Coldiretti e la “battaglia del latte” Dalle istituzioni prime risposte che danno sollievo agli allevatori
«Tre importanti provvedimenti sono stati ottenuti grazie alla pressante
azione di Coldiretti sul ministro Maurizio Martina, in grado di far tirare una
boccata di ossigeno alle aziende zootecniche dell’arco ionico, ma anche di
tutta Italia».
Ad affermarlo è Alfonso Cavallo, presidente della federazione
provinciale Coldiretti Taranto, aggiungendo che si tratta dei «primi risultati
ottenuti a seguito di una intensa battaglia che solo Coldiretti ha messo in
campo con forza, intelligenza e veemenza nei confronti della nostra classe
politica; non da ultima, la mobilitazione fatta a Bari il 23 marzo scorso che
ha visto la presenza del presidente nazionale Roberto Moncalvo, della sua
giunta e dello stesso ministro, al quale sono stati strappati impegni che oggi
sono diventati operativi».
Ma anche la mobilitazione fatta sabato scoro in Friuli, proprio a
sostegno del settore zootecnico, ha continuato a scuotere la coscienza dei
consumatori sul latte che beviamo o sulle mozzarelle che mangiamo. «Tre
confezioni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono
stranieri – ha spiegato Cavallo –, mentre la metà delle mozzarelle è fatta con
latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero. Nessuno lo sa, però,
perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta». Ciò è quanto è emerso dal
dossier Coldiretti “Quote latte: un anno dopo”, presentato durante la
mobilitazione alle migliaia di allevatori scesi in piazza ad un anno dalla fine
delle quote latte, di fronte a un crisi senza precedenti.
«I provvedimenti ottenuti – ha aggiunto il direttore della federazione
provinciale Coldiretti Taranto, Aldo Raffaele De Sario – permettono agli
allevatori di iniziare a superare con più respiro una crisi del settore
lattiero caseario senza precedenti».
Il primo provvedimento è la moratoria sui debiti di 42 mesi per gli
allevatori e di 24 mesi per tutti gli altri settori grazie al protocollo Mipaaf
e Intesa Sanpaolo, annunciato dal ministro Martina e da Carlo Messina,
consigliere delegato e CEO dell’istituto bancario, «una moratoria – ha
continuato De Sario – che permetterà alle aziende zootecniche di sospendere i
pagamenti dei mutui sottoscritti dalle imprese allevatoriali, con lo stesso
protocollo che prevedrà anche per le banche aderenti la possibilità di offrire
condizioni migliorative rispetto a quelle previste dall'intesa Mipaaf-Abi». Il
secondo provvedimento è ancora più importante perché distribuirà 0,027175 euro
per chilogrammo di latte vaccino prodotto nella campagna 2014/2015,
direttamente da Agea sui conti correnti degli allevatori entro il 30 giugno,
senza fare domanda specifica. «Provvedimento, quest’ultimo – ha specificato il
direttore – varato proprio per la grave crisi che la zootecnia sta vivendo in
questi giorni». Terzo, ma non ultimo per importanza, è l’accordo quadro
stipulato tra Coldiretti ed Enel Energia e che permetterà agli allevatori di
risparmiare dal 10% al 16% in bolletta rispetto alle forniture di luce e gas,
in funzione del numero di capi posseduti.
Le azioni di Coldiretti, però, non si esauriscono in questo senso.
«Oggi, a fronte di una produzione nazionale di circa 110 milioni di quintali di
latte – le parole nette del presidente Cavallo –, le importazioni di latte
equivalente dall’estero arrivano a 85 milioni di quintali, sotto forma di
concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o
trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o
latte italiani, all'insaputa dei consumatori. Nell’ultimo anno hanno
addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate
dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di
latte, pari al 10% dell’intera produzione italiana». Si tratta di prelavorati
industriali che arrivano soprattutto dall’Europa orientale, che consentono di
produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità. Un chilogrammo di cagliata
usata per fare formaggio sostituisce circa dieci chili di latte e la presenza
non viene indicata in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori ciò fa
concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente
latte fresco. «L’assenza di un’indicazione chiara rispetto all’origine del
latte a lunga conservazione, ma anche di quello impiegato in yoghurt, latticini
e formaggi – ha aggiunto il presidente – non consente di conoscere un elemento
di scelta determinante per le caratteristiche qualitative». Impedendo di fatto
ai consumatori, elemento tutt’altro che trascurabile, di sostenere le realtà
produttive nazionali e con esse il lavoro e l’economia del vero “made in
Italy”.
«In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il
valore aggiunto della trasparenza – le conclusioni di Alfonso Cavallo – con
l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti, ma anche le loro
caratteristiche specifiche a partire dai sottoprodotti. Finalmente ci sono le
condizioni per cambiare le norme comunitarie nel senso della trasparenza, sotto
la spinta di Italia e Francia, alla quale è stata già concessa l’autorizzazione
dalla Commissione europea per l’etichettatura di origine per i derivati del
latte e della carne».

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