Tara - Diffida senza risposta
Diffida senza risposta: scaduti i termini di legge. Il silenzio delle istituzioni è inaccettabile.
Sono decorsi i 30 giorni previsti dalla legge per rispondere
alla diffida trasmessa al Comune di Taranto, con particolare riferimento
all'Ufficio Ambiente, ad Arpa Puglia e ai Carabinieri Forestali. A oggi,
l'unico riscontro formale è giunto dai Carabinieri Forestali, che hanno
comunicato un diniego.
La diffida è stata presentata dopo mesi di segnalazioni
ambientali riguardanti il progressivo peggioramento dello stato delle acque del
fiume Tara, documentato anche dalle immagini raccolte nel corso degli ultimi
mesi.
Con tale atto è stato richiesto alle autorità competenti di
effettuare un sopralluogo tecnico urgente, disporre campionamenti e analisi
chimico-biologiche, accertare le cause del rallentamento del flusso e
dell'abbassamento del livello idrico del fiume, verificare l'eventuale presenza
di sfalci vegetali, adottare le misure necessarie alla tutela del Tara, riscontrare
l'istanza di accesso agli atti e comunicare gli esiti delle verifiche.
A tutto questo non è seguita alcuna risposta.
Il Comune di Taranto ha il dovere di tutelare i propri corpi
idrici e di intervenire quando vengono segnalate criticità ambientali. Di
fronte a mesi di segnalazioni e a una diffida formale, il mancato riscontro
rappresenta un fatto grave, che i cittadini hanno il diritto di conoscere e
valutare.
I campionamenti richiesti non rappresentavano una scelta
discrezionale, ma uno strumento essenziale per verificare lo stato del fiume.
Qualora dalle analisi dovesse emergere un peggioramento della qualità delle
acque rispetto alle condizioni esistenti al momento del rilascio della
concessione di derivazione ad AQP, la stessa AQP rischierebbe di perdere la
concessione di derivazione, con tutte le conseguenze amministrative previste
dalla normativa vigente. È anche per questo che riteniamo incomprensibile il
mancato svolgimento delle verifiche richieste.
Per queste ragioni riteniamo che chi aveva la responsabilità
politica e amministrativa di agire e non lo ha fatto debba assumersene le
conseguenze.
Chiediamo le dimissioni dell'Assessora all'Ambiente Fulvia
Gravame. Non per un errore isolato, ma per il venir meno del dovere di
rappresentare e difendere l'interesse pubblico nella tutela del fiume Tara.
Prima di lasciare il proprio incarico, però, l'Assessora ha
il dovere morale e politico di dire ai cittadini perché non sono stati disposti
i campionamenti richiesti e chi, all'interno di Palazzo di Città, ha ostacolato
o impedito un'azione che avrebbe potuto fare chiarezza sullo stato del fiume.
Il Tara appartiene alla comunità, non agli interessi di
pochi. Continueremo a pretendere trasparenza, responsabilità e il rispetto
della legge, affinché questa vicenda venga finalmente affrontata con il rigore
che merita.
Comitato Tara

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