Taranto - Storia: il cinema Teatro-Alfieri e i cinema scomparsi
Questo racconto è tratto dal libro "Fuga dalla città" e parla di Taranto degli anni '60. Si parla dei cinema della città. L'autore-protagonista è dirigente provinciale dell'ARCI a 25 anni. Siamo alla fine degli anni '70. Dal testo si capisce anche che la politica non conosce periodi per manifestare le sue negatività.
....Quella stessa mattina venne anche il lavoro a riempire la mia testa. Un
compagno che era impiegato presso l’Intendenza di Finanza di Taranto, venne a
trovarmi:
«Ciao Solìto – dissi, vedendolo
«Ciao devo porti un problema molto delicato che richiede la massima
discrezione e celerità.
«Che succede?», domandai con palese curiosità
«Lo conosci il cinema-teatro Alfieri?
«Certo, da ragazzo ho recitato in quel teatro» .
«Ebbene, compagno mio, fra quindici giorni scade il contratto ventennale
fra il demanio e la società dei fratelli De Gennaro. Per quello che ne so -
continuò quello - Il demanio non ha intenzione di rinnovare la convenzione con
quella ditta. Mi sono chiesto, perché non lo chiedete voi in gestione come
associazione?»
Nel sentire quel compagno entrai in fibrillazione. Si trattava di
un’opportunità stupenda per i gruppi teatrali di base, per le
associazioni
«Potrei fare di più» – dissi io
«Cosa intendi? »
«Potrei farlo come comitato dei circoli aziendali, sai sono cinque
associazioni ed io sono il coordinatore»
«Perfetto, è proprio quello che ci vuole Quella stessa mattina con la carta intestata del CICA (comitato Inter-associativo dei circoli aziendali) scrissi al Ministero delle Finanze la richiesta di avere in gestione il teatro Alfieri. Ancora una volta una riposta da aspettare. I miei compagni mi deridevano, “figurati se ti risponde, un democristiano” .
«Perfetto, è proprio quello che ci vuole Quella stessa mattina con la carta intestata del CICA (comitato Inter-associativo dei circoli aziendali) scrissi al Ministero delle Finanze la richiesta di avere in gestione il teatro Alfieri. Ancora una volta una riposta da aspettare. I miei compagni mi deridevano, “figurati se ti risponde, un democristiano” .
Invece una mattina una telefonata dall'Intendenza di Finanza arrivò in
ufficio: convocazione. Quando entrai nell'ufficio del sovrintendente, avevo
ancora il fiato grosso per la fretta che avevo messo nelle gambe.
«Salve, il Ministro ha telefonato – esordì il dirigente - ed è favorevole riprese il funzionario. Solo che, prima degli adempimenti tecnici, mi dovete piegare cosa è questa associazione»
Parlai velocemente come se questo discorso l’avessi ripassato centinaia di volte.
«Salve, il Ministro ha telefonato – esordì il dirigente - ed è favorevole riprese il funzionario. Solo che, prima degli adempimenti tecnici, mi dovete piegare cosa è questa associazione»
Parlai velocemente come se questo discorso l’avessi ripassato centinaia di volte.
«Bene, vi faremo sapere» - concluse lui congedandomi. Finalmente il sogno di
dotare la città di una struttura sociale aperta a tutti, si stava
concretizzando davanti ai miei occhi.
Non persi tempo, quella stessa settimana convocai le associazioni che erano
partner del coordinamento, chiamai a raccolta i gruppi teatrali, i gruppi
musicali. L'entusiasmo diventava ora collettivo. La cosa sembrò diventare
ancora più concreta quando pervenne una lettera ufficiale del Ministero, a
firma di un vice-ministro, che prendendo a cuore la vicenda, assicurava il
personale impegno a portare a definizione il progetto. Ed era un democristiano.
Io sentivo quella sensazione di soddisfazione che ti fa sentire più leggero.
Pensai di chiedere anche un aiuto al mio partito. Assai raramente si era
interessato alle nostre cose. Chiesi un incontro con i vari responsabili
culturali e con il Comune.
