L’abbattimento del pino storico di
Penne.
Le associazioni ambientaliste sottolineano la
mancanza di un’analisi scientifica dettagliata sulla reale pericolosità del
monumento naturale.
Le associazioni
ambientaliste WWF Chieti-Pescara, Co.N.Al.Pa., FAI Penne, Italia Nostra Penne e
Pro Natura Abruzzo rispondono a quanto dichiarato dall’assessore all’ambiente
Toppeta in un articolo comparso sul web in data 14 luglio 2015 sul sito: http://www.hgnews.it/articoli/read/id/8551/Penne-Daniele-Toppeta-fa-chiarezza-sul-taglio-dell-ultimo-em-pignolo-em-.html.
Per prima cosa né gli ambientalisti né chi ama veramente la natura si è
assolutamente permesso di fare demagogia, come dichiarato dall’assessore, o
addirittura di dare sfogo ad affermazioni denigratorie o inesattezze. Anzi, le
associazioni e gli esperti intervenuti hanno difeso fino all’ultimo i valori
ambientali rappresentati da un albero monumentale che ha abbellito per oltre 150
anni il paesaggio di Penne e dell’Area Vestina parlando sempre di superficialità
nell’azione dell’abbattimento. Inoltre, ci chiediamo come mai su facebook tutti
gli articoli e i documenti relativi all’abbattimento del pino sono stati
cancellati assieme alle relative risposte dal gruppo pubblico dedicato a Penne,
con l’eliminazione anche di commenti particolarmente interessanti dal punto di
vista naturalistico e tecnico. Un fatto molto strano che lascia sbigottiti, come
se la questione del pino abbattuto facesse paura a chissà chi o che provocasse
chissà quali problemi di immagine. Insomma, anche questo non rende giustizia ai
tanti cittadini pennesi che hanno voluto sfogare la loro rabbia e la loro
indignazione in merito all’albero tagliato.
Le associazioni
ribadiscono ancora una volta che l’albero monumentale non andava
abbattuto senza adeguati approfondimenti. Non siamo ancora in possesso
dei documenti che accertano che cosa sia realmente successo ma sappiamo che
quelli del CFS e dell’ARSSA sono pareri ad “occhiometro relativo” senza analisi
oggettive e l’applicazione di metodi scientifici noti al comune di Penne perché
già effettuati sulla quercia monumentale di Colle Romano. E ci riferiamo al
metodo del VTA (Visual Tree Assestment), quello del Resistograph e in ultima
analisi anche la prova trazione (pulling test). Tali metodi vengono usati dai
maggiori esperti di arboricoltura e di alberi monumentali e dicono realmente se
l’albero è malato oppure no. Perché per il pino storico di Penne non sono stati
utilizzati?
Prima di abbattere
un albero monumentale andrebbero effettuate tutte le possibili analisi
oggettive, con l’intervento di un esperto forestale o dottore agronomo, che ne
dimostrano la pericolosità. Inoltre possono esserci soluzioni alternative
all’abbattimento, come dice la Legge Forestale Regionale (LR 12 del 2013) art. 6
recita: “l’abbattimento del patrimonio arboreo è consentito previo parere
obbligatorio e vincolante del CFS idoneo ad escludere la praticabilità di
soluzioni alternative o complementari aventi minore impatto ambientale.”
Inoltre, sappiamo che la dott.ssa Caterina Artese del CTA, una delle
massime esperte di alberi monumentali in Abruzzo e autrice del censimento
regionale dei monumenti naturali regionali, si è dimessa proprio a ragione del
fatto che non sono state prese in considerazione le soluzioni alternative al
taglio che erano emerse nell’incontro con la proprietaria, il CFS e il
Comune, ossia quello di ripristinare l’area sotto chioma, rimuovendo in tal modo
l’unico vero motivo di pericolosità, ovvero che parte del terreno alla base del
fusto era stato asportato per la strada di accesso al garage. Non a
caso il CTA aveva dichiarato che il “pino domestico monumentale aveva
subito un intervento incauto da parte del proprietario che doveva farsi carico
del monitoraggio”. In ogni caso poiché l’albero monumentale ha un
valore pubblico e collettivo, nell’interesse di tutti, il Comune avrebbe dovuto
preoccuparsi della sua salvaguardia e valorizzazione, e non decretare un
abbattimento veloce e utile a “scaricarsi di questa responsabilità”. Inoltre
c’era la disponibilità da parte dell’Assessorato Agricoltura e Foreste in
presenza di soluzioni alternative di esprimere un parere diverso da quello già
effettuato da parte del CFS senza entrare in contraddizione con il precedente,
mancando prove oggettive e strumentali della pericolosità dell’albero.
La superficialità con cui è stato abbattuto
il pino storico di Penne deve far riflettere sulla futura tutela dei
patriarchi della natura. Se una pietra crolla dal Colosseo non stiamo certo a
raderlo al suolo perché è ritenuto pericoloso per i turisti: perché non portare
la stessa attenzione anche sugli alberi monumentali. Anche essi sono beni
culturali a tutti gli effetti e non soltanto semplici pali della luce. Sono
testimonianze di storia e cultura ed è per questo che hanno un valore universale
che non deve appartenere a nessun singolo. I funzionari pubblici dovrebbero
essere consapevoli di questo- Dispiace solo che il comune di Penne, che ha nel
suo territorio circa 22 piante monumentali, alcune delle quali ubicate nello
stesso centro cittadino, non valorizzi abbastanza questo patrimonio arboreo, uno
dei maggiori in Abruzzo.

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