I documenti di Greenpeace creano imbarazzo alla UE e Stati Uniti in fase avanzata sul Trattato Ttip
Di Maurizio Compagnone *
In questi giorni
Greenpeace ha rivelato documenti scottanti sulla trattative segrete che
Washington e Bruxelles portano avanti da 3 anni sul libero scambio fra Stati
Uniti ed Unione Europea, acronimo (Ttip).
La questione non
può farci stare tranquilli, siamo coinvolti direttamente, un eventuale accordo
transatlantico sarà una ghigliottina anche per il nostro mercato a causa dei
preaccordi bilaterali tra il nostro primo ministro e il Presidente degli Stati
Uniti, durante il vertice G5 di Hannover, di cui nulla trapela. Non possiamo
restare indifferenti sul biscottino che UE e Washington ci stanno preparando.
È di questi giorni
l'alzata di scudi dell'Organizzazione mondiale Greenpeace, la quale ha proposto
una raccolta di firme per indire un referendum. Il Ttip è una corsa verso il
Fosso delle Marianne, e in termini ambientali, di tutela dei consumatori e di
protezione della salute, oltre a quello che viene tenuto nascosto, la perdita
di sovranità nazionale che viene demandata alle grandi Lobby economico
finanziarie.
Nel trattato è
contemplato che le Lobby potranno addirittura invocare l’intervento di
commissioni arbitrali internazionali per impedire l’adozione di leggi nazionali
non solo in materia di protezione dell’ambiente, dei consumatori e della sanità
della popolazione, ma in base al principio della difesa del libero mercato e
degli investimenti anche sulla legislazione riguardante importanti settori,
come quello ospedaliero, o interi mercati.
Questo spiega il
motivo per cui le trattative, si sono svolte nella massima segretezza. In base
al Ttip, noi italiani saremo costretti a bere il Chianti californiano, lo
Champagne del Texas, e le bistecche ONG, con trattamento di ormoni non più
proibiti. Anche i formaggi che metteremo in tavola, nonostante l'Italia è un
grande produttore saranno di provenienza statunitense. Avremo l'Asiago, il
Parmigiano Reggiano, il Silano, la Mozzarella di bufala, clonati
dall'ingegneria genetica statunitense.
Marchi storici
perderebbero il famoso marchio di difesa, DOC e DOP che da sempre ha
accompagnato la qualità dei prodotti italiani. Scompare un'altra importante
clausola quella del principio di precauzione che fino ad oggi ha tutelato la
nostra salute, le case produttrici europee avevano l'obbligo di rispettare le
nano particelle di sostanze pericolose. Ora tutto questo decade. O meglio
bisogna dimostrare a posteriori che le sostanze possano essere state la causa
di malattie o decessi.
Con il Ttip, la
sovranità nazionale sarebbe limitata in tutti i campi in base a regole
apparentemente tecniche e neutre, in nome di un commercio internazionale senza
vincoli.
Al vertice di
Hannover presenti Obama, Merkel, Hollande, Cameron e Renzi, Obama ha esercitato
forti pressioni affinché questi negoziati vengano chiusi al più presto.
Secondo nostre
fonti nessuno dei leader presenti ha posto obiezioni, l'unico anche se non
concreto è stato Hollande, forse non se la sentiva di prendere seduta stante
una decisione vitale per il suo paese senza consultarsi con il suo Governo e
infatti pochi giorni dopo ha dichiarato la sua ferma opposizione. Gli altri,
Merkel ma sopratutto Renzi, hanno garantito al presidente americano che
avrebbero fatto di tutto per far giungere in porto questi negoziati, che
ricordo, si protraggono da oltre tre anni in modo segreto alla faccia del
rispetto dei diritti dei cittadini europei. Greenpeace con la sua mossa ha
spiazzato UE e Washington, ha reso pubblico il boccone avvelenato, che si stava
architettando senza trasparenza.
Ad oggi è difficile
capire quanto la fuga di notizie possa fermare le trattative in fase avanzata.
La UE con la nuova Luogotenente decisa da Washington Angela Merkel, non ha
alcuna capacità di opporsi a Washington,
i leader eccetto Hollande sono burattini
nelle mani delle grandi multinazionali e dei gruppi finanziari che
pompano questo trattato. Gli Stati Uniti puntano anche ad un secondo trattato
tutt'ora in corso simile al Ttip, questo è con i Paesi del Pacifico e si
prefiggono due scopi:
1 - stabilire delle
regole che continuano a vivere indipendentemente dagli orientamenti dei singoli
Governi nazionali. In pratica, una Costituzione ad hoc voluta dai grandi gruppi
economici finanziari, per istituzionalizzare il governo delle multinazionali,
la stessa promossa anche in Italia e che spero in ottobre si possa ribaltare.
2 - stabilire le
regole geopolitiche che rappresentano l’obiettivo statunitense di decidere le
regole del gioco economico e finanziario a livello internazionale prima che la
Cina che le renda difficili se non impossibili. E infatti non a caso, la Cina è stata esclusa dal trattato del Pacifico su
espressa volontà di Washington.
La fretta di Obama
e dei grandi gruppi economici che lo sostengono non è dettata dalle resistenze
europee, di cui Washington se ne infischia, vista l'incapacità dei paesi membri
di difendere gli interessi nazionali per mancanza di dignità dei leader
europei, ma dal cambiamento di umore dell’opinione pubblica statunitense che
sta influenzando le attuali primarie in corso negli Stati Uniti.
La Campagna per le
presidenziali del candidato repubblicano Donald Trump in difesa del ceto
medio/basso americano ha cambiato la visione sulla globalizzazione a tal punto
da costringere la candidata Hillary
Clinton a promettere, salvo ripensamenti, che bloccherà il trattato dell’accordo
con i Paesi del Pacifico da lei stessa promosso. Quello che indigna è che
l'esito delle trattative saranno determinate dagli Stati Uniti. Noi dobbiamo
sperare che il Ttip diventi il canto del cigno della globalizzazione in favore
della GLOCALIZZAZIONE, unica alternativa vera alla crescita economica.
Abbiamo una grande
possibilità togliere l'embargo alla Russia e rafforzare gli scambi economici in
un contesto multipolare euroasiatico.
Opinionista de “La
Gazzetta italo brasiliana”

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