Londra ci invia messaggi d'amore e noi… abbiamo perso anche il sex appeal?
Di Maurizio Compagnone
Boris Johnson strizza
l'occhio all'Italia spiegando il rischio che corre rimanendo nella UE. L'Italia
è ad un passo dal baratro ma i suoi governanti invece di comportarsi come bravi
padri di famiglia nascondo quello che aspetta gli italiani. L'Italia è un paese
bloccato dal suo debito e da una crisi del settore bancario, irrisolvibile nel
breve tempo. Il prodotto interno lordo si è ridotto del 9% e la produzione
industriale del 25%.
L'Italia leader nel
manifatturiero che ha contribuito allo sviluppo in tempi passati, ormai è solo
un ricordo, ad una le aziende sono state svuotate e chi caparbiamente ha voluto
continuare è stato costretto a delocalizzare. La percentuale del debito
rispetto al Pil sale: 121 per cento nel 2011, 123 nel 2012, 129 nel 2013, 132,7
nel 2015 ed è un macigno che peserà per i prossimi 50 anni. Oggi Renzi può
contare su babbo natale, Draghi, ma se la Corte Suprema tedesca dovesse
accettare il ricorso della Bundesbank per l'Italia non ci sarà futuro, anche la
posizione dello stesso Draghi non sarebbe più così sicura.
L'Italia ha una
crescita che l'FMI prevede intorno all'1%, non sufficiente a spronare
l'economia.
Non solo, la FED
presto alzerà i tassi di interesse e la
speculazione selvaggia costringerà la Cina a frenare il boom del credito.
L’Italia a questo punto precipiterà, in una nuova crisi, e questo accadrà nei
primi mesi del 2017. Tra i paesi principali europei è quello più vulnerabile,
ha tutti gli indicatori macroeconomici peggiori anche rispetto alla Spagna, che
ha ripreso a macinare numeri anche grazie ai buoni rapporti di scambio con i
paesi del nord africa.
L’inflazione è a
livelli bassi e il governo non ha attuato misure politiche per combattere la
recessione. Il paese ha urgente bisogno di riforme su vasta scala, che per
natura porteranno contrazione a breve termine, bisogna bilanciare con
investimenti per attutire l’urto, ma il governo Renzi sembra infischiarsene, è
urgente varare un New Deal al più presto. Il tanto fagocitato Fiscal Compact,
come medicina curativa, al contrario, obbliga a conseguire un surplus di
bilancio abbastanza grande da tagliare il rapporto debito/Pil del 3,6 per cento
all’anno per vent’anni.
I governanti italiani
dovevano pensare solo ad abbattere la pressione fiscale e il surplus usarlo per
abbassare il debito pubblico, macigno che grava sulla crescita del paese. Ma
per fare questo ci vuole un premier, una coalizione credibile che spieghi al
popolo italiano le vere condizioni del paese, e il pericolo a cui va incontro.
Una sorta di messaggio trasmesso 2 anni fa da Vucic in TV al popolo serbo, nel
suo messaggio accorato, annunciava tagli nel pubblico impiego sopra un certo
tetto senza toccare gli stipendi medi. Vucic andò avanti e promise che quelle
riforme avrebbero insieme ad altre, razionamento dei trasporti, sanita,
università, portato enormi benefici. Il premier Vucic, prese in mano un paese
con il livello di corruzione stratosferico, riuscì in 2 anni a tagliare del 30%
questo cancro semplicemente ruotando all'interno dei ministeri i dirigenti,
altri spostandoli di sede e centralizzando gli acquisti.
Tali norme nel nostro
paese non sono fattibili, i sindacati pur di non perdere potere bloccherebbero
il paese, a differenza Vucic capì questo pericolo e concordò le manovre del suo
esecutivo con i sindacati, che capirono impedirono qualsiasi forma di
protesta, nonostante i tagli, non fu
indetta neppure un'ora di sciopero. Allo scadere dei 2 anni, Vucic ha
presentato un biglietto da visita di una Serbia in crescita, nuovi posti di
lavoro e un piano industriale innovativo nei distretti, non solo, ma allo
scadere dei 2 anni che ha concordato con i sindacati, ha restituito quanto
preso in prestito ed ha aumentato gli stipendi minimi di lavoratori e
pensionati.
Pensate che il nostro
Renzi abbia simili capacità e credibilità? L"Italia ha i politici che
merita ma è giusto ricordare cosa era e cosa è oggi, negli anni 90 durante il
craxismo l'Italia vantava un ampio avanzo negli scambi commerciali con la
Germania, prima che fossero fissati i tassi di cambio e quando si poteva ancora
svalutare. In 15 anni l’Italia ha perso rispetto alla Germania il 30% di
competitività sul costo di lavoro per unità di prodotto. Negli ultimi 5 anni,
la produttività è calata del 5,9%. I governi che si sono succeduti dall'era
Craxi sono tutti criticabili, nessuno ha avuto il coraggio di mettere mano alle
riforme e questo oggi ingessa il paese. Quello che abbiamo difronte, è un paese che si muove con le stampelle, e a
questo c'è da aggiungere la crisi bancaria dietro l'angolo. L'Italia è tra i
paesi messi peggio anche per i derivati che gli istituti di credito hanno in
pancia. La vigilanza che esercita la Bce sta rendendo le cose più difficili, il
fondo Atlante potrebbe attirare sempre più banche nelle sabbie mobili,
aumentando il rischio sistemico. L’Italia a causa delle regole varate dalla UE
è quella messa peggio, è un paese commissariato anche se l'esecutivo lo nega,
altrimenti non si spiega il perché Renzi, non prende iniziative in piena
sovranità per stabilizzare il proprio sistema bancario. Sono convinto che il
governo Renzi affronterà molte burrasche nei prossimi mesi, se non sarà un
bravo comandante affonderà con tutta la nave, ben prima del Referendum di
ottobre, data che Renzi si è dato come scadenza per la fine del suo governo in
caso di vittoria del NO. Renzi è ad un bivio, ha una sola scelta, tirare fuori i
suoi attributi in presenza della Merkel e le autorità europee, oppure restare a
guardare in attesa che il sistema bancario imploda e il paese non possa più far
fronte ai suoi debiti. L’Italia non è la Grecia, non può accettare supinamente la
sottomissione, purtroppo non ha un leader carismatico come Craxi o Andreotti.
Anche i grandi economisti italiani e capitani l'industria stanno ripensando
all'uscita dell'euro come unica svolta a tutti i problemi del paese. Solo così
si eviterebbe una catastrofica deindustrializzazione, che è già in atto, grandi
gruppi industriali, gioielli del nostro paese sono finiti sotto il controllo
tedesco, francese, giapponese e cinese. Abbiamo tutto il tempo per
riorganizzarci con accordi bilaterali one to one (Italia - Svizzera), (Italia -
GB) e (Italia - Serbia) e rilanciare così una nuova UE aperta ad est.
Opinionista del “La Gazzetta
italo brasiliana”

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