronchi di Venezzano e trovò il
luogo pieno di tanta malinconia per la grande arboratura
che lo circondava (...).
Ancora oggi, in un immutato paesaggio invernale grigio e
nebbioso, come lo descrisse 250 anni or sono il parroco don Girolamo Ruini,
quel luogo resta pieno
di tanta malinconia per la grande arboratura che lo circondava.
Nicola Cippone
medievali bolognesi (secoli VIII-XV, p.60
e ss.



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