Il sonno della ragione genera mostri
di Roberto De Giorgi
Francisco Goya, celebre artista spagnolo, realizzò la famosa
acquaforte intitolata Il sonno della ragione genera mostri nel 1797, durante il
periodo napoleonico. Questo lavoro nasce come riflessione sui disastri
provocati dalla guerra, che in quegli anni sconvolgeva l'Europa. La scelta del
soggetto e del titolo si ispira profondamente alle conseguenze dei conflitti e
alla sofferenza vissuta dalla popolazione.
Le influenze personali e il messaggio dell'opera
Le vicissitudini delle guerre e una grave malattia che rese
Goya sordo contribuirono a generare in lui un forte pessimismo. Questo stato
d’animo si riversò nelle sue opere, conferendo loro un tono drammatico e
inquietante. Il monito lanciato da Goya attraverso Il sonno della ragione
genera mostri è ancora oggi fonte di riflessione: quando la ragione viene messa
a tacere, emergono i lati oscuri dell’umanità e si generano mostri tanto
interiori quanto collettivi.
Oggi, con i conflitti attuali che generano preoccupazione, la maggior parte dei giovani afferma che non si arruolerebbe in caso di guerra in Italia, come è accaduto ai molti giovani russi che hanno lasciato il paese dopo l'invasione dell'Ucraina.
Il “sonno della ragione” sembra predominare nella politica
attuale, poiché il ricordo della guerra svanisce con la scomparsa dei
protagonisti e pochi testimoni rimangono. Anche noi, nati nel dopoguerra, siamo
ormai anziani, e le idee bellicose rischiano di diffondersi tra il 40% di
persone indifferenti.
Affrontiamo ora un ulteriore tema collegato al sonno della
ragione, in particolare il legame che esso ha con la scuola e la scienza e la ricerca.
L’atteggiamento negazionista parte da una bassa
scolarizzazione che diventa facile esca delle fake news, come abbiamo visto durante la pandemia del 2020,
dove frange minoritarie si sono avventate contro i vaccini e la ricerca.
Mario Morcellini, professore emerito di Sociologia della Comunicazione alla Sapienza, osserva che l'informazione oggi nasce dall'incrocio tra digitale, disintermediazione e sovraccarico di notizie. Il giornalismo incontra difficoltà nel rappresentare la realtà, mentre aumentano le bolle autoreferenziali e un potere che comunica spot senza informare.
Novax e pandemia
Questa è apparsa una sorta di impaccio e mancanza di coerenza,
per riportare gli atteggiamenti facendo a meno degli insulti. Ora che il dott. Roberto Burioni ha scelto di usare il social a pagamento ci dice “Ma un vaccino che non blocca l’infezione può essere
efficace? In effetti la questione non è per niente banale, per cui parliamone
in maniera seria e documentata.
"Insomma, un vaccino che non blocca o ostacola fortemente
l’infezione non ci metterà in condizioni di ottenere una immunità di
gregge contro un dato patogeno, ma può essere egualmente estremamente
utile per proteggere la salute della nostra comunità.
Esattamente come lo era il vaccino AstraZeneca nel
momento in cui ho scritto quei due Tweet."
Lo scienziato sottolinea che AstraZeneca si è impegnata pubblicamente a vendere il vaccino al prezzo di costo durante tutta l’emergenza sanitaria globale, distinguendosi da altri produttori che hanno applicato prezzi più elevati. Si stima che solo nel 2021 il vaccino AstraZeneca abbia salvato sei milioni di vite umane. Sei milioni! Leggete bene.
Potremmo continuare la riflessione iniziale osservando i mostri che si aggirano fra noi, quando apriamo la tv, i talk show, i tg orientati, le veline del potere e i rimbombi di guerra che speriamo sempre che non arrivino fino a noi. Quella persona piangente di Goja ci sia da monito, sempre.


La storia, dunque, si configura come un susseguirsi di episodi in cui la ragione sembra cedere il passo al fanatismo, all’ignoranza e alla paura. Il “Somnus Rationis”, il sonno della ragione, non è mai venuto meno: esso si manifesta in forme sempre nuove, alimentando guerre, persecuzioni e tragedie collettive. Le guerre – definite senza mezzi termini “maledette” – hanno mietuto e mietono ancora milioni di vittime innocenti, mostrando quanto sia fragile il filo che separa la civiltà dalla barbarie. Il Brigante
RispondiElimina