C’era anche la compagna assessora alla cultura. L'incontro si fece, esposi
il progetto, descrissi l 'entusiasmo di tutto l'associazionismo di base per
quello che stava avvenendo. I miei compagni parvero convenire sulle mie idee.
Si disse che il Comune avrebbe vigilato al fine di far riuscire l'iniziativa.
Si era in Aprile. Passarono giorni e giorni di silenzio sulla vicenda. Quel primo di giugno trovai una lettera del Ministero sul tavolo. L’aprii con un tappo di emozione alla gola. La firma era dello stesso sottosegretario democristiano il quale, pur rammaricandosi per l’accaduto, diceva che il Comune di Taranto, in base alle prerogative di legge, aveva vantato diritto di prelazione sulla gestione dell’immobile.
Si era in Aprile. Passarono giorni e giorni di silenzio sulla vicenda. Quel primo di giugno trovai una lettera del Ministero sul tavolo. L’aprii con un tappo di emozione alla gola. La firma era dello stesso sottosegretario democristiano il quale, pur rammaricandosi per l’accaduto, diceva che il Comune di Taranto, in base alle prerogative di legge, aveva vantato diritto di prelazione sulla gestione dell’immobile.
In testa alla lettera, appuntata con uno spillo c’era un biglietto da
visita dell’On Azzaro con su scritto: “mi dispiace veramente” Le associazioni
mi accusarono di fare una sorta di doppio gioco politico, i gruppi di base si
allontanarono dall'associazione. La vicenda pubblica del Teatro Alfieri
assunse, nei giorni che seguirono, quei toni ambigui di cui si veste la
politica quando diventa sporca e si mescola agli affari. L'impresa avviò un
contenzioso amministrativo che sarebbe durato diversi mesi se, nel frattempo,
il teatro non uscisse, è proprio il caso di dirlo, di scena definitivamente.
Una mattina i quotidiani locali titolavano: - Il teatro Alfieri distrutto dal
fuoco. Chiamai una giornalista e rilasciai una intervista rovente. Perché una
amministrazione comunale di sinistra aveva consentito di intraprendere un
percorso tutto istituzionale nella soluzione del problema mortificando il mondo
associativo e i gruppi di base? Non sarebbe stato auspicabile, nel senso di
governare i processi sociali, avere il consenso di centinaia e centinaia di
operatori culturali per gestire insieme la battaglia per appropriarsi di una
struttura di cui la città aveva bisogno? Non avrebbe il controllo sociale
impedito che le cose precipitassero in quel modo? E poi come mai nessuno ha mai
indagato su questa impresa De Gennaro i cui cinema in gestione sono tutti
andati al fuoco?
L'intervista era amara e segnava il profondo distacco che io subivo dalla città e dal ceto politico che lo dominava. La sinistra perdeva proprio là dove avrebbe voluto vincere, nel sociale. La città perdeva i suoi cinema: Paris, Odeon, Alfieri, Pineta, Rex, Ritz, Impero. Il borgo diventava più buio. Il Rex sventrato dal fuoco restò a lungo così, come un orrido della demenza...
L'intervista era amara e segnava il profondo distacco che io subivo dalla città e dal ceto politico che lo dominava. La sinistra perdeva proprio là dove avrebbe voluto vincere, nel sociale. La città perdeva i suoi cinema: Paris, Odeon, Alfieri, Pineta, Rex, Ritz, Impero. Il borgo diventava più buio. Il Rex sventrato dal fuoco restò a lungo così, come un orrido della demenza...

Io nel tempo ho visto chiudere uno dietro l'altro i cinema della mia , nostra città e sentivo dire in giro che la televisione nascente aveva fatto il funerale al cinema. Ritornare oggi a fare luce su questi avvenimenti che purtroppo ci svelano che neanche quando si credeva di stare meglio, non si stava affatto bene , è avvilente rendersi conto come la corruzione sia sempre stata il male ricorrente e incurabile di tutti i tempi.
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