Giornata degli oceani WWF: “mare bollente e pesca insostenibile”
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| pescatori Mozambico 29 7 69 foto Frederick J. Weyerhaeuser WWF |
Entro il 2050
barriere coralline addio e un’invasione di meduse nel
Mediterraneo.
Oggi il declino del
50% delle specie marine minaccia l'uomo e la natura
Ma la cura per gli
Oceani è nelle nostre mani:
riduzione emissioni
CO2 e acquisti consapevoli per il pesce di prodotti ittici
In
occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che si celebra l’8 giugno il WWF
sottolinea la gravità degli effetti prodotti dal cambiamento climatico negli
straordinari ecosistemi degli oceani e dei mari del mondo. Tra le conseguenze
globali dell’aumento di CO2 in atmosfera c’è infatti un impatto diretto sugli
oceani, la porzione ‘blu’ del pianeta che a sua volta svolge un ruolo cruciale
nella stessa regolazione del clima. I mari e gli oceani assorbono mille volte
più calore dell’atmosfera e hanno trattenuto fino ad oggi il 90% dell’energia in
più derivante dall’incremento dei gas serra dovuti all’azione
umana.
Un terzo
di quel calore è penetrato fino a una profondità superiore a 700 metri Questo
potrebbe addirittura soffocare la vita delle creature marine entro 20 anni
secondo un recente studio del National Center for Atmospheric
Research (*,**). In più gli oceani e i mari assorbono circa il 30% della
CO2 che le attività umane emettono in atmosfera (per esempio bruciando i
combustibili fossili) e questo provoca l’acidificazione degli oceani:
dall’inizio dell’era industriale, l’acidità degli oceani è aumentata del 26%.
Con l’attuale livello di riscaldamento e acidificazione delle acque rischiamo di
perdere le barriere coralline entro il 2050. Recenti studi dimostrano che il
pianeta ha già perso il 50% di questi preziosi ecosistemi corallini da cui
dipende la vita di molte comunità e la ricchezza di biodiversità dei mari. Il
count down per il Mediterraneo potrebbe essere già iniziato: un triste
indicatore è la grande diffusione delle meduse, dovuta al riscaldamento delle
acque, alla distruzione degli ecosistemi marini e alla modificazione delle
catene alimentari prodotto da un pesca eccessiva e insostenibile. Mentre prima
si registravano picchi di presenza di meduse ogni 10-15 anni oggi abbiamo
cadenze annuali.
Cambiamento climatico e acidificazione degli oceani
creano sinergie e amplificano l’impatto di altre minacce come la pesca eccessiva
e la distruzione degli habitat marini, tutti fenomeni sempre riconducibili all’attività umana.
Ciò significherebbe la fine di almeno il 25% della biodiversità nel mare, così
come la perdita delle possibilità di pesca ed un impatto significativo su molti
settori produttivi come il turismo.
“I
cambiamenti climatici non influenzeranno solo la vita dei mari e degli oceani,
ma quella di milioni di persone che abitano le loro coste – dichiara Donatella
Bianchi, Presidente del WWF Italia -
La fisionomia stessa delle coste europee
cambierà, con forti impatti non solo ambientali ma sociali ed economici. Se il
mare fosse una nazione, sarebbe la settima più’ importante economia al mondo:
per questo, accanto all’applicazione veloce e rigorosa delle misure necessarie a
raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al massimo a 2°C,
fissato nell’Accordo di Parigi, vanno parallelamente prese misure efficaci per
fermare la distruzione degli stock ittici e per salvare la risorsa marina di
cibo e lavoro per oltre 800 milioni di persone nel mondo”.
IMMAGINI FOTOGRAFICHE DELLO SBIANCAMENTO
CORALLI





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