Piernicola Pedicini su Pittella e il Petrolio in Basilicata
Il lucano Gianni Pittella è sceso della
luna e dopo 17 anni a Bruxelles si accorge dello scempio trivellopoli in
Basilicata
Qualche giorno fa, Gianni Pittella, che,
come me, è un eurodeputato residente in Basilicata, ha rilasciato un'intervista
ad un quotidiano locale sullo scandalo petrolio e sul referendum contro le
trivelle di domenica prossima.
Alcune sue affermazioni hanno
dell'incredibile.
"Come lucano, prima che come
politico, - ha dichiarato nell'intervista il capogruppo di S&d a Bruxelles
- sono a disposizione delle istituzioni nazionali e regionali per portare in
Basilicata i migliori esperti europei e mondiali per garantire i massimi
standard nel monitoraggio ambientale, la magistratura vada avanti senza
guardare in faccia a nessuno".
Com'è possibile dire questo dopo che dal
1999 Pittella è seduto nei banchi del Parlamento europeo e non si è mai
occupato delle conseguenze provocate dalle estrazioni petrolifere in
Basilicata? Il petrolio si estrae dal 1998 e - nonostante le denunce dei
cittadini, degli ambientalisti e del M5s - Pittella ha sempre ignorato gli
allarmi che venivano lanciati per i danni alla salute pubblica e all'ambiente e
se non fosse intervenuta la magistratura tutto sarebbe continuato in silenzio.
Altro tema, Pittella ha affermato:
"Il petrolio è e deve rappresentare per la Basilicata e i suoi cittadini
una fonte importante di sviluppo e crescita. Pensiamo all’indotto e a quante
famiglie lavorano nel comparto". Pure in questo caso, il capogruppo di
S&d, è fuori strada e fa solo propaganda. Tutti i dati dimostrano che il
petrolio non solo non garantisce sviluppo e posti di lavoro, ma provoca povertà
e devasta il territorio. La conferma arriva dall’impianto di estrazione Eni
della Val d'Agri, che è molto più grande di quello Total in costruzione a Tempa
rossa. Lì, le attività petrolifere, dopo oltre 20 anni, non hanno portato
nessun beneficio alla Basilicata, in quanto era ed è la regione più povera
d'Italia e in più ha perso migliaia di giovani e cittadini che sono emigrati.
Inoltre, sono state chiuse migliaia di piccole aziende agricole ed è stata
bloccata qualsiasi possibilità di sviluppo turistico.
Poi, Pittella ha svelato perché gli
importava poco di quello che succedeva in Basilicata: "Il petrolio non è
il nostro nemico - ha sostenuto nell'intervista -, dobbiamo pensare a quel
60-70% di fabbisogno energetico che non riusciamo a coprire con le
rinnovabili". Anche su questo chiediamo a Pittella di documentarsi meglio.
Infatti, dovrebbe sapere che, secondo un report del Fondo monetario
internazionale, i soldi pubblici stanziati in Europa in favore delle compagnie
petrolifere ammontano a 330 miliardi di dollari all'anno. Una montagna di soldi
versata ai petrolieri grazie a sussidi, finanziamenti per infrastrutture,
gasdotti e depositi (a livello globale sono oltre 5 mila miliardi di dollari i
finanziamenti per carbone, petrolio e gas). Questo enorme regalo alla lobby del
petrolio produce - direttamente e indirettamente - un aumento del 20% delle
emissioni globali di Co2. Con un loro taglio si libererebbero risorse che
porterebbero a una crescita del Pil mondiale del 3,5%. Le lobby delle fonti
fossili sono potenti, bisogna avere però il coraggio di realizzare una politica
che abbia a cuore l'interesse generale. Se si investisse in ricerca sulle
energie rinnovabili, l'Italia avrebbe già raggiunto l'indipendenza energetica
grazie al sole, al vento, alle maree, alla geotermia. Inoltre, un miliardo di
euro investito in petrolio e gas genera appena 500 posti di lavoro. Lo stesso
miliardo, investito in energie rinnovabili ed efficientamento energetico, porta
invece ben 17mila posti di lavoro.
Un'altra considerazione: le risposte di
Pittella sono evasive e ambigue, generiche e superficiali.
Sembra che il più votato alle europee
del Pd, dopo 17 anni a Bruxelles e vari anni di attività politica di primo
piano in Italia e in Basilicata, sia sceso dalla luna e non abbia contribuito
anche lui a definire gli accordi sul petrolio siglati a Potenza e a Roma con
Eni e Total. Sembra anche che non abbia mai avuto contatti e rapporti con Vito
De Filippo, Filippo Bubbico e suo fratello Marcello Pittella, gli ultimi tre
governatori Pd della Basilicata. Gli stessi che, più di tutti, dovevano evitare
che lo scempio Trivellopoli lucana venisse perpetrato.
Per concludere, ci fa piacere prendere
atto che Pittella domenica prossima andrà a votare per il referendum sulle
trivelle e ha deciso di non ascoltare il suo amico Renzi che, vergognosamente,
ha invitato gli elettori ad astenersi.
PIERNICOLA PEDICINI
Capo delegazione del M5s al Parlamento europeo

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